29 Giugno 2016 5 commenti

Roadies – La serie tv di Cameron Crowe sul backstage di un tour musicale di Marco Villa

Il regista di Almost Famous torna dietro le quinte della musica e piazza un signor pilot

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Ci sono film che segnano un’intera generazione, che vivono come memoria condivisa senza che ci sia bisogno di spiegarne i motivi. Non stiamo parlando dei filmoni con la f maiuscola, gli Apocalypse Now della situazione. Stiamo parlando di quei film che sono importanti per come si legano al vissuto degli spettatori e alla loro esperienza di vita in quel periodo. Film come Trainspotting, per dire. Come Fight Club. O come Almost Famous di Cameron Crowe: un film del 2000 che ha fatto innamorare tutti gli appassionati di musica e tutti quelli che con la musica volevano in qualche modo avere a che fare, sopra e sotto un palco, o anche dietro a una tastiera, nel senso di quella QWERTY (Ciao, sono Marco e sto alzando la manina).

Almost Famous è il il racconto di un giornalista embedded al seguito del tour di una band e fa parte senza dubbio alcuno dell’educazione sentimentale di una generazione. L’annuncio del ritorno di Cameron Crowe a un prodotto che fosse un dietro le quinte del mondo musicale aveva fatto esultare tanti. Dopo aver visto il pilot, possiamo dirlo tranquillamente: Roadies non ha deluso le attese.

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Per chi non fosse pratico di terminologia tecnica, i roadie sono quelle persone che rendono possibile la realizzazione del tour di una band: gente che carica e scarica strumenti e impianto, che sistema tutto, che fa i check, che fonica e fa le luci. Una formazione che può essere grande o piccola a seconda della dimensione della band, ma che può diventare decisamente numerosa nel caso di un tour importante. Roadies è una serie che indaga il backstage di una grossa band rock statunitense, mostrando la vita di chi segue passo passo gli artisti. Dal tour manager alla produzione, dal fonico di palco a chi si arrampica sulle americane per sistemare le luci, a chi guida il tour bus durante gli spostamenti notturni da una città all’altra.

Al di là del ruolo preciso, dal pilot di Roadies emergono storie di persone che hanno deciso di sacrificare la propria vita personale per la musica: gente che non ha una casa, né una base, sempre in giro e sempre pronta a mettersi in secondo piano per aiutare la band a esprimersi al meglio. In questo senso, Roadies si pone come una serie fortemente corale, perché il gruppo dei roadie in sostanza è una famiglia altamente disfunzionale, ma anche molto unita. Se questa descrizione vi ha vagamente ricordato Shameless, non state sbagliando: siamo sempre su Showtime e il sentimento di amore tutto matto che permea la serie della famiglia Gallagher non è diverso da quello della serie di Cameron Crowe (e JJ Abrams, per inciso), per quanto depurato dagli estremi drammatici. Il tono di Roadies è infatti quello della comedy leggerissima: anche il cattivone della super-agenzia che organizza il tour è presentato come un mezzo scemo con problemi di relazioni sociali, così come la stalker della band, che in teoria dovrebbe essere una minaccia. Roadies non si prende mai sul serio, evitando così l’errore principale di Vinyl, andata a schiantarsi contro la propria stessa ambizione di essere una serie definitiva su un particolare mondo.

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Roadies è ovviamente una serie musico-centrica, incentrata su una band fittizia, ma piena di riferimenti a gruppi e artisti reali: nel primo episodio si parla tutto il tempo dei Pearl Jam ed è la loro Given to Fly a chiudere alla grande il pilot. Se siete fan, impazzite, ma l’aspetto più importante è che, grazie al taglio leggero cui si accennava prima, Roadies riesce a essere divertente e godibile anche per un pubblico che non ha nessun interesse per il dietro le quinte di un tour musicale. E se ci pensate bene, è esattamente quello che accade con Almost Famous.

p.s. certo, c’è anche un aspetto da fantascienza: come non abbiamo mai visto una programmatrice bella come Cameron di Halt and Catch Fire, così non abbiamo mai incrociato una luciaia splendida come Kelly Ann di Roadies, interpretata da Imogen Poots

Perché seguirla: perché un pezzo del vostro cuore è rimasto dentro Almost Famous

Perché mollarla: perché i patemi di luciaio e fonico per voi sono meno appassionanti di un rosario in bulgaro

Argomenti musica, roadies, Showtime


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