23 Aprile 2015 14 commenti

Happyish – Una comedy cattivissima e fatta da dio di Marco Villa

Occhio che questa Happyish è veramente bella

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Nella prima puntata di Happyish NON troverete: i soliti schemi da comedy tradizionale, trentenni più o meno realizzati che si ritrovano al bar ogni sera, una bonazza che fa innamorare un idiota, un bonazzo che fa innamorare una insoddisfatta.

Nella prima puntata di Happyish troverete: due grandissimi attori, una presa per il culo geniale del culto di Steve Jobs, un elfo animato che si spara in testa con un fucile, una vecchia elfa animata che viene -ehm- posseduta da un uomo in carne e ossa, due genitori che dicono che il loro bambini di 5 anni è uno stronzo senza pari, un bellissimo dialogo sulla felicità, un’esaltazione di Al Qaida in quanto brand vincente, dialoghi in cui ogni fucking confina con un bullshit.

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Happyish è una nuova comedy di Showtime: il suo pilot è andato in onda il 5 aprile, mentre il resto della prima stagione andrà in onda dalla prima settimana di maggio. Creata dallo scrittore Shalom Auslander, ha come protagonisti Steve Coogan (inglese con millemila film all’attivo, il più premiato dei quali è certamente Philomena, in cui interpreta il personaggio principale al fianco di Judi Dench), Kathryn Hahn (millemila serie, da Crossing Jordan a Parks and Recreation) e Bradley Whitford (l’immenso Josh Lyman di The West Wing, signore e signori). Coogan è Thom Payne, pubblicitario 44enne che lavora in una grandissima agenzia alle prese con un cambiamento epocale: per restare al passo con i tempi, vengono nominati come direttori creativi due giovanissimi svedesi, che cercano di portare all’interno dell’azienda tutto un alone di fighettitudine da startup digitale che il protagonista non sopporta.

Questo cambiamento manda in crisi Thom, che si mette a riflettere sulla sua vita, sul suo lavoro (soprattutto con il collega Jonathan, ovvero Bradley Whitford) e sul suo matrimonio (la moglie è appunto Hahn). L’elenco di avvenimenti che si registrano nell’arco di mezz’ora e con cui ho aperto questo pezzo è la cosa più importante da sapere: Happyish viene presentata come una black comedy e nonostante il cinismo ostentato normalmente sia garanzia di puttanata, questa serie dimostra che si può essere cattivi in modo sincero e non artificioso, senza giocarsi credibilità e forza.

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In Happyish non c’è un solo dialogo che non trasudi disincanto, ma non c’è mai un momento in cui venga voglia di dire maddaimapiantala o in cui si colga autocompiacimento. Tutt’altro: ci sono diversi momenti in cui si ride e, in generale, ci si gode di gran gusto la semplicità con cui vengono dette cattiverie & simili che molto raramente si trovano in serie statunitensi. Tutto suona infatti british, per taglio e approccio e da questo punto di vista acquista ancora più senso la scelta di Coogan come protagonista.

A tutto questo aggiungete un filo di malinconia sempre presente, perché il gioco di parole del titolo, intraducibile in italiano se non con un “piuttosto felice”, è il riassunto perfetto dello stato d’animo dei personaggi, nessuno dei quali è in pace con se stesso.

Tutte queste cose a noi di Serial Minds piacciono tantissimo. Era da tanto che non mi esaltavo in questo modo per un pilot, per non parlare dei pilot comedy: si dovesse continuare su questo livello, per quanto mi riguarda Happyish diventerebbe la miglior comedy dell’anno. Ma proprio a mani basse.

Perché seguirla: perché vi piacciono le serie intelligenti e non banali. E cattive, soprattutto cattive.

Perché mollarla: perché non potete fare a meno di tutte quelle cose elencate in apertura e che qui proprio non ci sono

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