29 Luglio 2011 5 commenti

NTSF:SD:SUV – Ma che bello ridere del crime! di Diego Castelli

Da un canale sconosciuto una serie impronunciabile… che merita!

Di solito è il Villa a scoprire le chicche di nicchia. E di solito aspettiamo a recensire i pilot almeno finché non circolano i sottotitoli italiani (un po’ come abbiamo fatto con Suits).

Ecco, oggi facciamo una doppia eccezione, in parte perché non c’è più un cacchio di nuovo da guardare – maledetta estate, fa pure freddo – e un po’ perché mi sono imbattuto in una robetta abbastanza fulminante (o fulminata, a seconda dei punti di vista).
Sto parlando di NTSF:SD:SUV. No, non sono caduto sulla tastiera. La serie di cui parlo oggi si chiama proprio NTSF:SD:SUV (acronimo di “National Terrorism Strike Force: San Diego: Sport Utility Vehicle”), va in onda su un canale di cui nemmeno conoscevo l’esistenza (Adult Swim, sorta di costola adulta e vaccinata di Cartoon Network), ed è stata una mezza rivelazione.

Cominciamo col dire una cosa ovvia: i critici cinematografici e televisivi – e noi ci atteggiamo a tali, il Villa di più – hanno una particolare predilezione per la metatestualità: tv che parla di tv e, più in generale, cultura pop che ragiona su sé stessa e si prende per il culo. Certo, la metatestualità si può fare bene (30 Rock), benissimo (Community), ma anche malissimo (penso a molti film recenti, cloni svantaggiati di Scary Movie o nipoti storpi di Mel Brooks).
Ebbene, NTSF:SD:SUV non è altro che una parodia delle serie crime, action e procedural. E fin qui niente di clamoroso. La cosa importante, semioticamente parlando, è che è una parodia coi controcazzi! A partire dal titolo, che rinuncia a qualunque strategia di marketing (non è esattamente un nome che rimane in testa al primo colpo) pur di far capire di che pasta è fatto.
Gli episodi di NTSF:SD:SUV durano 15 minuti. E la serie stessa è in realtà una specie di spin-off di alcuni finti promo che sti geniacci facevano vedere a caso sul palinsesto del network. Può sembrare poco, ma in quel quarto d’ora gli sceneggiatori riescono a costruire un intero caso di puntata, con evento scatenante, indagini, sviluppi vari, accenni a sottotrame, conclusione con finale a sorpresa, e pure una bella sigla. Nello specifico del pilota, il problema da risolvere è una bevanda molto in voga tra i giovani di San Diego, che crea dipendenza, ubriacatura immediata e, infine, esplosione del consumatore. Proprio esplosione eh, con gli organi in giro, sangue ecc.

Al di là del concept – “parodia delle serie crime” può voler dire tutto e niente – e di questa non banale capacità di condensare molti spunti narrativi in breve tempo, quello che conta sono la qualità delle trovate e, non ultima, la messa in scena. Le classiche dinamiche del crime – dallo sviluppo della storia alla struttura dei personaggi e delle loro relazioni – vengono identificate con precisione certosina, per ribaltarle in una versione funzionale alla risata, ma non per questo meno “densa”. In questo fanno davvero tanto la regia e il montaggio, che invece di ridarci una mezza sitcom sfigata ambientata nel garage del produttore della serie (come era lecito temere), offrono un prodotto che, furbescamente, usa le stesse inquadrature e la stessa immagine traballante di molti show più quotati, con l’unica differenza che i personaggi inquadrati in questo modo così “figo” sono in realtà degli imbecilli totali. Non si arriva a certe vette toccate da Community, ma si vede che c’è dietro un pensiero non da poco.

Anche sul fronte personaggi c’è tutto quello che volete: il capo-donna tosto e con la benda sull’occhio, il poliziotto di colore, la scienziata che rimane dietro le quinte a guidare gli uomini sul campo (ed è Rebecca Romijn, primo di vari nomi noti che passeranno di qui). Con un protagonista demente che è anche il creatore della serie, il comico Paul Scheer, uno che se sta immobile può anche ingannarti per cinque secondi, facendoti credere di stare guardando un telefilm serio, poi apre la bocca, mostra l’autostrada in mezzo agli incisivi e manda tutto meravigliosamente in vacca.

Nel pilot, come dicevo, c’è davvero di tutto, dagli intrighi interni delle tipiche Agenzie americane (con la A maiuscola), alle inaspettate scelte di vita dei poliziotti, che scoprono nuovi orizzonti seguendo i consigli sgangherati di malviventi a torso nudo con indosso occhiali 3D.
E sarebbe facile elencare tutte le ottime minchiate accumulate in questo quarto d’ora, ma non voglio nemmeno spoilerare troppo.
Ne dirò solo una, che personalmente mi ha fatto applaudire, e che ora, raccontata a parole, non farà affatto ridere. Ma voi siete persone d’immaginazione, quindi datemi credito.
La buona (e tanta) Rebecca Romijn chiama al telefono il suo collega sul campo, che risponde, ascolta le informazioni, riattacca e riflette con espressione seriosa sulle implicazioni di quanto ha appreso. Tutto normale? Forse sì, se non fosse per un dettaglio che è una costante dei telefilm “veri”: il poliziotto che riceve la telefonata chiude il telefono senza salutare, senza dire che ne so, “passo e chiudo”, o altre formule simili (lo faceva solo Jack Bauer, quanto ci manca…). E’ una cosa così comune, nella serialità statunitense, da avermi fatto pensare che gli americani facciano davvero così, nella vita reale. E invece no, perché la povera Rebecca si risente e, quando richiama il collega, lo cazzia perché la volta prima non l’ha salutata né tanto meno ringraziata dell’aiuto!
Non fate quella faccia, ve l’avevo detto che a raccontarla non faceva ridere, ma fidatevi, visto all’improvviso è una tale cesura rispetto alla “classica scortesia” a cui siamo abituati, che vi farà spalancare gli occhi.

E mi fermo qui. Anche perché uno non può metterci più tempo a leggere la mia recensione che a vedere il pilot. Un po’ di misura, che diamine…

Previsioni sul futuro: molti casi ridicoli verranno risolti, in un’atmosfera di coolness assurda e deliziosamente posticcia.
Perché guardarlo: ormai è agosto, di roba da guardare in giro non ce n’è tantissima, e questo rapido quarto d’ora potrebbe stupirvi. Di sicuro vi farà guardare in modo diverso i vari NCIS, CSI, SVU, NYPD, CAP, ACI, ABI, CAB e IBAN che affollano i nostri palinsesti.
Perché mollarlo: perché non vi ha fatto ridere. Non capisco come possa accadere, ma il mondo è bello perché è vario, dopotutto…

PS / Precisazione del Villa: ovviamente anche questa chicca di nicchia l’ho scoperta io…



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