9 Ottobre 2013 4 commenti

We are men – Una comedy sulla bromance, again… di Diego Castelli

Nascere vecchi che neanche Benjamin Button

We are men (3)

Nelle comedy americane degli ultimi anni si parla sostanzialmente di due cose: da una parte gente che ha avuto i figli troppo presto e ora li tratta più o meno come animaletti domestici e/o soprammobili; dall’altra la cosidetta bromance, cioè l’amicizia/fratellanza tra uomini, nel senso più leale, virile e festaiolo del termine.

La bromance in quanto nucleo narrativo c’è sempre stata, sia in tv che al cinema (cos’è Arma Letale se non la versione poliziesca di una bromance?), ma negli ultimi anni se n’è fatto un uso continuo e probabilmente eccessivo. Dall’amiciza tra Ted, Marshall e Barney in How I Met Your Mother, agli incasinati protagonisti di Una notte da leoni, piccolo e grande schermo sono pieni di gruppi e gruppetti di maschi in perenne sindrome di Peter Pan, che invece di crescere preferiscono mettersi nei guai, inventare linguaggi segreti, comportarsi da scimmioni annoiati e trasformare le fidanzate (quando ci sono) in surrogati bacchettoni delle proprie madri.
Niente di male, intendiamoci, è un tema che ci ha fatto fare un sacco di risate e va benissimo così. Però c’è il rischio, per tutte le nuove serie che volessero puntare sullo stesso argomento, di risultare già vecchie in partenza.

We are men (2)E’ un po’ il caso di We are men, nuova comedy di CBS che prende il concetto di bromance per farne l’unica base del discorso.
Protagonista è Carter (Christopher Nicholas Smith), ragazzotto alla buona che dopo essere stato mollato all’altare va a vivere da solo, trovando supporto morale in un trio di impenitenti divorziati che cercheranno di salvarlo dalla tristezza post-abbandono, facendogli capire quanto è bello il mondo senza mogli tra i piedi.
Come si vede, stavolta la bromance è intesa come terapia di gruppo, forma di vita alternativa e potenzialmente più soddisfacente rispetto al classico focolare domestico dove la donna decide cosa fare e tu muto obbedisci.

E sì, ovvio che suona già vecchio. Persino la locandina che vi ho messo all’inizio risulta un po’ patetica. Magari non abbiamo mai sentito questa storia, ma anche solo a leggere la trama abbiamo la netta impressione di aver già sentito tante storie così.
Forse anche per distrarre da questa semplice verità, CBS cala un tris di attori abbastanza stuzzicante per dare volto agli angeli custodi di Carter: abbiamo Tony Shalhoub (mitico detective Monk) a interpretare l’impenitente Frank Russo; Jerry O’Connell (che per me resterà sempre Ultraman) nei panni del quasi-sempre-senza-maglietta Stuart Strickland; e infine Kal Penn, che aveva fatto lo splendido andando via da House per fare politica insieme a Obama, e ora si ritrova nella sitcom cazzona perché probabilmente non era capace di fare altro. Ah, lui intepreta Gil Bartis, che dovrebbe essere quello un po’ più sfigato dei tre.

Facce gagliarde e riconoscibili, insomma, per dare un po’ di pepe a un concept altrimenti troppo scontato.
Il risultato finale è una stiracchiata sufficienza, più per la storia che per le battute in sé. We Are Men non è esattamente “esilarante”, e la qualità delle gag è parecchio altalenante (però un personaggio davvero buono c’è, ed è Frank, donnaiolo impenitente ma iperprotettivo nei confronti dalla gnocchissima figlia). Quello che funziona meglio, nel pilot, è proprio la storia nel suo complesso, che in venti minuti riesce a ribaltare la situazione più volte e a porre le basi per qualche sviluppo potenzialmente We are meninteressante.
Certo, c’è la concreta possibilità che i prossimi episodi diventino molto più ripetitivi, lasciando la scena alla sola comicità spicciola che però, come detto, funziona una volta sì e due no.

E se non vi basta, ecco arrivare la ciliegina amara sulla torta già un po’ secca: il pilot ha fatto registrare ascolti inferiori a quelli della premiere di Partners un anno fa.
Immagino vi sarete già accorti che Partners non è più in onda…
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Perché seguirla: per il buon cast, e perché siete sposati a una moglie che invece di farvi giocare alla playstation vuole che andiate con lei a scegliere le nuove tende per il salotto. Che vengono in diciassette colori che per voi sono tutti “beige”.
Perché mollarla: il tema dell’amicizia al maschile sta cominciando a mostrare seriamente la corda, ma come sempre i produttori non saranno contenti finché non ne avremo semplicemente pieni i coglioni.
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