11 Aprile 2017 8 commenti

Harlots – Una serie pop sulle prostitute della Londra del ‘700 di Marco Villa

Scene imponenti, ottimo cast e un tiro pop mica male: ecco Harlots

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Semplice e diretto, un titolo senza giri di parole che sarebbero potuti essere creativi, ma magari poco a fuoco. Harlots non è certo un termine comune, visto che risale alla lingua inglese di diversi secoli fa, ma ha il grande pregio di saper descrivere in maniera netta l’argomento della serie. Harlots significa infatti prostitute e la lotta per il controllo del mercato del sesso nella Londra di metà ‘700 è proprio il cuore di questa nuova serie.

Harlots è una serie tv di ITV, in onda dal 27 marzo, creata da Halison Newmna e Moira Buffini, la prima attrice di lungo corso, la seconda sceneggiatrice di opere teatrali e di film come Tamara Drewe di Stephen Frears. In ogni caso, entrambe all’esordio nella serialità. Harlots racconta dello scontro tra due bordelli e relative tenutarie: da una parte c’è quello della famiglia Wells, rozzo e di basso livello, dall’altro quello della famiglia Quigley, gente tutta imparruccata che parla francese per darsi un tono. Questa la differenza macroscopica, perché poi in fin dei conti si parla di sesso a pagamento e quindi a spiccare è la bellezza delle ragazze e la loro abilità. Qualità che vengono descritte dettagliatamente all’interno della Harris’s List, sorta di annuario del mondo della prostituzione effettivamente esistito nella seconda metà del XVIII secolo.

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Questa specie di guida Michelin delle harlots fa sì che tra le varie matrone si scateni una vera e propria lotta, nel tentativo di portare le migliori ragazze sotto il proprio tetto. Una lotta che non rinuncia a colpi bassi come denunce e soffiate a gruppi religiosi che spingono per la chiusura dei bordelli. Il quadro generale vede questo scontro tra due “imprese”, ma ovviamente il centro della narrazione di Harlots è rappresentato dalle vite delle ragazze che sono costrette a prostituirsi. Non prendete il “costrette” come un termine da collegare a violenza o coercizione da parte di protettori e protettrici senza scrupoli: la costrizione deriva dal fatto che, ai tempi, per una donna c’erano davvero poche alternative alla vendita del proprio corpo.

Una cosa tremenda, certo, ma che giustamente non viene raccontata dal punto di vista dello spettatore dei nostri tempi: le storie delle ragazze di Harlots vengono raccontate con la visione delle protagoniste stesse, ovvero donne consapevoli che non esistono percorsi alternativi a quello di prostituirsi. Così, assistiamo a tantissime scene in cui la lettura della già citata lista è motivo di orgoglio e litigi, così come lo sarebbe una ipotetica lista di Forbes o giù di lì. Allo stesso modo, la giovane figlia di una delle tenutarie si fa avanti con la madre offrendo di vendere la propria verginità per salvare l’impresa di famiglia.

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A livello narrativo, si tratta di una scelta coraggiosa, perché del tutto controcorrente, ma si tratta della scelta giusta, l’unica in grado di calarci nello spirito del tempo. Non si tratta dell’unico spunto positivo: ottima anche la scelta di associare una colonna sonora contemporanea (e con un bel po’ di elettronica) a una serie in costume. Non è certo una novità, ma contribuisce a dare un tocco pop a tutta la serie. Infine il cast: le due matrone sono perfette nei ruoli, così come le varie ragazze, tra cui spiccano Elodie Smyth e Jessica Brown-Findlay, già Lady Sybil in Downton Abbey.

Nel prosieguo della stagione, Harlots promette di tenere alto il livello del racconto delle singole protagoniste, innestando le loro storie di vita su una trama che non vuole rinunciare anche a un aspetto mistery, con tutti i rischi del caso. Ma è giusto rischiare, perché le basi sono solide e costumi e scenografie sono da produzione super.

Perché seguire Harlots: per la sua volontà di non essere una classica serie in costume

Perché mollare Harlots: perché non parliamo di una primizia assoluta



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