14 Luglio 2013

Trovato morto Cory Monteith, Finn Hudson di Glee di Diego Castelli

Brutto risveglio per i fan di Glee

Cory Monteith

:
Risveglio shock per i fan di Glee, e in generale per il mondo telefilmico. E dico risveglio shock perché io alla domenica dormo fino a mezzogiorno e una volta aperti gli occhietti ho trovato il bruttissimo messaggio del Villa che mi dava la notizia.

Alcune ore fa Cory Monteith, il lungo e buffo Finn Hudson di Glee, è stato trovato morto al ventunesimo piano del Fairmont Pacific Rim Hotel di Vancouver, dove stava alloggiando dallo scorso 6 luglio. La scoperta del corpo è stata fatta dal personale della struttura, che è andata a controllare la stanza visto che l’attore avrebbe dovuto lasciare l’albergo proprio ieri ma non si era presentato al check out previsto per mezzogiorno.

Non sono state ancora rese note le cause della morte, anche se le autorità hanno fatto sapere che Cory si trovava probabilmente da solo, dopo essere rientrato da una serata fuori con alcuni amici che in queste ore stanno rispondendo alle domande della polizia.
In questi casi non sarebbe mai bene fare troppe speculazioni, ma è difficile pensare che la morte non sia legata in qualche modo ai problemi di droga e alcol dell’attore, che lui stesso aveva reso pubblici ormai un paio di anni fa e per risolvere i quali si era anche fatto ricoverare lo scorso marzo, ricevendo il supporto incondizionato della produzione dello show e dei suoi compagni di set. La storia di Hollywood è troppo piena di overdose fatali per non farsi venire qualche sospetto in questo senso, ma ribadiamo che di certo non c’è ancora nulla, se non il ritrovamento del corpo.

Subito dopo la notizia della morte sono cominciati ad arrivare i messaggi di cordoglio da parte di tutte le personalità coinvolte in Glee.
I produttori esecutivi si dicono “profondamente rattristati dalla tragica notizia. Cory era un talento eccezionale e una persona ancora più eccezionale. Era una vera gioia lavorare con lui e mancherà moltissimo a tutti noi”

Mark Selling, interprete di Puck, ha reagito su twitter con un laconico “no”, un tweet semplicissimo presto ribattuto più di dodicimila volte dai fan  in giro per il mondo, mentre Dot-Marie Jones (la coach Shannon Beiste) ha scritto “Non ho parole! Il mio cuore è spezzato. Cory non era solo un amico ma anche un uomo splendido, che porterò sempre nel cuore”.

Ma i messaggi di cordoglio non arrivano solo dal mondo di Glee. Zooey Deschanel di New Girl ha scritto “Terribile la notizia su Cory Monteith, una perdita tragica di un ragazzo pieno di talento”, mentre Nina Dobrev di The Vampire Diaries ha commentato con “Sono scioccata e rattristata dalla notizia, il mio cuore va alla famiglia e agli amici di Cory. Rispettiamo il loro spazio mentre piangono per la perdita”. David Boreanaz di Bones rilascia un sobrio “R.I.P. Cory Monteith”, mentre Kat Dennings, interprete di Max in 2 Broke Girls, dice “Non riesco ancora a rendermi pienamente conto della notizia. Tragica, tragica perdita di un ragazzo promettente e di talento. Cory Monteith, riposta in pace”.

A fronte di tutte queste manifestazioni hollywoodiane di affetto, a Serial Minds rimane abbastanza poco da dire. Monteith non era certo l’attore che da queste parti ergevamo a meraviglioso simbolo della categoria, e in più di un’occasione abbiamo avuto modo di bacchettare le sue performance in confronto a quelle del resto del cast. Questo per dire che non ce ne frega niente di affermare, come i suoi colleghi devono fare, che abbiamo perso un talento inarrivabile, e adesso come facciamo, e il mondo seriale imploderà ecc ecc. Qui la cosa importante non è il talento o quello che Monteith non potrà più dare al mondo telefilmico. Qui quello che conta è che un ragazzo di trent’anni è morto, schiacciato da un peso che aveva provato a scrollarsi di dosso senza riuscirci, in un destino tragico che tante stelle di Hollywood avevano condiviso prima di lui, e che continua a sporcare un mondo che troppo spesso dimentichiamo essere pieno di difetti.

Nel nostro piccolo, a noi serialminder non rimane che ricordare quel primo, indimenticabile “Don’t Stop Believin'”, in cui Monteith non era certo il cantante migliore del mondo, ma che i brividi ce li aveva dati lo stesso.
RIP



CORRELATI