4 Aprile 2011 4 commenti

Endgame – Il telefilm poliziesco sugli scacchi di Marco Villa

La dura vita dello scacchista detective

Non è escluso che tra qualche anno saremo costretti a fare i conti con i danni causati dal dottor House e dai crime particolari tipo Lie to me e affini. Tra qualche anno, infatti, non ne potremo più di serie che vantano protagonisti scostanti ma geniali, che eccellono nel proprio campo grazie a metodi di lavoro poco ortodossi. In caso, Endgame sarebbe certo uno dei titoli da citare. L’House della situazione è Arkady Balagan, il metodo di lavoro sono gli scacchi.

Prodotto dalla canadese Showcase (quella dell’intrigante Lost Girl e del pietoso Shattered – indovinate quale dei due ha comprato Mediaset), Endgame è una serie crime che ha esordito il 14 marzo. Protagonista è Shawn Doyle, nei panni di Arkady Balagan, scacchista russo di fama mondiale, che da mesi non riesce ad abbandonare l’hotel in cui vive, a causa di un’agorafobia che si è manifestata dopo il misterioso omicidio della fidanzata.

Si diceva: protagonisti scostanti ma geniali. Arkady gira scalzo e in vestaglia per i corridoi e le sale dell’hotel, risponde sempre “andate via” quando qualcuno bussa alla porta e, dall’alto del suo fatalismo esteuropeo, si fa beffe del senso di giustizia nordamericano. Tra parentesi: è splendido come gli autori si riferiscano in modo generico a tutto ciò che riguardi i luoghi, per evitare di dire che sono in Canada e non negli USA. Ma vabbè.

Vi starete giustamente chiedendo: sì, ma gli scacchi e il poliziesco? Eccoci. Nel pilot, Arkady viene coinvolto nelle indagini sul rapimento di un giovinetto e riesce a dare un contributo fondamentale, applicando all’investigazione le strategie che guidano le sue partite. Ad esempio, valutando il da farsi, nella sua mente mette in scena possibili svolgimenti dei fatti e relative conseguenze, come se dovesse leggere le possibili mosse nella mente dell’avversario, oppure gestisce i suoi improbabili aiutanti come pedine, muovendole a suo piacimento e affidando loro quel lavoro sporco che lui, poretto agorafobico, è impossibilitato a compiere.

Giusto per fare chiarezza: Endgame non è una brutta serie. Il pilot è fatto bene, il protagonista funziona. Mi guardo bene, però, dal proseguire nella visione e il motivo lo trovate nella frase in apertura. Io inizio a non reggere più questi personaggini irriverenti ma in fondo tanto simpatici, peggio ancora se applicati al poliziesco. Per dire: il mentalista lo seppellirei sotto tonnellate di calce viva, ma non per la serie, proprio per lui, con quel sorrisino da sbruffoncello e il ciuffo creativo. In Endgame, a tutto questo si aggiungono gli scacchi e il loro retroterra di spocchia e ottocento, che neanche il giocare a bridge dopo un pomeriggio dedicato al polo.

E poi sono già in attesa delle prossime serie: l’arrotino indisponente che fa da psicologo affilando le personalità come coltelli e lo chef altezzoso che fa trionfare una squadra di baseball unendo tra loro i giocatori con maestria e gusto. E poi il mio preferito: lo spazzino scostante, che diventa investigatore privato e risolve delitti usando i rifiuti come unici indizi.

 

Previsioni sul futuro: casi di giornata e frasi ironiche del protagonista, che nel frattempo si avvicinerà sempre più alla soluzione dell’omicidio della fidanzata.

Perché seguirlo: per le suddette frasi ironiche del protagonista e per la realizzazione narrativa delle sue ricostruzioni mentali.

Perché mollarlo: perché è meglio un solo crime come si deve di tante minchiatine così.



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