5 Dicembre 2018

Dentro The Marvelous Mrs. Maisel – Un’intervista a flusso di coscienza con cast e creatori di Marco Villa

A Milano abbiamo intervistato il cast e i creatore di The Marvelous Mrs. Maisel: il risultato è un vero e proprio flusso di coscienza

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Oggi è il grande giorno di The Marvelous Mrs. Maisel, che torna in tutto il mondo con la seconda stagione. Dopo i premi e gli elogi della prima stagione, le attese sono altissime e possiamo assicurarvi che la partenza è eccezionale. Nei giorni scorsi, Amazon Prime Video ha portato in Italia il cast e i creatori della serie, per una serie di incontri stampa per presentare il ritorno di Midge Maisel e di tutta la sua famiglia allargata. Anche Serial Minds ha partecipato agli incontri, in particolare a tre diverse round table che hanno dimostrato l’incredibile unità di questo gruppo di lavoro. Un’unità talmente forte da permetterci di montare insieme in un unico flusso di coscienza le risposte date in momenti e luoghi differenti.

 

Marin Hinkle – Rose Weissmann: Lavoro in televisione da vent’anni e ho fatto tre serie, ma è davvero unico non sapere dove sta andando il tuo personaggio. Noi non sappiamo niente di quello che succederà, perché i Palladino tengono tutto per sé. Amy Sherman-Palladino un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto: “Conosci il francese?”. Io lo ho risposto che l’avevo studiato e potevo ripassarlo, ma non potevo immaginare che nei primi episodi dovessi parlare quasi esclusivamente in francese: non mi hanno detto nulla e per settimane io mi sono messa a studiare senza avere altre indicazioni. Ho fatto altri show in cui il mio personaggio cresceva e cambiava, ma qui pensavo che potesse andare in una direzione e poi ho scoperto che sarebbe andato nella direzione opposta, per rimbalzare indietro e cambiare ancora completamente.

Tony Shalhoub – Abe Weissmann: Come attori dobbiamo sempre restare aperti: Amy e Daniel Palladino non sono autori che ti danno parole e intenzioni e ti fanno recitare. Continuano a tirarci “curved balls” che non ci aspettiamo, ad esempio con scene che sul momento sembrano non c’entrare nulla con i nostri personaggi, ma poi alla fine tutti i puntini si uniscono.

Michael Zegen – Joel Maisel: Non c’è tempo per guardarsi indietro e capire al momento qual è il percorso del tuo personaggio, perché hai un’altra scena da dieci pagine da girare. Non ci sono mai prove. All’inizio di stagione abbiamo avuto una settimana in cui abbiamo provato alcune scene, ma è stato solo per i primi due episodi. Di base tu hai una scena, hai un piano di produzione, ti presenti, fai un po’ di prove volanti mentre ti truccano e poi vai sul set, provi giusto i movimenti per le camere. E le prove sono finite. Ogni tanto Rachel impazzisce e ha ragione a farlo, perché magari lavora fino a mezzanotte, il giorno dopo ha un monologo di due pagine e non sa quando potrà provarlo o memorizzarlo.

Rachel Brosnahan – Midge Maisel: Stiamo talmente tanto sul set da non avere tempo libero da passare insieme per legare. Passiamo dalle 12 alle 16 ore insieme ogni giorno e sono fortunata ad avere trovato subito una certa chimica con Alex.

Alex Borstein – Susie Myerson: Come i nostri personaggi, anche noi siamo molto diverse. Ci dividono quasi vent’anni, io potrei essere sua mamma e non ho mai avuto un ruolo da protagonista in una serie, ma abbiamo un background simile: incredibilmente siamo entrambe della stessa cittadina dell’Illinois, abbiamo valori e sensibilità simili. Siamo del Midwest, sappiamo che esistono le stagioni e che le cose cambiano e muoiono. In questa stagione, gli spettatori, ma anche io come attrice, ho imparato molto su Susie: sulla sua famiglia, sul suo passato, il modo di vivere. Midge è un bellissimo gatto da appartamento, Susie è un gatto randagio che vive nei vicoli e non è mai stato addomesticato. Per me la seconda stagione è stato capire perché Susie è così.

Rachel Brosnahan – Midge Maisel: Nella prima stagione le cose cambiano molto velocemente per Midge, che fatica a capire cosa le sta succedendo. Ha un cambiamento che non è lineare e per un’attrice non è facile approcciarsi a un personaggio così, che per giunta ha una rete di sicurezza che la salva e in qualche modo rallenta il suo cambiamento. Per Susie la posta in palio è altissima, per Midge non è così e nella seconda stagione questo crea delle tensioni tra di loro.

Tony Shalhoub – Abe Weissmann: Nella prima stagione, quando il matrimonio tra Midge e Joel va in pezzi, tutti cercano di capire cosa succederà. La prima stagione è soprattutto dedicata a Joel e Midge, a come devono provare a crescere i figli, all’interrogativo se torneranno o meno insieme, alla volontà di Midge di buttarsi negli stand up. Nella seconda stagione invece affrontiamo l’effetto a catena provocato dalla separazione e tutti ci rendiamo conto che la situazione famigliare non è più stabile, soprattutto per Rose ed Abe, che devono riequilibrare il loro matrimonio. E più ci avviciniamo alla fine della seconda stagione, più capiamo che nella terza stagione ci saranno cambiamenti ancora più grandi.

