9 Gennaio 2014 10 commenti

Intelligence – Gente di Lost con i chip nel cervello di Diego Castelli

Sull’Isola sarebbero serviti un casino…

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QUALCHE SPOILER SUL PILOT, MA NEANCHE TROPPI

Ehi guarda, è Sawyer di Lost!
Maddai, fichissimo! E quella è Catherine di CSI!
Vabbe’ ma allora dobbiamo per forza guardare questa serie!

Questo, più o meno, è l’effetto che CBS voleva vedere negli spettatori della sua nuova serie giallo-action-fantascientifica quando ha deciso di scritturare Josh Holloway, che ancora turba i sogni delle fan di Lost, e Marg Helgenberger, che ancora turba i sogni di Grissom.
Solo che quando CBS vara un nuovo telefilm bisogna stare attenti a scherzarci sopra, ché quelli son delle macchine di guerra: CSI, Criminal Minds, NCIS, Person of Interest, The Mentalist, The Good Wife, Hawaii Five-O, senza parlare delle sitcom. Tutta roba solida e dura da battere, magari non capolavori, magari nemmeno “ottime serie”, ma prodotti che mordono il palinsesto e non lo mollano finché non sanguina share. Quindi insomma, ogni volta che CBS tira fuori un nuovo show, negli altri network stringono rosari e recitano salmi.

Intelligence racconta la storia di Gabriel Vaughn, un ex Delta Force a cui hanno impiantato un potentissimo chip nel cervello. Con questo chip Gabriel è costantemente connesso alla rete, ma non nel senso che può vedere il meteo e il calciomercato anche senza cellulare, nel senso che conosce i cazzi di tutti e va a spiare le tue mail (sì, proprio le tue) trovando quella foto imbarazzante col pigiamino di Hello Kitty che hai mandato al tuo fidanzato giapponese per farlo arrapare.
Ovviamente i “poteri” di Gabriel lo rendono un’arma della Madonna, ma anche il bersaglio per un sacco di cattivi che vogliono eliminare il potente avversario e/o impadronirsi della sua tecnologia.

Intelligence (4)

Come è facile intuire, Intelligence pesca a piene mani da tutto un calderone fantascientifico o pseudo-tale, che da Kitt di Supercar arriva Person of Interest, passando anche per Sherlock (che scansiona anche lui la gente, ma senza impianti cranici). Considerando anche l’appartenenza alla stessa rete, i maggiori punti di contatto (almeno sulla carta) sono proprio quelli con Person of Interest: in pratica è come se Gabriel fosse una versione in carne e ossa della Macchina costruita da Harold Finch. Sempre connesso, pieno di informazioni e senza paura di usarle.

Per raggiungere il suo classico scopo – prodotti facili facili che spaccano di brutto – CBS deve aver messo i suoi autori in una stanzetta dotandoli solo di kinder pinguì e manuali di sceneggiatura. Tutto quello che vedete in Intelligence è preparato seguendo a menadito tutte le regolette del genere:

-Protagonista affascinante, bravissimo in quello che fa ma allergico alle regole.
Check
-Collega/guardia del corpo di bell’aspetto che gli viene messa accanto a forza e con cui all’inizio non va d’accordo, ma con cui prima o poi limonerà di brutto.
Check
-Un passato difficile e doloroso per entrambi (per lui moglie morta e terrorista che forse non è né morta né terrorista; per lei infanzia difficile).
Check
-Casi di puntata in cui il nostro eroe può dare sfoggio delle sue abilità mettendo in galera i criminali.
Check.
-Un po’ di orizzontale ma senza esagerare sennò la gente si confonde.
Check

 

E si potrebbe andare avanti così per un po’.

Intelligence (1)

Tutto rose e fiori, dunque? Tutto preciso e perfetto, anche se magari non proprio originale?
Ehhhh… no.
Il problema grosso di Intelligence è che tutto questo lavoro di adeguamento alle regole di genere è tanto, tanto, troppo evidente. Qui non è solo questione di una generica prevedibilità dell’intreccio: è che proprio tutto quello che succede risponde a criteri e scelte che abbiamo già visto centinaia di volte.
Non voglio fare lo snob: la serialità televisiva è necessariamente fatta anche di prodotti medi che servono a divertire e non necessitano per forza di chissà quali stratagemmi.
Purtroppo però qui si esagera. Anche perché di solito, quando hai una storia molto “normale”, cerchi di darle un po’ di brio con i dialoghi, oppure inserendo uno o due personaggi sopra le righe che spiazzino lo spettatore con gag divertenti, facendo insomma qualcosa per far vedere che sei vivo e ti diverti in quello che fai.

Intelligence ha invece un encefalogramma abbastanza piatto. Gli spiegoni abbondano, tanto che la storia della moglie di Gabriel ci viene raccontata praticamente tre volte. I dialoghi sono tendenzialmente tutti lenti, a prova di imbecille. Sì, ha un chip nel cervello. Sì, i chip sono cose dei computer. E sì, ora lui riesce a fare tante cose fantastiche. Bravo, come se avesse un iphone spinto su per il naso.
Che poi, parliamone di queste cose fantastiche. A un certo punto intercetta il segnale di un dispositivo bluetooth e “riesce a trovarlo”. Peccato che era semplicemente sotto un mobile, bastava piegarsi sulle ginocchia. Un po’ più avanti si accorge che c’è un cecchino, ma solo dopo che la tizia insieme a lui ha visto un riflesso sulla collina che, da che mondo è mondo, vuol dire “cecchino” già di suo, senti che tu hackeri una sega di niente.

Poi qualche scena carina la tira anche fuori, e sul fatto che sia belloccio ben sopra la media non si discute (un po’ invecchiato, forse, ma lo sguardo da lumacone è sempre quello). Però non mi potete venire a dire che è l’arma più potente in mano agli Stati Uniti, se poi il 90% di quello che fa con il chip nel cervello sarebbe ugualmente fattibile da uno qualunque dei suoi colleghi alla tastiera, magari giusto con qualche minuto in più. Come dire, non vedo il motivo della spesa.
Tanto più che in questo pilot i cattivi fanno ciò che fanno solo in relazione al chip. Insomma, sta botta di tecnologia per ora ha creato più problemi che soluzioni. E vedrete le bestemmie che voleranno la prima volta in cui Gabriel si troverà in un posto dove il segnale non prende e c’è la maledetta E al posto del 3G: puntatone doppio al solo scopo di fargli aprire una mail.

Capiamoci, non mi sono stracciato le vesti a vedere sto episodio, non ho sentito la necessità di flagellarmi i testicoli con un canna di bambù. Però è proprio robetta, niente che renda giustizia al cast, o alla locandina tutta cyber-sciccosa. E non può essere solo questione di “va sulla generalista, quindi deve essere un po’ più facile”: sulla stessa CBS ci sono da anni prodotti assai superiori.
Un secondo episodio glielo concedo, per il solito timore di rimanere spiazzato se poi decolla. Ma temo che Intelligence più che un aereo sia un pullman.
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Perché seguirla: se apprezzate il tipico maschio lostiano, Josh Holloway è sempre un bel vedere.
Perché mollarla: il concept, già di per sé non clamoroso, è messo in scena in modo lento e piatto, senza idee degne di nota. Almeno ce l’avesse sul serio l’iphone nel cranio, sarebbe gustosamente surreale…
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PS
Per il vostro piacere, ecco una foto del Josh che corre col maglioncino. Va va, che sguardo intenso.
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Intelligence (2)



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