1 Luglio 2015 4 commenti

Complications – Finalmente un pilot che prova a essere diverso di Marco Villa

In Complications c’è un medico, ma non è una serie medical; c’è criminalità, ma non è una serie crime.

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Quello che sto per dire richiede approfondimenti e analisi che prima o poi faremo: rispetto a qualche anno fa, i pilot sono mediamente più brutti/meno interessanti. Sarà che ormai abbiamo alzato l’asticella del gradimento, sarà che la quantità di pilot è aumentata in modo sostanziale, sarà che boh, è difficile trovare nuovi modi di stupire. Quando qualcuno ci prova, però, è doveroso riconoscere coraggio&sforzo. È questo il caso di Complications, senza dubbio NON la serie dell’anno, ma nemmeno una serie come tante.

Complications è una nuova serie tv di USA Network, in onda dal 18 giugno. Creata da Matt Nix (Burn Notice) è incentrata sulla figura di John Elison, medico e padre di famiglia. Durante una normale giornata, Elison si ritrova al centro di una sparatoria tra gang: vedendo un bambino a terra sanguinante, va da lui per salvarlo. Mentre sta cercando di tenerlo in vita, gli autori dell’agguato tornano sul luogo ed Elison spara loro con una pistola trovata a terra. Da quel momento si trova tra due fuochi: da una parte la gang che difende il bambino e lo minaccia costantemente per far sì che continui a proteggerlo all’interno dell’ospedale; dall’altra parte la seconda gang che invece vuole finire il proprio lavoro e ammazzare il bambino. C’è di più: per poterlo salvare, Elison ha fatto dei barbatrucchi in ospedale: adesso anche lì rischia dei casini e con lui rischia anche Gretchen, infermiera ribbbelle che non piace ai capi.

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Questo per sommi capi quello che muove la storia. Già da queste poche righe è evidente che si tratta di una serie diversa dagli standard: c’è un medico, ma non è una medical; c’è criminalità, ma non è una crime. Complications è una serie che gira intorno al proprio protagonista e segue il suo progressivo impelagarsi in storie e mondi che non conosce, con cui non avrebbe mai pensato di entrare in contatto. Un gesto istintivo, dettato dalla propria professione, lo porta a diventare qualcosa di completamente differente: la premessa è diversa, ma in fondo è lo stesso percorso compiuto da Walter White in Breaking Bad.

No, tranquilli: Complications e Breaking Bad hanno livelli qualitativi lontanissimi tra loro e nemmeno possono essere paragonate in senso generale. L’arco percorso dal personaggio è però assimilabile ed è questo il motivo per cui il pilot di Complications mi ha colpito: non è la solita serie da incasellare in un genere o in un filone, è una cosa differente, con approccio e sviluppo peculiari. E vista la mole di pilot fatti con lo stampino che ci vediamo a ogni stagione è cosa buona e giusta.

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È veramente cosa buona e giusta e riesce anche a sopperire ai difetti, che comunque ci sono. Il primo è la scelta del doppio pilot, che permette di far partire a dovere la storia, ma un po’ uccide voglia e resistenza con i suoi cento minuti e rotti. Il secondo è un casting delicato come uno sfasciacarrozze di Rovigo: i personaggi possono essere inquadrati prima ancora che aprano bocca e questa non è mai una gran cosa.

Problemi di sostanza, che però possono tranquillamente venire messi in secondo piano di fronte all’evidente volontà di Matt Nix di mettere sul piatto un prodotto in grado di sparigliare la carte e uscire dagli schermi seriali tradizionali. Certo, bisogna capire fin dove verrà portato il crollo esistenziale del protagonista, se questo racconto riuscirà a reggere o se di colpo ci troveremo di fronte una sorta di Jack Bauer. L’attenzione alla scrittura lascia ottimisti: sì, perché nel pilot ci sono alcune cose scritte davvero bene e mi riferisco in particolare al parallelo medico/dio che viene portato avanti in più punti, fermandosi sempre un attimo prima di diventare spiegone didascalico.

Good.

Perché seguirla: per il suo tentativo di essere diversa e fuori dagli schemi canonici

Perché mollarla: perché il doppio pilot può essere assai impegnativo

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