12 Aprile 2018 7 commenti

Killing Eve – Il ritorno a sorpresa di Phoebe Waller-Bridge di Marco Villa

L’autrice di Fleabag torna con Killing Eve, sfida a distanza tra un’assassina a pagamento e un agente dell’intelligence britannica

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Phoebe Waller-Bridge è una delle preferite di Serial Minds, oltre a essere uno dei nomi in maggiore ascesa in ambito televisivo e non solo. Compirà 33 anni a luglio e come attrice, ha dalla sua un bel po’ di esperienza nei teatri di Londra e più di un titolo importante in tv (Glue e Broadchurch), in attesa di Solo: A Star Wars Story. Come autrice, invece ha firmato Crushing e la bellissima Fleabag, recitando da protagonista in entrambe. Due serie che mettevano al centro una giovane donna che vuole essere indipendente da tutto e tutti, ma che, come tutti, deve fare i conti con i propri limiti, le proprie difficoltà. Killing Eve è la sua nuova serie e non parla di problemi personali, rapporti amorosi disastrati o la fatica di trovare un lavoro vero, ma di spie e killer. Ovvero di cose che non ci si sarebbe mai aspettati in questo momento della carriera da Phoebe Waller-Bridge. Tutti motivi che, ovviamente, ce la fanno amare ancora di più.

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Killing Eve è in onda su BBC America dall’8 aprile: la prima stagione prevede otto episodi ed è già stata confermata una seconda stagione. Basata sul libro Villanelle di Luke Jennings, la storia è quella di un confronto tra due donne: da una parte la spietata killer su commissione Villanelle (Jodie Comer, già in Thirteen e The White Princess), dall’altra la donna che le dà la caccia, ovvero l’agente dell’MI5 Eve Polastri (Sandra Oh, per tutti Cristina Yang di Grey’s Anatomy). Villanelle è un sicario che vive in una situazione di distacco dal mondo: fatica a comprendere il comportamento umano e non riesce a relazionarsi in modo naturale con il prossimo. Non è però un freak, che vive chiusa in un angolo: semplicemente è come se vivesse a dieci centimetri da terra, in una sorta di dimensione parallela in cui sembra piegarsi al suo volere. Al contrario, Eve Polastri è ancorata al terreno e porta avanti una vita in costante ritardo, piena di confusione e di cose che non vanno per il verso giusto. Una vita normale, insomma.

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Il tono generale di Killing Eve è leggero e molto british: Eve è circondata da personaggi che le permettono di essere sempre al limite del comico, mentre Villanelle è tratteggiata quasi come un fumetto, sempre fuori contesto rispetto al mondo verosimile della serie. Il bello, però, è che questo approccio di leggerezza è inserito su una storia che potrebbe tranquillamente reggere anche in versione drama duro e puro. Nel primo episodio assistiamo a come Villanelle riesca a eliminare non uno, ma ben tre obiettivi, lasciandosi alle spalle anche una serie di vittime innocenti, uccidendone uno (Remo Girone, peraltro) piantandogli un ago nell’occhio, ma sempre con il sorriso sulle labbra. Allo stesso tempo, vediamo anche il crollo di Eve, che si considera responsabile per non essere riuscita a salvare buona parte di quelle vittime.

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Elementi pesanti, che vengono però affrontati con ironia e che riescono a stare in piedi grazie all’ottimo lavoro di Jodie Comer e Sandra Oh e grazie a una scrittura curatissima. E qui torniamo a Phoebe Waller-Bridge, che firma in prima persona le sceneggiature, perché Killing Eve è chiaramente una serie in cui lo sguardo dell’autore gioca un ruolo fondamentale. Per dirla ancora più dritta: Killing Eve è questa cosa perché c’è Phoebe Waller-Bridge, con tutta la sua esperienza in fatto di personaggi irriverenti e al limite dello strambo. Prendere un genere più che codificato e riuscire a farlo proprio nell’arco di poche scene: se non è talento questo…

Perché guardare Killing Eve: perché è una serie dal tono particolare, scritta e interpretata molto bene

Perché mollare Killing Eve: perché guardando Sandra Oh vi viene in mente Meredith e finisce la magia



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