5 Agosto 2015 5 commenti

The Strain: ogni tanto il classico serve di Francesco Martino

Mica possiamo avere sempre il cervello accesissimo

The strain cop

Tutti hanno i propri guilty pleasure televisivi, quelle serie senza pretese da guardare nei tempi morti o quando si ha voglia di staccare la spina, passando dall’ampollosità stilistica di un True Detective a qualcosa di più leggero. Nell’esile proposta estiva spicca sicuramente The Strain, l’horror a base di “vampiri con la lingua biforcuta” tratto dalla trilogia di romanzi scritti da Chuck Hogan e Guilermo del Toro, giunto da poco alla seconda stagione in un tripudio di teste mozzate e cliché narrativi, fregandosene della concorrenza e mettendo in piedi uno spettacolo fumettoso e divertente.
L’intera costruzione di The Strain è basata sul già visto, in un rimpasto di personaggi e situazioni presi dalla narrativa e dall’intrattenimento pop, in una semplicissima e funzionale lotta di buoni contro cattivi. Abbiamo l’antica minaccia del Master, intenzionato a trasformare tutti in mostri con la lingua lunga, e un gruppo di sopravvissuti capitanati da un vecchio ebreo scampato all’Olocausto che combatte con un’antica spada nascosta in un bastone d’avorio rubato, indovinate a chi, ai nazisti.
Setrakian, il personaggio di cui sopra, è il migliore proprio perché racchiude in se la summa di tutte le caratteristiche tipiche di un antieroe, un personaggio antipatico e cinico, però saggio e votato alla causa, con un background che ricorda quello di Hellboy (per rimanere in tema Del Toro, dove i nazisti sono amanti dell’occulto ed evocano una forza infernale).
Accanto a lui si muovono altri personaggi classici, dall’eroe egoista in cerca di redenzione al personaggio scortese ma dal cuore d’oro, fino ad arrivare all’interesse amoroso del protagonista.
The Strain (1)

Fanno tutti parte di una trama che funziona proprio perché semplice e derivata, che non ha bisogno di cercare il cliffhanger pazzesco con il rischio di cadere nella schifezza, ma che può portare sullo schermo quello che tutti ci aspettiamo, soddisfacendo i desideri di noi spettatori. Perché se c’è una lotta millenaria tra vampiri e cacciatori vogliamo vedere Setrakian andare a caccia di mostri con delle granate all’argento, calandosi in grotte strapiene di esseri ansimanti e sfidando un colosso alto due metri. Tutto il resto, dalle sottotrame amorose all’approfondimento dei personaggi, c’è, ed arriva proprio attraverso quanto detto, dandoci modo di capire come Ephraim stia cercando di recuperare il legame con il figlio, con la paura di deludere non solo lui, ma l’intero genere umano; o di come la caccia al Master sia diventata l’unica ragione di vita di Setrakian, dopo che questo l’ha privato di qualsiasi affetto.
The Strain (2)
La seconda stagione, iniziata da poche settimane, promette di portare il tutto su una scala ancora più vasta, iniziando a scomodare l’esercito e le forze governative, in una lotta che sembra voler assumere dimensioni più planetarie. C’è ovviamente un però: quello di rischiare di trovarsi davanti ad una serie parodia priva della convinzione iniziale e quindi incapace di trasformare in oro tutti i cliché che tocca. Questo pericolo potrebbe essere in parte scongiurato rimanendo fedeli al materiale cartaceo (che ho saggiamente deciso di spoilerarmi) la cui direzione è si estrema, ma in completa continuità con quanto visto fin ad oggi.

Visto che in estate c’è ben poco da vedere, tanto che ognuno si organizza i recuperoni come può, mi sento di dirvi che The Strain è un’ottima alternativa all’afa; perché magari non vi frega nulla dei vampiri, ma almeno abbiate rispetto per il parrucchino di Corey Stoll.
The Strain (4)



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