18 Gennaio 2013 5 commenti

The Carrie’s Diaries – Sex and the City, le origini di Vale Marla Morganti

Riuscirà il prequel di una serie cult come Sex and the City a bissarne il successo?

Inizio giocando a carte scoperte: non ho mai visto Sex And The City, se non qualche sporadico episodio in concomitanza con la presenza di Bon Jovi. Non per la presenza di Bon Jovi, ma in quel periodo mi trovavo spesso sveglia all’ora in cui veniva mandato su La7, quindi mi faceva compagnia mentre mi bevevo la camomilla e fumavo la sigaretta della buonanotte. E’ che il colore di SATC su La7 mi sapeva di vecchio, quindi perché vedere un telefilm che già era datato, e poi aveva il sapore di muffoso dato dai tristi schermi di La7?!

Ma quando i capi mi chiedono di recensire un pilota, vi pare che mi tiro indietro? Il Castelli, molto generosamente, mi ha dato un prezioso consiglio “non fingere di conoscere SATC sennò qua t’ammazzano”. Indi per cui io vi ho aperto il mio cuore condividendo con voi quanto ne so del medesimo, e spero di aver guadagnato la vostra fiducia, anche se da parole e racconti di amiche, conoscenti, passanti so quanto possa aver segnato la vita, i guardaroba, le relazioni sentamentali e non, la tardo adolescenza, di buona parte della nostra generazione. Quindi lo rispetto.
Non dirò certo che The Carrie’s Diaries è la serie del 2013. Non posso dire che è un degno prequel della serie che per six seasons and two movies ha tenuto col fiato sospeso, con i kleenex in mano, e con un paio di Manolo sul comodino, milioni di fanciulle che credevano e credono ancora nella moda e in Mr. Big (sì un film l’ho visto, penso il primo). Non dico che è la serie che le orfane della serie originale potranno usare da riempitivo per la voragine da questa lasciata.

The Carrie Diaries è una serie prettamente teen: protagonisti giovani e carini, liceo e college, fratelli ribelli, giovinastri ricchi-fighi-muscolosi, ragazzette brufolose ma stilosissime che ti fissano in cortile, balli di inizio/fine anno, le prime uscite in treno a Manhattan, le prime bevute con artisti, stilisti, giornalisti, stylisti a Manhattan, la prima volta che vedi dei gay a Manhattan, i primi ritorni in treno allo scoccare della mezzanotte da Manhattan.

Il pilot racconta il primo giorno di scuola di Carrie dopo la morte della madre avvenuta nell’estate, quindi il suo ritorno a scuola biondissima, boccolosissima e con un nasino piccolo e all’insù che non è propriamente quello della Carrie che anche io conosco, speriamo dunque che si scontri con un muro prima della fine della serie così sapremo che anche questa non è un incongruenza. Dico anche perché, da quanto ho subodorato nei miei approfondimenti, qualcosa sulla relazione di Carrie con i genitori pare non filare, del tipo che un padre così premuroso che ti trova uno stage, facendoti saltare un giorno di scuola la settimana, per di più in uno studio legale nientepopodimenoche a Manhattan, la Carrie nasona non penso l’abbia avuto. Però che volete, è televisione, già è andata bene una volta con un’attrice col naso un po’ grosso e storto, la seconda troviamola col papà affettuoso e almeno carina. E carina, AnnaSophie Robbe, è carina. Con quegli occhioni blu (ma Sarah Jessica Parker non ha mica due fessure strette strette?) che osservano Manhattan e il bel Sebastian sul Porsche Cabrio rosso e vetrine piene di vestiti, e i taxi di Manhattan, e i vestiti nell’armadio della mamma, e speriamo anche altri giovinastri, e le sue amiche che le raccontano storie di sesso e d’amore vere o presunte e lei che occhieggia speranzosa perché anche lei vuole averle, perbacco, sennò come fa a diventare la Carrie Bradshaw donna di mondo che tutti conosciamo?
E ti trovi a sperare che quegli occhioni blu si posino su Sebastian e non si spostino più, che vadano più spesso in piscina perché il fanciullo avrà 15 anni ma mi sa che ha nuotato tanto (in realtà ha quasi 22 anni nella realtà quindi niente rischi di pedofilia, e con un cognome come Butler – nome Austin- non ci si poteva aspettare altro che un bel manzetto), e che “il fidanzato del liceo di Carrie” sia proprio lui. Si perché ho sentito anche questa, che nel suo nebuloso passato, la Carrie di SATC non avrà avuto un padre ma un fidanzato al liceo sì, e ho già visto su qualche forum che la gente sta iniziando a scommettere su chi fu stato il fortunato. Scusate il trapassato remoto, ma con tutti sti piani temporali sta diventando peggio che Lost.
Insomma qua c’è da capire: se ci credete che The Carrie Diaries sia il vero passato della Carrie di SATC, o se la Carrie giovane è un personaggio ex novo che deve dimostrare di valere quanto la Carrie vecchia; se è solo una serietta di puro marketing; se fammi-andare-un-po’-avanti-che-poi-ti-dico; se proprio vi si spezza il cuore a sapere che Carrie da piccola aveva un bel nasino.

