29 Maggio 2013

Bates Motel – Migliorando sulla strada di Diego Castelli

Piccoli assassini crescono

Bates Motel - Norma(n)

Niente, questa stagione va così: il Villa devasta e io ricucio.
Oggi tocca a Bates Motel, la serie prequel di Psycho che il mio socio aveva smontato dopo il pilot (pur lasciando aperti saggi spiragli di speranza), e che io ora devo salvare dopo il season finale.

Non pensate che sia uno sterile giochino polemico tra me e il socio, è solo una questione di ottimismo e pessimismo, perché il pilot di Bates Motel aveva lasciato scettico anche me.
E con scettico non intendo deluso, quanto preoccupato. Le buone cose del primo episodio – come l’ambientazione stranamente sospesa tra il vintage e il moderno e la volontà esplicita di sondare il rapporto tra Norman e la madre – erano minacciate dalla voglia compulsiva di citare il film di Hitchcock e da alcuni difetti abbastanza pacchiani, primo fra tutti il fascino irresistibile esercitato dallo sfigato Norman su tutte le stragnocche della città, che da solo spargeva un alone di ridicolo su vicende altrimenti molto torbide.

Bates Motel - NormaMa proprio il Villa si congedava alla fine dell’articolo con un “le prossime puntate potrebbero trasformare Bates Motel in qualcosa di interessante” che, udite udite, si verifica in pieno!
Questa prima stagione ha effettivamente calcato la mano sul rapporto tra Norman e la madre, ma circondandolo da una lunga sequenza di eventi interessanti e non privi di qualche buona sorpresa. Ad esempio, la morte di Shelby è arrivata improvvisa, a sconvolgere un pattern narrativo che pensavamo di conoscere dopo due-episodi-due. Da una parte questo ha creato uno strano vuoto a metà della pur breve stagione, ma ha anche dato vitalità a una storia che, malgrado fosse teoricamente “conosciuta”, è risultata più viva di quanto ci potessimo aspettare.

I due filoni maggiori, strettamente collegati, riguardano lo sviluppo di Norman verso la sua natura di assassino e le vicende criminal-drammatiche della madre, che comprando il motel ha strappato a Hugo di Lost lo scettro di personaggio più sfortunato dell’universo seriale.
Ed è proprio da lei che bisogna partire per comprendere il successo della serie: se già non l’avessimo saputo, Bates Motel ci ha restituito la bravura accecante di Vera Farmiga, praticamente perfetta in tutte le occasioni, dai tentativi di restare calma di fronte ai criminali più pericolosi, alle mezze parole regalate allo psicologo, passando per l’amore incondizionato e un tantinello ossessivo nei confronti del figlio.
Il personaggio è sì scritto bene, con crescenti elementi di stress e rivelazioni su un passato burrascoso fin troppo da manuale, ma che funziona sempre. Ma è proprio la sua interpretazione ad aggiungere quella badilata di sfumature che fanno la differenza tra un personaggio discreto ma in fondo tradizionale e una figura potentissima di cui ricordi ogni battito di ciglia.
Ve lo dico subito: se non la vedremo almeno nominata nei prossimi Emmy/Golden Globe sarà abbastanza uno scandalo.

Bates Motel - NormanDal canto suo, Freddie Highmore ha cercato di tenere il passo, cercando senza troppo successo di farci dimenticare che Charlie de La fabbrica di cioccolato è diventato un serial killer. Detto questo, madre natura è venuta sin da subito in suo soccorso, regalandogli senza troppo sforzo la faccia da ragazzino sfigatello con gli scheletri – veri – nell’armadio. A lui però è stata comprensibilmente riservata l’attenzione maggiore in fase di scrittura e di sviluppo del personaggio, con una progressione crescente verso uno stato sempre più grave di dissociazione mentale, tra la madre iperprotettiva che finisce col prendere dimora fissa nel suo cervello, animali domestici investiti e subito impagliati (perché non è affatto inquientate), e delusioni d’amore che accentuano nevrosi e cattivi pensieri.

Gli elementi di contorno, tipo il fratello di Norman, non risultano decisivi per la resa finale, ma contribuiscono ad aggiungere un po’ di sugo a una storia che altrimenti rischiava di essere troppo e solo psicologica, e invece ha avuto modo di aprirsi anche a un po’ di action e di drama adolescenziale di-quello-bello (quando la sverginatrice di Norman si mette a fare spudoratamente gli occhi dolci al fratello ci sale proprio il fastidio).

Il risultato di questo lavoro è una serie che non perde qualche piccolo difetto visto nel pilot, ma che li nasconde senza problemi sotto un grosso tappeto di migliorie. Il tutto senza bisogno di creare un racconto sempre e solo incalzante, che obblighi ossessivamente alla visione dell’episodio successivo.
E’ forse questo il miglior trucco messo in campo dagli autori, che invece di puntare sulle continue sorprese e sulla forza dei cliffhanger (che pure ci sono, come abbiamo visto) lavorano proprio sulla suspense come la intendeva Hitchcock: non solo eventi improvvisi che fanno saltare sulla sedia, ma la piena consapevolezza che qualcosa di terribile dovrà accadere, con la conseguente tensione dell’attesa.
Tutta la serie è costruita su questo punto: noi sappiamo cosa succederà, perché sapevamo fin dall’inizio che Norman sarebbe diventato un assassino. Ma è il come lo diventa, e il come gestirà questa trasformazione, che Bates Motel - Norma e figlioci intriga e ci fa tornare la settimana successiva.
Proprio perché sappiamo dove si andrà a parare.

Aggiungeteci una Farmiga in stato di grazia, qualche cadavere non sempre previsto (tipo la professoressa e Shelby), un paio di graziose adolescenti, e avete la ricetta di un buon successo. Seconda stagione confermata, e altri decessi nel futuro di Norman. Staremo a vedere…
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