18 Novembre 2015 19 commenti

Agent X: Sharon Stone protagonista di una serie ridicola di Diego Castelli

Agent X è una serie brutta e non si capisce perché esista

Agent X (4)

La vita del serialminder è piena di paradossi.
Per esempio, una persona normale potrebbe pensare che una serie brutta sia peggio di una serie media, a sua volta peggio di una serie bella. Facile, no?

E invece no. Per un serialminder accanito, di quelli che hanno il listone di episodi settimanali da cui spuntare le cose già viste, una serie media è mooolto peggio di una serie brutta.
Una serie media è quella che non ti trasmette alcunché, ma sembra in grado di migliorare. E se esiste la possibilità di un miglioramento, il serialminder è preso da una paura ancestrale: e se la mollo e poi diventa una bomba?
Questo timore, mescolato a un senso di colpa del tutto ingiustificato, costringe il povero serialminder a immolare interi giorni della propria vita dietro telefilm inutili che potrebbe semplicemente ignorare.
Allora molto meglio le serie brutte: le serie brutte, coi loro pilot orrendi, trasmettono uno straordinario senso di libertà. Guardi un episodio e cestini tutto, nessun senso di colpa, nessuna paura, ma anzi la soddisfazione di andare sulla suddetta lista e tirare una bella riga definitiva.
Che meraviglia, che ossigeno!

Agent X (2)

È proprio in virtù di questa dinamica che oggi voglio ringraziare pubblicamente Sharon Stone, leggendaria protagonista di Basic Instinct, per aver prodotto e interpretato quella CAGATA COLOSSALE di Agent X.
Partiva pure col doppio pilot, la nuova serie di TNT, ed è con supremo gusto che ho cancellato il secondo episodio quando ancora stavo ridendo fino alle lacrime per il primo.

Agent X (nessuna correlazione col fumetto dello stesso nome) ha per protagonista la vicepresidente degli Stati Uniti, impersonata dalla Sharon, che una volta assurta alla nuova carica viene a sapere che la Costituzione americana (quella vera, che nessuno conosce a parte forse Beppe Grillo e Casaleggio) prevede un potere speciale per il vicepresidente: quello di avvalersi di un soldato molto particolare, l’agent X del titolo, che agisce fuori da qualsiasi regola, risolvendo da solo crisi clamorose che nemmeno la CIA e l’FBI insieme potrebbero affrontare.
Di questa cosa non sa niente nessuno, a parte gli ex vicepresidenti, l’agent x di turno, e il capo della sicurezza della Sharon. Nemmeno il Presidente deve saperne niente (sa che X esiste, ma solo perché anche lui è stato vicepresidente), proprio perché così può sempre negare tutto, nel caso in cui qualche azione poco legale compiuta da X finisca nell’occhio dell’opinione pubblica.

Agent X (1)

Dopo aver visto il pilot mi sentirei di dire che questo concept è ridicolo. La verità, però, è che prima di guardarlo non la pensavo necessariamente così. Il merito di questo moto di rigetto va dunque tutto a sceneggiatori, registi e attori.
In Agent X si ride, anche spesso, e mai quando vorrebbero gli autori. La gigionaggine da 007 di provincia dell’agente X è banalissima, vista mille volte, e non c’è nulla nel suo agire che alzi l’asticella: scene d’azione girate male, senza un’idea che sia una, senza mai riuscire a trasmettere il senso della superiorità di questo soldato rispetto a tutti gli altri.
La vicepresidente controlla le azioni del suo soldatino preferito da una stanza segreta nella sua residenza, una stanza a cui ha avuto accesso dopo aver scoperto che la chiave di casa apre anche una porta segreta affianco al camino. E l’ha scoperto perché sulla chiave c’è l’Occhio della Provvidenza, simbolo massonico che guarda caso c’è anche sul camino proprio sopra la serratura segretissima. Esatto, erano meglio le cacce al tesoro del mio oratorio.
La stanza segreta è ovviamente ipertecnologica e sembra presa di peso da un qualunque film anni Novanta che deve farti vedere che i buoni hanno i computer fighi.
Sostanzialmente, i compiti della vicepresidente sono due: decidere se di volta in volta l’agente X deve fare cose pericolose e al di là della legge (cioè sempre, sennò il telefilm implode), e per il resto del tempo stare lì a preoccuparsi della sua sorte.