Spero che tutto il cazzeggio di cui sopra vi faccia capire senza troppe difficoltà la profondità del nuovo show. Ci hanno provato con un po’ di scleri per il fattore mamma e la rabbia adolescenziale della sorella minore, ma sinceramente le uniche cose alle quali sono riusciti a farmi appassionare sono Sebastian e la vita newyorkese con la stylist Larissa. Un po’ di atmosfera anni 80 la si sente, non solo per il walkman e le macchine vintage. Diciamo che l’abbigliamento non aiuta tantissimo dato che la deriva che sta prendendo lo style oggigiorno può farci sembrare i loro guardaroba attualissimi. Magari non guardatelo a velocità x2 (come qualcuno, non io, noo) perché potreste trovarvi abbastanza perplessi e scazzati e vi verrebbe da scrivere che la colonna sonora che avrebbe potuto aiutare molto nel settarci nei rutilanti eighties, fatta da pezzi anni 80 remixati è un po’ troppo menosa, fuori luogo, fuori tema, poi invece tornate a velocità normale e capite che le sonorità sono originali e totally 80’s e che tutti i peli nei panieri di uova che state cercando sono solo aghi in un pagliaio.

Non griderei allo scandalo come con 90210 (non arrabbiatevi, sono praticamente SATCatea). Di certo non avrà lo stesso impatto su una generazione come è stato con il capostipite, ma nonostante tutto sembra partire come una serie teen dai buoni propositi. Poi c’è dietro quel gran furbone di Josh Schwartz (aka OC e Gossip Girl) e secondo me l’atmosfera del prequel riuscirà a conquistare anche qualche fan di primo pelo, che inizierà dicendo “no, che merda”, però spoiler dopo spoiler, esca dopo esca, non riuscirà a non aspettare la puntata della settimana per cercare i riferimenti all’originale, per vedere chi sarà quel famoso fidanzato, per sentire il nome Carrie, per vedere il primo paio di Manolo che si compra. Per criticare scena dopo scena, azione dopo azione, outfit dopo outfit.  Per vedere Sebastian in piscina.

Viva, siamo alla fine. Ebbene sì, nonostante il gelo ho sudato per scrivere questo pezzo. E’ come se una persona che non ha visto Lost ne scrivesse: mi vedo col coltello tra i denti a mandare i peggiori spam allo scribacchino (il coltello tra i denti è solo per far scena, però era una bella scena per creare il mood). Quindi perdonatemi se non ho pianto ricordando i bei tempi andati, perché sarebbe stato scorretto. E comunque mi avreste sgamato, e non voglio che mi mandiate i peggiori spam. Vi giuro che però con tutti gli approfondimenti fatti per l’occasione (che non ho sfoggiato perché sarebbe stato millantare una conoscenza virtuale arrabattata tra blog vari e wikipedia) un po’ la voglia di guardarmi SATC mi è venuta. Quindi magari fra qualche mese inizierò un post chiedendo la testa di Josh Schwartz, che già gli abbiam fatto passare l’ultima stagione di OC e le ultime 4 stagioni di Gossip Girl, ma con questa proprio no, ha superato il limite.

Perché seguirla: hai tra i 16 e i 25 anni e sei terribilmente depressa perché all’epoca di SATC eri ancora in fasce o tua mamma diceva “non guardare quelle cose lì che sono per grandi”. E perché sei orfana di una serie teen e cazzeggiosa come Gossip Girl e il tuo armadio è fermo ai cerchietti di Blair.

Perché mollarla: hai cambiato la tua vita seguendo il Vangelo Secondo Carrie. Se vuoi rimanere legata a quell’ideale, non aprire i Diari di Carrie, che con l’altra Carrie probabilmente c’entrano poco.

Perché darle una chance: sei una fan ma non arrivi al fanatismo ortodosso. E un po’ sapere come Carrie è diventata Carrie ti stuzzica.

Se non vi basta: cercate Austin Butler su Google

NB di Diego Castelli
Care fan di SATC, vi è piaciuto come ho intimorito la Morganti, impedendole di fare la splendida senza aver mai visto la vecchia serie?
Piazzo una nota finale, per parlare di ascolti. The Carrie Diaries non è partito benissimo. CW si aspettava il botto, e invece la serie è partita agli stessi livelli di 90210: se già di per sé questo fatto non esalta, a preoccupare è la composizione del pubblico, molto meno giovane rispetto alla norma del network. Il che sembra significare una cosa sola: i giovani, target principale della rete, l’hanno un po’ schifato, mentre sono venuti un po’ di adulti probabilmente memori del vecchio SATC, che volevano vedere la nuova versione. Il problema è che questi adulti probabilmente se ne andranno, visto che Carrie Diaries non ha nulla dello spirito di Sex & The City. Il secondo episodio, insomma, rischia di già di crollare. Cosa che spero, peraltro, visto che nessuno mi ridarà mai i 42 minuti spesi dietro al pilot di ‘sta cagata.



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