13 Dicembre 2012 12 commenti

A young doctor’s notebook – La serie con Jon Hamm e Daniel Radcliffe di Marco Villa

Una serie con Don Draper e Harry Potter. Mica poco.

Il gioco è facile: prendi due icone, mettile insieme in un contesto lontanissimo da quello in cui si è abituati a vederli e prova a vedere cosa succede. Le due icone in questione sono Jon Hamm – ovvero Mr. Don Draper di Mad Men –  e Daniel Radcliffe, ovvero Harry Potter, la quattrocchia volante. Niente meno.

Il contesto inatteso è quello della Russia del 1917. A young doctor’s notebook è infatti ispirata a I racconti di un giovane medico, opera autobiografica di Mikhail Bulgakov (quello de Il maestro e Margherita). Nei racconti, Bulgakov affronta il periodo in cui, giovane medico inesperto, venne inviato in una sfigaterrimo paesino della Russia più profonda.

Di questo, ovviamente, parla anche la serie: Jon Hamm e Daniel Radcliffe interpretano entrambi il dottor Vladimir Bongard. Hamme nel 1943, mentre Radcliffe nel 1917. Direte: vabbè, solita cosa tra tempo presente e flashback, e poi una roba tratta da Bulgakov, sai che due palle. E invece no: di palloso, in A young doctor’s notebook non c’è proprio nulla.

Iniziamo col dire che il tono è quello della comedy. Radcliffe interpreta infatti un personaggio del tutto inadeguato, che non sa assolutamente come comportarsi e che si rifugia nei manuali di medicina non appena ne ha l’occasione. Nell’ospedale sperduto è assistito da una sciura infermiera, che ricorda moltissimo la Frau Blucher di Frankenstein Jr. nel suo essere devotissima al predecessore del buon Radcliffe. Completano il quadro un assistente medico dall’elevato grado di tediosità e un’infermiera più giovane e per nulla appetibile.

Il giovine Radcliffe si trova quindi catapultato in un ambiente surreale, reso ancora meno realistico da una messa in scena che a tratti sembra quasi teatrale (il baule trasportato a fatica dallo stesso Radcliffe è da puro palcoscenico) e da una fotografia stile “Canto di Natale”. La situazione viene resa più strana dalla presenza di Jon Hamme nelle vesti di coscienza/mentore/messaggio dal futuro: il giovane e il vecchio Vladimir Bongard dialogano a piè sospinto, con Jon Hamm nella parte dello smaliziato ma benevolo e Radcliffe in quella dello sprovveduto senza alcuna fiducia in se stesso e nel mondo.

La prima puntata, andata in onda sull’inglese Sky Arts il 6 dicembre, è fatta benissimo sotto ogni punto di vista e, forte di una durata di soli 20 minuti, scorre via che è un piacere. E la sensazione è che si tratti proprio di un progetto di piacere, un divertissement molto curato e nulla più. Intendiamoci: va bene così. A young doctor’s notebook è una serie piccola con un cast stellare, che fa della misura il suo più grande merito. Non vi farà ribaltare, non vi farà gridare al miracolo. Ma vi farà godere abbastanza: è un gran bel prodotto, di cui proprio non ci si può lamentare. Ed è una gran notizia, di questi tempi.

Perché seguirlo: per il cast e perché tutto è fatto veramente bene.

Perché mollarlo: perché non è la serie che vi cambierà la vita, né vuole esserlo.

 



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