Rachel Brosnahan – Midge Maisel: Ho capito che stavamo facendo qualcosa di straordinario non appena ho finito di leggere la sceneggiatura. Era una storia speciale, ma non puoi mai anticipare quello che penserà il pubblico: tutti abbiamo lavorato a progetti che pensavamo fossero straordinari, ma la gente non era d’accordo con noi. Per questo è stata una continua sorpresa scoprire che il pubblico ama lo show quanto noi… e grazie a questo abbiamo un lavoro per un altro anno.

Alex Borstein – Susie Myerson: Abbiamo capito subito che si trattava di qualcosa di qualità, ma è stato incredibile anche il tempismo: è arrivato al momento giusto a interpretare lo zeitgeist. In questo momento il mondo è estremamente polarizzato, è così in ogni Paese, con i nazionalisti che lottano per il potere. Dalla Brexit alle questioni dell’indipendenza catalana, per non parlare di Trump…

Rachel Brosnahan – Midge Maisel: Scusateci per Trump…

Alex Borstein – Susie Myerson: Questo show è su qualcuno che sogna di cambiare e migliorarsi: è ottimista e in questo momento è un sollievo guardarlo. Però aveva bisogno della qualità per sfruttare al meglio il tempismo.

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Amy Sherman-Palladino: La cosa belle di poter dirigere le cose che scrivi è che puoi scrivere quello che vuoi dirigere. Per anni, prima di iniziare a dirigere, scrivevo con la speranza che il regista non rovinasse quello che avevo fatto: adesso quando scriviamo immaginiamo già cosa vogliamo vedere.

Daniel Palladino: Con l’opening della seconda stagione, ad esempio, volevamo far capire come fosse cambiata la condizione di Midge nel grande magazzino, quindi partiamo dal livello della strada e poi seguiamo una lettera che viene gettata nella buca e da lì va verso le segrete, verso i sotterranei senza finestra dove ora lavora Midge.

Amy Sherman-Palladino: Per girare quella scena ho visto tre volte Hello Dolly di Gene Kelly, un musical. La musica è fondamentale per me: quando ho scritto il pilot, avevo già inserito le musiche che avrei voluto, in parte anche per far capire ad Amazon quanto avrebbero dovuto spendere di diritti. Per girare la scena di apertura avevo bisogno di sapere che musica ci sarebbe stata, così le camere hanno potuto avere la stessa energia della canzone. Invece quello che non voglio è che la musica dica al pubblico cosa sta per succedere: parte una musica buffa e capisci che sta per succedere qualcosa di comico, partono i violini e le chitarre acustiche e dici: “ok, ho capito: ha il cancro”. La musica deve essere come un altro personaggio in scena e se viene usata bene è la cosa più importante del mondo. Ad esempio la musica che viene usata in Peaky Blinders ti fa sentire subito dentro la scena.

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Rachel Brosnahan – Midge Maisel: Ho guardato tanti documentari per prepararmi, per conoscere di più la storia della comicità e capire il passaggio da una comicità di osservazione a una più da flusso di coscienza. E da uno di questi documentari ho imparato che puoi dire qualsiasi cosa, a patto che faccia ridere. Ovviamente è relativo e non è facile, ma questa prospettiva ti rende più forte, anche quando stai dicendo una cosa che, in un altro contesto, potrebbe essere molto offensiva. Da persona che arriva dall’esterno e ha osservato questo mondo per la prima volta, ho notato subito una netta differenza tra persone che puntano in alto e altre che puntano in basso, all’odio.

Alex Borstain – Susie Myerson: La comicità è un modo per truccare la verità: è come mettere il rossetto e il cappello a un’osservazione molto brutta. Crescere e diventare adulti ti dà la libertà di essere più onesto, ma tutto resto molto soggettivo: quello che può far ridere una platea, ne può scioccare un’altra. Credo che alla fine la definizione di stand-up sia offesa: se è vero stand-up, qualcuno deve offendersi.

Amy Sherman-Palladino: Sono stata davvero fortunata ad avere grandi protagoniste nella mia vita: Lauren Graham, Kelly Bishop e Alexis Bledel in Gilmore Girls. Dopo aver finito con loro, ho pensato: “Non ne troverò mai altre così, dovrò solo sperare di avvicinarmi”. E poi in Bunheads ho trovato Sutton Foster. Poi mi sono detta esattamente la stessa cosa e ho trovato Rachel Brosnahan. Siamo stati davvero fortunati con queste incredibili donne che sono diventate carissime amiche.

Marin Hinkle – Rose Weissmann: La donna protagonista del nostro show è una creatura meravigliosa: scritta splendidamente, recitata splendidamente e interpretata da una donna incredibile. Rachel è davvero una persona speciale: ha 27 anni, ma è talmente saggia da riuscire a darmi consigli su come mettere in scena il mio essere madre, anche se lei non ha figli e io sì.

Rachel Brosnahan – Midge Maisel: Negli anni ‘50 come oggi, c’è una mentalità molto chiusa su quello che le donne possono fare. C’è il bisogno di compartimentare: puoi essere brutta e divertente oppure se sei una casalinga puoi essere una brava mamma. È difficile far capire che puoi essere tutte queste cose insieme, così come è difficile che una donna possa raggiungere posti di potere in politica o nell’industria senza adottare atteggiamenti maschili. Mi colpisce molto il fatto che noi non sappiamo quale sia l’aspetto di una leader donna: non riusciamo a guardare una donna di potere senza adottare una prospettiva maschile. Questo è senz’altro un tema di cui si parla molto nello show e spero che questa rimanga una delle sfide di Mrs. Maisel.



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