3 Marzo 2011

Silk – L’ennesimo grande telefilm inglese di Marco Villa

La verità? Non cercatela in tribunale

Qui a Serial Minds siamo sempre molto attenti a quello che succede in Inghilterra, in particolare per due motivi. Ci piace l’accento e i prodotti sono spesso di altissima qualità. L’abbiamo già detto tante volte e per molti generi diversi. Oggi parliamo di crime e legal e allora sgombriamo subito il campo: Silk è il telefilm che completa la trilogia della qualità dopo Sherlock e Luther.

Silk ha esordito su BBC One il 22 febbraio. Protagonista è Martha Costello (Maxine Peake), avvocato di grande carisma ed esperienza, che si trova ogni giorno alle prese con casi complessi da affrontare a tempo di record.

Piccola digressione di giurisprudenza, necessaria per godersi al meglio la serie. In Inghilterra gli avvocati difensori si dividono in solicitors e barristers. I solicitors sono la figura classica dei difensori: parlano a lungo con i clienti e costruiscono la strategia difensiva. I barristers sono invece avvocati che hanno una spiccata esperienza nel dibattito in aula e spesso danno il cambio ai solicitors quando gli imputati vanno a processo. Mentre i primi sanno vita, morte e miracoli del caso e delle persone da difendere, i secondi conoscono i loro clienti solo in occasione della prima udienza e devono basare tutto il proprio lavoro su faldoni redatti dai colleghi.

Una decina di righe pallose, chiedo venia, ma utili per avvicinarsi con consapevolezza a questa serie. Personalmente non sapevo nulla di tutto questo e il primo quarto d’ora del pilot l’ho passato a districarmi tra i ruoli dei vari personaggi. La protagonista è infatti una barrister tosta e capace, che non solo discute quotidianamente di una gran quantità di casi, ma è anche in concorrenza con un collega di studio per entrare nel Queen’s Counsel, ovvero il non-plus ultra dell’avvocatura britannica. Chi ne fa parte ha una toga particolare, in seta, da cui il titolo della serie.

Ok, altre sei righe pallose. Dubito di potermi risollevare dai tecnicismi di questo pezzo, ma proviamo. Magari iniziando con il dire che Silk è il miglior legal visto da parecchio tempo a questa parte. Il paragone più immediato è con lo sfortunato The Whole Truth: in comune con il telefilm di Maura Tierney c’è una totale assenza della fase di indagine e un sostanziale disinteresse per la verità. In Silk conta poco chi sia il colpevole, conta che ci sono avvocati che devono far assolvere i propri assistiti. Categorie come innocenza e colpevolezza valgono solo come risultati finali del dibattimento in aula, non come valori assoluti. La differenza tra questi due piani la fa la coscienza dei togati. Non è un caso che, nel primo episodio, Martha si trovi ad affrontare due situazioni esemplari, che si risolvono a livello giudiziario con una sconfitta e una vittoria (entrambe clamorose), ma che segnano pesanti debacle dal punto di vista personale. La forza di Silk sta nel mettere la propria protagonista di fronte a situazioni che non conosce, ma dalle quali deve ottenere sempre e comunque un solo risultato: not guilty, non colpevole. In un simile contesto, non c’è tempo per capire se si sta agendo nel giusto o se si sta aiutando un criminale. O meglio, il tempo c’è, ma arriva solo dopo che la sentenza è stata pronunciata. A quel punto Martha può ragionare a freddo e capire qual è la verità, ma ormai è tardi.

In questo senso, la serie spinge all’estremo l’intero genere legal. Se The Whole Truth aveva già abdicato alla conoscenza del reale svolgersi dei fatti, Silk decide di mostrare allo spettatore (e ai personaggi) la verità, ma solo quando nulla può più essere cambiato. Una scelta che è al confine tra fatalismo e gusto sadico. Da questa descrizione, vi aspetterete una serie cinica, fredda. Sbagliato: è tutto il contrario. Maxine Peake è infatti bravissima nel portare in scena un personaggio forte, quasi innaturale nel suo aspetto androgino e nell’incarnato pallidissimo, ma vitale, caldo. Nel pilot, i due casi di giornata sono raccontati in modo accorato, ma senza mai abbandonarsi a una retorica sull’ingiustizia o sulla spietatezza del sistema legale. Una scelta complicata, coraggiosa, ma assolutamente vincente. Se Sherlock e Luther sono due risposte diverse al genere crime di marca statunitense, Silk è in un certo senso una vera e propria ridefinizione del legal stesso. Forse dio non salverà la regina, ma un occhio di riguardo per i suoi sudditi autori dovrebbe averlo.

Previsioni sul futuro: Martha porterà avanti cause su cause, ma anche la lotta con il collega per la promozione. Poi, a casa, farà i conti con la propria coscienza.

Perché seguirlo: Martha Costello è un personaggio eccezionale e tutta la serie è giocata sul confine affascinante tra verità/menzogna, giustizia/sopruso, con un equilibrio invidiabile.

Perché mollarlo: perché dopo la prima puntata non avete capito il sistema giudiziario britannico e neanche Wikipedia vi è bastata. Comprensibile, però un po’ di sforzo, dai… altrimenti vi meritate Il giudice Mastrangelo

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