24 Marzo 2017 1 commenti

Shots Fired: quei crime normali che rischi di dimenticare subito di Diego Castelli

La storia c’è, lo sbadiglio però anche

Shots Fired (3)

Ieri il Villa vi parlava della terza stagione di Broadchurch, spingendosi a definire la serie inglese come il miglior crime attualmente in circolazione. Oggi io vi parlo di Shots Fired, nuova serie di FOX, e con coraggio e determinazione mi azzardo a dirvi che è un crime assolutamente normale.

Sperando che non siate già andati via dopo questa provocatoria presa di posizione, andiamo con ordine.
Creata dai coniugi Bythewood, Reggie Rock e Gina Prince (sembrano personaggi inventati e invece non lo sono, lei fra l’altro è la regista del gradevole La vita segreta delle api e del cult Love & Basketball), Shots Fired si tuffa a capofitto nell’attualità più contemporanea, parlando di poliziotti che ammazzano ragazzi indifesi e dei problemi razziali che ne derivano, con contorno di corruzione e scandali.
Un piccolo twist dal copione classico però c’è: a sparare è un poliziotto nero (Tristan Mack Wilds di 90210), mentre la vittima è un ragazzo bianco. La situazione rispetto alla maggior parte delle cronache è dunque ribaltata, e il governatore (la premio oscar Helen Hunt) chiama a investigare l’avvocato indipendente Preston Terry (Stephan James) per scoprire come sono andate davvero le cose. Terry si fa aiutare dall’investigatrice Ashe Akino (Sanaa Lathan) e si ritrova in un groviglio fatto di razzismo, omertà (i ragazzi neri del quartiere non vogliono inguaiare il poliziotto di colore), intimidazioni, segreti e bugie (e nel quadretto c’è pure Stephen Moyer di True Blood, che interpreta un inquietante tenente, collega del poliziotto al centro del caso).

Shots Fired (4)

Una serie normale, si diceva, che non è necessariamente un insulto ma nemmeno un gran complimento. Nel tentativo di mettere in scena le tensioni che da anni attraversano la società americana, gli autori usano la prospettiva ribaltata del “poliziotto nero vs vittima bianca” per mescolare le carte, restituendoci una folla di personaggi in cui tutti sembrano avere qualcosa da rivendicare, ma in cui nessuno è esattamente “buono”, nemmeno i protagonisti: Terry è onesto e virtuoso davanti alle telecamere, e in generale sembra professionista di sani principi, ma ciò non toglie che coltivi uno smisurato desiderio di carriera; Akino è detective con le palle, ma anche una madre con dei problemi e un passato difficile; Beck, il poliziotto che spara, ci viene presentato in gran parte come un ingenuo, ma già nel pilot qualche ombra tende ad allungarsi anche su di lui. E via così un po’ per tutti i personaggi, chi più chi meno.

Uno scenario variegato dunque, che prova in tutti i modi a restituire la complessità di una situazione contorta, rifuggendo ostinatamente la tentazione di dividere in modo netto fra buoni buonissimi e cattivi cattivissimi. Almeno per ora, almeno fin quando non avremo maggiori informazioni e capiremo dove piazzare i nostri gettoni di affetto e di odio.
Così concepito, l’impianto è abbastanza lodevole, e Shots Fired ha indubbiamente una sua solidità: i personaggi sono un po’ tagliati con l’accetta, ma si incastrano bene nella struttura complessiva, contribuendo a un minimo di suspense e di interesse per lo sviluppo della faccenda, sia sul fronte legale che su quello prettamente poliziesco.

Shots Fired (1)

Il problema di Shots Fired è che non va oltre l’onesto compitino, e ogni tanto scivola su semplificazioni abbastanza goffe: sulla storia di Akino, per esempio, c’è una fretta ingiustificata nel volerci raccontare ogni dettaglio scabroso del suo passato, tanto che pure l’altro protagonista la guarda come dire “ma queste cose non sarebbe meglio dirle fra 5-6 episodi?”
Idem per la facilità con cui Terry e la stessa Akino finiscono nel letto di questo e di quello, con una rapidità che forse vuole aggiungere dettagli alle due personalità, ma che sembra più che altro ansia da prestazione.
Più in generale, a mancare è un approccio estetico e/o di scrittura che provi ad elevarsi oltre la norma. Che poi non si chiede mica la luna, non si chiede di arrivare a The Night Of: bastano Murder in the first (per lo meno la prima stagione) o American Crime, per snocciolare esempi di serie legal/poliziesche che provano a fare qualcosa di appena appena nuovo. Shots Fired per ora rimane un passo indietro, o meglio, prova a fare un passo avanti che però non gli riesce granché: potrebbe anche migliorare e diventare più intrigante, ma al momento non ci scommetterei.

 

Perché seguire Shots Fired: perché ha una struttura abbastanza solida e prova ad affrontare temi di strettissima attualità.
Perché mollare Shots Fired: non sembra in grado di eccellere in alcun modo nel panorama già affollato dei crime.



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