1 Febbraio 2013 25 commenti

The Following – Il secondo episodio fa discutere di Diego Castelli

Non fate l’errore di non proseguire


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Mi permettete di essere spocchioso e arrogante, per una volta? Che poi magari pensate che lo sono sempre, ma vabbe’, stavolta lo dichiaro prima.
Perché questo è un post di pura reazione, di quelli fatti con la pancia, come quando incontri uno mai visto prima che ti dice “bah, per me Lost è una stronzata”, oppure “le sitcom non sono vere serie tv”. O la specie peggiore, quelli che “non ho mai visto una serie tv perché non potrà mai essere come il cinema”.

Prendete su baracca e burattini e, come diceva Petrarca, andate tutti affanculo (non è una cosa documentata, ma tranquilli, lo diceva).

La pietra dello scandalo è un post che serialmente ha pubblicato sul secondo episodio di The Following. L’autore è Francesco Gerardi, e lo trovate qui.
Il Gerardi, che non conosco personalmente ma contro cui non ho ovviamente nulla, ci racconta per filo e per segno perché il secondo episodio di The Following fa (dovrebbe fare) cagarissimo.

Ecco, quel post esige una risposta pronta. Non perché l’opinione del buon Francesco non sia più che legittima, ci mancherebbe. E nemmeno perché non sia un’opinione argomentata. Anzi, l’analisi è dettagliata e precisa, come sempre bisognerebbe fare, anche a costo di annoiare chi vuole post più corti e secchi (e il Villa me lo dice sempre di non sbrodolare).

Ma mi pare che manchi in maniera così clamorosa il punto focale della questione, che si attorcigli attorno a dettagli di così scarso peso, che una replica mi esce proprio dal cuore. E non sarà una replica analitica come la sua, perché sto scrivendo in pausa pranzo, e non posso riguardarmi la puntata per intero e rispondere a ogni minima osservazione. Shame on me, per questo.
Ma è che proprio non riesco a stare a guardare, non riesco a lasciare che qualcuno vi convinca a non seguire The Following, quando allo stato attuale delle cose sarebbe una cazzata di proporzioni gigantesche.

Gerardi afferma che ogni singolo elemento della seconda puntata non ha funzionato. Mi pare una grossolana esagerazione, ma qui siamo nel gusto personale: se Francesco vi dice che il triangolo tra i seguaci di Carroll è noioso, e Diego vi dice che non lo è affatto, non c’è tanto altro da dire, guardatelo e giudicate voi. Però mi sembra che si vada in un dettaglio troppo facile da criticare, mi sembra che si consideri come un errore a prescindere il fatto di prendere questo o quello stereotipo narrativo. Troppo facile così, visto che praticamente ogni serie e ogni film potrebbe essere distrutto sulla base di questo ragionamento, perché il ritorno e il continuo ricicciamento di stilemi ed elementi già visti in altri contesti è assolutamente la norma, e non ci si può arrabbiare perché una dei seguaci di Carroll aveva la madre insopportabile. Non è possibile chiedere la novità totale in ogni situazione, la tv non si fa così.
Mi pare più importante, allora, il fatto che la madre della tizia è insopportabile dopo due-battute-due, segno che quelle due battute sono state ben scritte e ben recitare. Idem per il fatto che si arrivi in modo coerente al matricidio nel giro di un quarto d’ora, senza che la cosa sembri inventata di sana pianta: i mille dettagli del passato di sta ragazza non sono il centro della serie, è anche giusto farli fuori in fretta.

Ma ripeto, il punto non è questo, non ho nemmeno il tempo di ripercorrere ogni singolo dettaglio, e magari qui e là sarei pure d’accordo (vedi sta idiosincrasia nei confronti di internet, che è già motivo di scherno un po’ ovunque). La questione è che quell’articolo parla di un crollo verticale rispetto al primo episodio. Si dice che il pilot era appassionante e pieno di buone idee, mentre il secondo è una merda senza possibilità di redenzione.

Ed è qui la cazzata. Ed è una cazzata non solo nel merito, perché la puntata è tutt’altro che noiosa (sempre opinione di Diego Castelli), ma perché dimentica l’elemento più importante, quello che davvero metteva paura alla fine del pilot.
The Following, a parte l’originalità del concept, è un crime in onda su una tv generalista. Quindi il pericolo più immediato era che dal secondo episodio diventasse molto verticale, con casi di puntata uno dopo l’altro, e una trama orizzontale relegata agli ultimi cinque minuti di ogni appuntamento. Questo era il rischio vero, che avrebbe svilito un concept meritevole di maggior approfondimento.

Invece, il secondo episodio di The Following è completamente orizzontale. La storia riprende da dove l’avevamo lasciata e scorre fluida a costruire un discorso che sarà davvero “seriale”. Questo è il vero motivo di discussione, questo è l’alleluja che dobbiamo lanciare al cielo, l’elemento che spezza la dicotomia tra generliste e cable, offrendo un prodotto pensato per il pubblico generalista ma che non rinuncia alle opportunità che finora solo la cable aveva il coraggio di cogliere, all’interno di un genere così regolamentato come il crime (dove prosperano i vari Criminal Minds, NCIS, Law & Order ecc). Il tutto con un risultato di ascolti a dir poco ottimo, segno che la formula funziona al di là delle più rosee previsioni (non sto dicendo ascolti=qualità eh, sto dicendo che ascolti=non ce la chiudono subito!).

Allora, mi chiedo, ha senso fare le pulci a ogni singolo dettaglio, andando a cercare le più piccole magagnette col lanternino in nome di quella grande utopia che è il realismo a tutti i costi? Oppure è un’operazione legittima e divertente, ma anche un po’ miope? Non è il caso di dire che, malgrado certe facilonerie, il secondo episodio di The Following fa qualcosa che le altre serie crime sue cugine non hanno mai il coraggio di fare?
Non è che i difetti non ci siano (anche se mi sembrano molti meno, o comunque molto meno rilevanti, di quello che viene raccontato). E’ che The Following, per mille versi, ha sotto due coglioni così, e non possiamo dimenticarcene solo perché il secondo episodio è inferiore al pilot.

Ma tra l’altro, diciamola tutta: il secondo episodio è inferiore al pilot… Conoscete una serie in cui non sia così?
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