13 Marzo 2012

Mad Men – Pronti per la quinta stagione? di Chiara Grizzaffi

Dopo 17 mesi, Mad Men sta per tornare

Cari fan di Mad Men,

mi rivolgo a voi con questa espressione d’affetto perché quello che abbiamo vissuto, i momenti difficili che abbiamo condiviso, ci hanno resi più uniti. L’ultimo episodio di Mad Men è andato in onda nel 2010 (diciassette mesi fa, ma chi li conta), e da allora è calato il silenzio. Ogni tanto, qualcuno ci ricordava la grandezza di ciò che avevamo perduto (Mad Men continuava a ricevere premi, tanto per far rosicare ulteriormente coloro che non sanno quello che fanno). Altri tentavano di approfittare del nostro smarrimento per propinarci i vari wanna-be-mad-men, con esiti disastrosi. Del resto, provate a paragonare la messa in scena della morte di Kennedy in Mad Men e in Pan Am: Mad Men sta al grande romanzo americano come Pan Am sta agli Harmony della Mondadori.

Certo, ci siamo goduti Christina Hendricks in Drive, aka unodeifilmonidell’annoappenatrascorso, e John Hamm che fa la parodia di Don Draper ne Le amiche della sposa, ma non è bastato: personalmente, ho capito che qualcosa non andava quando ho provato a pettinare il mio fidanzato come Don Draper, ma alcuni di noi ci sono rimasti veramente sotto, e dubito che si riprenderanno.

Ma l’attesa è finita e se non fosse che è così cheap e poco adeguato all’occasione, mi butterei in strada con una tromba da stadio: il 25 marzo (save the date, ma chevvelodicoaffà) andrà in onda la première della quinta stagione, una puntatona di due ore annunciata con sobrietà (“The 4-time Emmy Winner”, tanto per mettere i puntini sulle i) dal sito della AMC. Credo che alla fatidica frase “Previously, on AMC’s Mad Men”, mi verrà da piangere.

In ogni caso, Weiner e il suo entourage hanno le bocche cucite su quanto ci attende: nessuna anteprima, per non far trapelare eventuali indiscrezioni. Al momento abbiamo soltanto un trailer con immagini tratte dalle precedenti stagioni, che ci ricorda per lo più solo quanto è figo Don Draper, e un poster che per la verità si adatta senza difficoltà a rappresentare la serie tv più in generale. Dalla AMC sembrano più propensi, insomma, a darci indicazioni su come onorare il grande ritorno organizzando una festa a tema Mad Men, piuttosto che solleticare con elementi concreti la nostra curiosità, forse giocando proprio sui due livelli di lettura della serie: da un lato la capacità di dar vita a un racconto di ampio respiro, che mostra impietosamente le ossessioni e i lati oscuri della società americana, dall’altro un fenomeno di moda, che si inscrive nella più generale retromania, nostalgia per il passato, e su cui è facile costruire teaser pubblicitari che non dicono nulla, ma che ci riportano subito a quelle atmosfere per cui Mad Men è giustamente famoso.

Senza indizi, non ci rimane che riflettere su quello che sappiamo (spoiler alert, anche se dopo 17dico17 mesi di pausa proprio non ve lo meritereste…). La quarta stagione ha reso evidente il pessimismo di fondo, il cinico disincanto che si nasconde dietro completi scuri e pettinature impeccabili. In Mad Men tutto cambia, per non cambiare veramente. Prendiamo Don: nella quarta stagione vive in uno squallido appartamento da scapolo, gli affari non vanno bene come un tempo, perde l’unica persona che lo conoscesse davvero (Anna, in quel piccolo capolavoro che è The Suitcase), sembra davvero toccare il fondo, nonostante si trovi per la prima volta ad avere una relazione con una donna, Faye, capace di tenergli testa, e di comprenderlo. Ma nel finale lo troviamo pronto a fare la proposta a Megan, la sua segretaria, una versione addolcita di Betty. Mentre Peggy, dopo un percorso di affermazione professionale che la porta a diventare copy, e a salvare le sorti della Sterling Cooper Draper Pryce con il primo contratto dopo mesi di perdite, si ritrova in uno stanzino a spettegolare con la nemica-amica Joan – che, per inciso, è incinta di Roger –, e a prendere atto del fatto che, per quanto possa avere successo, i brindisi saranno dedicati all’ennesimo uomo d’affari che sposa la sua segretaria. This is a man’s world, bellezza.

Fino a qui, insomma, verrebbe da dire che l’idea di fondo è quella che non esiste un’evoluzione reale dei personaggi, una possibilità di redenzione per loro, ma piuttosto una coazione a ripetere i propri errori, a ricadere nei propri vizi. Del resto, come dice a Betty il marito nuovo di zecca,  “There is no fresh start. Lives carry on”.

Per cui, se dovessi scommettere su come inizierà la quinta stagione, punterei su Don Draper, in una nuova villetta con nuova famiglia annessa e, soprattutto, con la segretaria/nuova signora Draper.



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