In tutto questo, in questa specie di The Librarians senza ironia, in cui tutti personaggi sembrano credere sul serio di stare facendo cose ganze, Sharon Stone è di una incapacità quasi imbarazzante. La camera continua a correre su di lei, perché è la star, perché è la sex symbol che si mette a fare le serie tv, e ogni volta trova una faccia più idiota della precedente. Stiamo parlando di robe da Boris, però fatte seriamente, che quasi si sente il regista gridare “vai, preoccupata; ora incazzata; brava così, ora triste”. Un livello davvero basso, da recita scolastica, non giustificato dal fatto che la Sharon era e resta quella che apriva le gambe in quel film là: negli anni successivi ha fatto anche qualche film decente. Qui è come se fosse una sosia presa per strada a cui hanno dato un copione.

E il copione è brutto, didascalico, banalissimo, privo di qualunque reale approfondimento sulla pur interessante questione “sicurezza vs rispetto delle regole”. Spiega pedissequamente tutto quello che evidentemente non è in grado di mostrare, e costringe la Sharon a dire frasi teoricamente ricche di significato ma che vengono lanciate in mezzo al niente finendo con l’essere massime da bacio perugina. Tutto intorno, simbologie mistiche, ologrammi e sprazzi di latino perché fa figo. Fra poco l’agente X dovrà combattere contro le scie chimiche, o una cosa così. Quasi incredibile che il creatore, W. Blake Herron, figuri fra i co-sceneggiatori di The Bourne Identity: imparato un cazzo eh?

Agent X (3)

Regia e fotografia non pervenute: tutto piatto, lattiginoso, privo di mordente. Le scene d’azione sono montate male, come se mancassero dei pezzi, come se le controfigure avessero scioperato e non ci fosse modo di mettere in scena qualche bella scazzottata decente. Un pilot che sembra semplicemente non finito, ancora da perfezionare.

Vorresti che morissero tutti, in questo episodio, perfino quelli che dovresti amare di più, tipo il pacioso capo della Corte Suprema interpretato da James Earl Jones, mitica voce di Darth Vader. Ma soprattutto vorresti vedere morta la ragazza rapita che i nostri sono chiamati a salvare: non fa altro che urlare, per tutto il tempo, e l’attrice è così cagna che sto latrato ti entra nel cervello facendone poltiglia. Quando alla fine l’agente X la salva ti prendi proprio male, la vivi come un’occasione sprecata per avere un po’ di silenzio.

Vi giuro, di fronte a queste cose rimango basito: come è possibile che una rete come TNT, che magari non fa capolavori ma comunque roba dignitosa (da Rizzoli & Isle a The Closer, da Murder in the first a Franklyn & Bash) abbia permesso la produzione di un simile obbrobrio? E com’è possibile che nessuno, Sharon Stone in testa, non si sia accorto fin dalla sceneggiatura che stava per uscire una puttanata galattica?

Bah, talvolta davvero non so spiegarmi le molteplici sfaccettature della vita…

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Perché seguire Agent X: mi dicono che poi arriva anche Walter Nudo. Non è una battuta. Sarei curioso di andare avanti solo per quello, per vedere fin dove riesce ad avvicinarsi a una serie di Lori Del Santo.
Perché mollare Agent X: a metà del pilot mi sanguinavano sia gli occhi che le orecchie. Può darsi che il problema non sia correlato ad Agent X, ma non rischierei.

Argomenti agent x, sharon stone, tnt


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