14 Agosto 2019 11 commenti

The Terror 2×01 – Partenza cauta, ma grandi promesse di Diego Castelli

Dall’artico alla California, con un solo filo conduttore: l’orrore umano

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BLANDI SPOILER SUL PRIMO EPISODIO

L’anno scorso la prima stagione di The Terror è stata una delle nostre cose seriali preferite. Intensa, disturbante, senza speranza, cupissima (nonostante il paesaggio perennemente innevato).
Comprensibili, dunque, le nostre aspettative per la seconda stagione, anche se con una serie antologica non si può mai sapere: quando cambiano ambientazione, storia, temi e personaggi, anche il giudizio finale è a rischio fluttuazione. In questo caso, il primo episodio della nuova The Terror non ci ha colpito come fece il pilot, ma si intravede comunque un importante margine di manovra.

Se l’anno scorso, sulla base dell’omonimo romanzo di Dan Simmons, si raccontava di una nave e del suo equipaggio rimasti bloccati nel ghiaccio artico, questa volta la scena è completamente diversa, con l’unica somiglianza del ritorno al passato.
Col titolo di “Infamy”, la seconda stagione di The Terror è ambientata negli Stati Uniti di inizio anni Quaranta, all’interno della comunità giapponese in una piccola isola al largo della costa della California. In Europa si combatte la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti non sono ancora scesi in campo, ma l’equilibrio è fragile e l’impressione è che tutto possa cambiare da un momento all’altro.
Sul suolo americano, la comunità giapponese, composta soprattutto di pescatori, vive le classiche tensioni fra la generazione degli emigrati (ancora legati a lingua e tradizioni del Sol Levante) e la generazione successiva dei nati in America, che parlano inglese senza accento e sognano vite più libere, ricche e felici.
Fra razzismo ben poco velato e problemi economici, la comunità tira a campare come meglio può, fino a quando non salta tutto per aria, letteralmente: nel Pacifico, il 7 dicembre 1941 l’esercito giapponese attacca a sorpresa la flotta americana a Pearl Harbor, causando l’ingresso in guerra degli Stati Uniti e, in patria, un’inasprimento dell’odio verso i giapponesi, buona parte dei quali viene rastrellata per essere portata in appositi campi di concentramento.

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E qui si chiude la prima puntata. E voi direte “ok, ma The Terror non era una serie horror?”. Sì, e lo è ancora: quello che finora ho omesso di menzionare è una misteriosa entità (forse uno spirito degli antenati arrivato direttamente dal Giappone) che possiede alcuni personaggi e li costringe ad azioni autolesioniste, fino al suicidio. Fra queste anche una guaritrice che aveva appena fornito al protagonista, il giovane Chester, una pozione con la quale la sua amante poteva abortire il bambino concepito in una notte di passione peccaminosa.
Se la prima stagione ci ha insegnato qualcosa, comunque, questa entità non sarà il fulcro della storia, come non lo era l’orso polare dell’anno scorso: si tratta più che altro di un pretesto con cui dare sugo soprannaturale all’orrore vero, quello che alberga nel cuore degli uomini.

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È proprio qui che risiede il giudizio guardingo e possibilista su questo inizio di stagione. Al suo esordio, The Terror ci aveva colpito perché l’ambientazione sulla nave bloccata nel ghiaccio appariva subito forte, e molto centrata anche al punto di vista visivo: lo scafo incastrato nel bianco, il senso di oppressione della scatola di legno che contiene troppi umani, la minaccia di una natura così selvaggia da essere mortale.
In questo caso, invece, l’ambientazione nel villaggio di pescatori appare istintivamente meno minacciosa, e gli inserti soprannaturali assomigliano un po’ troppo a tanto horror orientale arrivato anche nei nostri cinema negli ultimi decenni.
Come dire, è tutto fatto a modo e non ci sono errori pacchiani, ma a mancare, in teoria, è il guizzo che attiri l’attenzione, che la prima stagione aveva e che questa premiere non ha ancora piazzato come si deve.

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Uso però volontariamente le parole “in teoria” e “ancora”, perché al netto di non essere una puntata sfolgorante, questa 2×01 ha il pregio di promettere moltissimo. È proprio dopo l’attacco a Pearl Harbor che intravediamo il vero potenziale di questa stagione, che andando a scavare in una pagina oscura della storia americana, di cui si parla molto poco, potrebbe trovare terreno fertile per una narrazione davvero tosta.
La promessa di Alexander Woo e Max Borenstein, piuttosto esplicita, è quella di un ciclo di episodi che sappia mescolare Storia e leggenda, denuncia ed emozione, raccontando il passato per collegarsi anche a un presente dove la paura dello straniero e la smania di contenerlo sono tornate di grande attualità, negli Stati Uniti e non solo.

Quale sarà il vero ruolo degli spiriti e del soprannaturale, lo vedremo poi. Ma l’intento appare abbastanza chiaro: attirare lo spettatore con il facile intrattenimento dei fantasmi, per poi turbarlo con il vero orrore, quello prodotto dagli umani. E non in Germania, dove la follia nazista ha rappresentato, per generazioni di autori, un serbatoio di Male a cui attingere per storie salvifiche in cui era semplicissimo definire buoni e cattivi, bensì in America, dove la narrazione dei vincitori ha sempre voluto mostrare un paese unito contro i malvagi, nascondendo le molte ombre di una nazione tutt’altro che candida.
In fondo, è ancora The Terror.

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