20 Novembre 2015 5 commenti

The Last Panthers – L’Europa alla riscossa di Marco Villa

Una serie francese che parla di una rapina e che promette benissimo

Copertina, Pilot

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Da qualche anno siamo immersi in una sorta di età dell’oro delle serie tv. Tantissime produzioni e tante cose belle, per quanto numericamente sommerse dalla fuffa e dalla vaga inutilità delle serie medie. Pazienza, si guarda alla qualità e non alla quantità e bastano una Fargo o una The Leftovers per farci dimenticare tutte le Agent X e Wicked City (a proposito: cancellata) del caso. Capofila di questa età dell’oro sono Stati Uniti e Inghilterra, nemmeno serve dirlo: nel primo caso la potenza della più grande industria dell’intrattenimento del mondo, nel secondo la capacità di creare prodotti di qualità e sempre diversi, per atmosfera e taglio. Il momento di particolare entusiasmo intorno alle serie tv non è una manna solo per i serialminders come noi, ma anche per i network e le case di produzione, che non vedono l’ora di tuffarsi in questo mercato.

Per riuscirci, però, tutti devono uscire da quel livello di mediocrità che in qualche modo ha spesso toccato le produzioni tv, al punto da far usare l’aggettivo “televisivo” come termine dispregiativo per indicare film particolarmente piatti e poco cinematografici, appunto. Questa sfida, lanciata in un primo tempo dai canali via cavo USA, è stata raccolta dalle reti generaliste (che ci stanno provando), dai nuovi attori online tipo Amazon e Netflix (che ci stanno riuscendo alla grande) e anche da network di paesi non anglosassoni. Perché adesso viene il bello: ogni nazione vuole partecipare al gioco. In Italia ci abbiamo provato – e bene – soprattutto con Gomorra, in Francia hanno risposto alla grande con Les Revenants e ora provano a fare doppietta con un’altra serie di un genere che gli americani sanno fare da sempre. Stiamo parlando del genere crime e la serie in questione è The Last Panthers.

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The Last Panthers è una serie prodotta da Canal +, in onda in Francia dal 26 ottobre, partita da noi e in mezza Europa su Sky Atlantic il 12 novembre e prevista negli USA sul canale del Sundance a primavera. Creata e sceneggiata dall’inglese Jack Thorne (socio di Shane Meadows in This is England ‘86 e ‘88), è stata girata interamente dallo svedese Johan Renck, uno che ha firmato episodi di Breaking Bad, The Walking Dead e -ahime- pure Vikings. La storia parte da una rapina: siamo a Marsiglia e un gruppo di rapinatori serbi tenta di svaligiare una gioielleria. Il colpo funziona alla perfezione, fino al momento della fuga: uno di loro è colpito e un altro sparando a caso uccide per sbaglio una bambina. Da quel momento tutto va storto: i diamanti rubati diventano impossibili da piazzare e l’investigatrice dell’assicurazione della gioielleria si mette sulle loro tracce per recuperare le pietre.

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The Last Panthers è solo in apparenza una serie su una rapina: l’assalto alla gioielleria è l’evento che fa partire tutta la storia, ma bastano pochi minuti per capire che è di fatto una parte marginale della serie tv. Nelle sei puntate di The Last Panthers assisteremo alle conseguenze che il furto avrà sulla vita di tre personaggi e a come li costringerà a fare i conti con il proprio passato. Il primo dei tre personaggi è Milan (Goran Bogdan), il capo della banda di rapinatori, con trascorsi nelle Tigri di Arkan e un curriculum criminale di tutto rispetto. Il secondo personaggio è l’investigatrice dell’assicurazione Naomi (Samantha Morton), che anni prima aveva lavorato a Belgrado nelle forze di pace dell’ONU e che aveva già incrociato la strada di Milan. Il terzo personaggio è Khalil (Tahar Rahim, quello di Un Prophete), poliziotto di origine algerina, l’unico che si sbatte davvero per rintracciare i ladri, tornando in questo modo in contatto con ambienti famigliari e cittadini che aveva mollato tempo prima. Ah, giusto per completezza: c’è anche John Hurt, nella parte del capo di Naomi.

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Tutto questo discorso sul passato potrebbe far pensare a una serie morta e lenta: no, per niente. I primi dieci minuti del pilot, quelli della rapina, sono perfetti e girati con i controcazzi, con Renck che attinge alla sua abilità di autore di videoclip per portare a casa una sequenza complicata e spettacolare. Si tratta del passaggio di maggiore impatto, ma tensione e azione tornano a farsi sentire in altri punti dell’episodio, sempre in modo efficace.

The Last Panthers è un prodotto prettamente europeo per tono, stile e fisicità degli attori. Non c’è nessun belloccio palestrato e ogni elemento della serie è da incasellare sotto la cateogoria “realismo”. Nessuna grande parabola morale, né storie dopate per diventare iperboli. Tutto molto normale, tutto molto sporco, triste e umano. Dovesse nascere davvero una via europea alla serialità in grado di contrastare lo strapotere statunitnese (speriamo!), la strada probabilmente sarebbe questa e potrebbe viaggiare sull’asse Napoli-Marsiglia, all’insegna della produzione di genere.

Perché seguire The Last Panthers: per la regia sempre ottima e una grande attenzione alla scrittura dei personaggi

Perché mollare The Last Panthers: perché cercavate una serie su una rapina e questa non lo è



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