2 Agosto 2018 4 commenti

Forse girano il sequel/reboot di ALF, uno dei pochi casi in cui saremmo contenti di Diego Castelli

L’odio per i remake non è assoluto, è questione di sfumature

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Diciamoci la verità: di questi tempi, ogni volta che sentiamo la parola “reboot” abbiamo un istintivo moto di rigetto.
Negli ultimi anni, troppe serie (e film) sono state riesumate, ripulite e riproposte, e i risultati mediocri di molte di esse hanno fatto montare una certa irritazione verso una pratica sempre più percepita come una semplice carenza di idee originali.

Facciamo anche una precisazione: non è il fatto in sé che un’idea venga ripresa e rimasticata, a dare fastidio. La storia del cinema e della tv è piena di prodotti nati altrove, nella letteratura o nello stesso cinema e nella stessa tv, e molti di essi sono capolavori. Il problema dunque non è il prendere spunto da cose che già esistono. Il problema è farlo compulsivamente, in maniera smaccata, senza tenere conto di quanto il materiale originale sia ancora nella mente degli spettatori. Per questo non abbiamo alcun problema se una rete americana decide di tradurre in serie un romanzo che nessuno conosce, o un film di cinquant’anni fa che ormai ricordano in pochi (alla Westworld). Diverso il caso in cui si favoleggia di un remake di Buffy, con una nuova Buffy, a neanche vent’anni dalla serie precedente (poi sappiamo che non andrà così, ma ci siamo capiti).



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Questione di sfumature dunque. E proprio in virtù di queste sfumature mi sento di essere abbastanza contento di un possibile, probabile sequel/reboot di ALF da parte della Warner.
Primo perché parliamo di una serie di ormai trent’anni fa, e secondo perché sì, tanti se la ricordano ancora, ma non è nemmeno quella pietra miliare della serialità televisiva su cui gli universitari fanno le tesi di laurea.
E c’è anche un altro dettaglio: creata da Tom Patchett e Paul Fusco, e andata in onda dal 1986 al 1990 per quattro stagioni, ALF (acronimo di Alien Life Form) raccontava di un buffo alieno schiantatosi con la sua navicella e finito ad abitare con una famiglia della middle class americana. Alf, il cui muso allungano è diventato una vera icona della tv vintage, era un pupazzotto sarcastico, arguto, e delizioso nella sua smodata passione culinaria per i gatti.
Ecco, il fatto che Alf fosse un pupazzo, e probabilmente lo sarebbe anche nella nuova versione, toglie un ulteriore problema di invecchiamento: possiamo essere sereni sul fatto che sullo schermo ci sarà proprio lui, non un suo clone, non un patetico imitatore, ma proprio Alf.

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Interessanti anche alcune indiscrezioni raccolte da Variety, in base alle quali la serie non sarebbe in effetti un reboot, quanto un sequel: si tratterebbe infatti di tirare fuori Alf dall’Area 51, dove sarebbe rimasto imprigionato dopo il series finale di quasi trent’anni fa, e vedere come reagisce al mondo moderno.
Per esempio, l’idea che Alf possa incappare in una rete internet stracolma di gatti, beh, vale già il prezzo del biglietto.

Attendiamo fiduciosi ulteriorio sviluppi.

PS, la sigla mi mette ancora di buonumore, a pensare ai pomeriggi dell’infanzia…

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