4 Ottobre 2013 1 commenti

The Michael J. Fox Show – La serie che più autobiografica non si può di Diego Castelli

Tanto affetto e un po’ di fredda verità

The Micahel J Fox Show (4)

Io ero un bambino quando Marty McFly tornava indietro nel tempo, cantava Johnny B. Goode, limonava con sua madre ed tirava fuori le palle del padre.
Un bambino, capite?
Quindi a Michael J. Fox voglio bene da sempre, da prima che ricordi. E quando si è ammalato, lui che non aveva mai fatto del male a una mosca, mi è pure venuto il magone. E quando ho visto come affrontava la malattia, a testa alta, senza piangersi addosso, ho applaudito forte. Se anche scoprissi che organizza battaglie clandestine tra piccoli coniglietti e cuccioli di labrador, gliela perdonerei.
Perciò la domanda è: come farò a essere imparziale con sto telefilm?

The Michael J. Fox Show è una serie dichiaratamente autobiografica. Il protagonista è Mike, un padre di famiglia ed ex personaggio televisivo molto popolare, che qualche anno fa ha dovuto lasciare la carriera perché affetto dal morbo di Parkinson. Nel corso del pilot, spinto dai ex colleghi, dalla famiglia, ma prima di tutto dalla sua passione per il lavoro, Mike decide di tornare in pista, malattia o The Micahel J Fox Show (2)non malattia.
A parte qualche ovvio dettaglio (Mike fa il giornalista e non l’attore, tanto per dirne una) i riferimenti alla vera esperienza di Fox sono più che espliciti.

Basare una comedy sulla vita di un malato di Parkinson pone ovviamente un certo numero di problemi. Non è possibile buttarla troppo sul lacrimevole, sulla retorica spicciola dell’eroe che si batte per far fronte alle avversità. Non è minimamente coerente col percorso umano e professionale di Michael J. Fox, e comunque alla lunga non funzionerebbe proprio in quanto serie tv. Allo stesso tempo, esagerare con ironia e cinismo rischia di essere fuori luogo: un conto è fare battute cattive o immaginare situazioni assurde in telefilm che fanno del grottesco e del surreale una cifra stilistica (alla Family Guy, o alla Shameless), altro conto è prendere uno come Michael J. Fox (che è malato per davvero) e farlo comportare come un clown. Sarebbe sgradevole e di scarso gusto.
In questo senso, il pregio di The Michael J. Fox Show è quello di trovare un giusto equilibrio tra le due componenti. E la tecnica per arrivarci è estremamente semplice: al netto del fatto che senza Parkinson non ci sarebbe lo show, la serie sembra più interessata a mostrare la normalità della vita di Mike, piuttosto che la sua diversità.
E’ vero, Mike si muove in modo buffo e deve prendere medicinali con qualche effetto collaterale sgradito, ma a risaltare è soprattutto la normalità della sua vita familiare, l’efficacia del suo pensiero e del suo lavoro, persino il suo appetito sessuale e la sua capacità di provare sincere emozioni. Non sono dettagli da poco, e il messaggio che lanciano è tutt’altro che banale: in una società occidentale The Micahel J Fox Showche presta una discreta attenzione alla cura dei malati, salvo però considerarli oggettini fragili per cui provare al massimo preoccupazione e un po’ di pietà, The Michael J. Fox Show afferma con forza e immediatezza il diritto del malato ad avere una vita il più possibile normale.
Nel corso del doppio pilot, Fox e il suo alter ego ci fanno provare la sensazione di disagio che un malato prova di fronte all’ostentata compassione, allo sfruttamento della sua condizione per mettere in piedi servizi giornalistici intinti nel miele, o anche per guadagnare facili encomi a scuola (come fa la figlia, che pensa di assicurarsi un buon voto semplicemente facendo del padre un martire).

Abbiamo quindi una comedy capace di lanciare un bel messaggio senza caricare troppo i toni, mantenendo una leggerezza adatta all’intrattenimento ma in grado di dire qualcosa di significativo.
Sarebbe tanto bello fermarsi qui.
Però c’è tutta quella storia dell’imparzialità, e del fatto che voi venite qui per avere tutto il quadretto completo.
Ecco, purtroppo bisogna anche scendere al livello più concreto e bastardo della valutazione comico-commerciale del prodotto. E qui c’è qualche serio scricchiolio: tolto l’affetto per Fox, e tolto il dovuto plauso al messaggio di fondo, The Michael J. Fox Show non è la comedy più divertente del pianeta. Non è nemmeno lammerda – ed è comunque meglio di Dads – ma dal punto di vista strettamente comico e del ritmo siamo a un livello medio-basso. Abbastanza fluttuante, in verità, con qualche gag più riuscita (penso a molti scambi tra familiari) e improvvisi abissi di inutilità (tutta la storia della vicina sexy è roba che si vedeva in Casa Vianello).

La paura vera è che quell’equilibrio etico-morale che volentieri applaudiamo su carta, non sia poi la tecnica più efficace per raggiungere i freddi risultati commerciali che servono alla tv generalista. E non parlo solo di ascolti, che sono stati bassini: parlo proprio di capacità di divertire, di far ridere a crepapelle, perché la gente può anche avere grande rispetto per il tuo lavoro, la tua vita e le tue scelte, ma poi deve venirti a vedere senza sintonizzarsi su The Micahel J Fox Show (3)una delle altre settecento comedy in onda, altrimenti dove vuoi andare?

Perché seguirla: perché amiamo Michael J. Fox e perché per una volta c’è una comedy che porta un messaggio realmente meritevole di attenzione.
Perché mollarla: La qualità della comicità nuda e cruda è, al momento, molto altalenante (ma molto…).

PS La moglie di Mike è interpretata da Betsy Brandt, la moglie di Hank di Breaking Bad. E fa un sacco strano vederla così presto in una serie così diversa.

PPS L’ex capo di Mike è interpretato da Wendell Pierce, il detective William “Burk” Moreland di The Wire. E fa un sacco strano vederlo (anche se non è così presto) in una serie così diversa.



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