14 Settembre 2018 2 commenti

The Purge – La serie tratta dal franchise de “La notte del giudizio” di Diego Castelli

The Purge ripropone l’idea di un futuro in cui tutta la violenza è concentrata (e ammessa) in una sola, lunghissima notte di follia

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Quando uscì nel 2013, The Purge (in italiano “La Notte del Giudizio”) divenne quasi subito il classico B-Movie di cui molti amano parlare male, ma che alla fine tutti conoscono e hanno almeno intravisto qui e là. Potere di un concept netto, preciso e abbastanza originale – un futuro distopico in cui, per combattere la criminalità, lo Stato concede ai cittadini un’unica notte “di sfogo” all’anno, in cui qualunque crimine è concesso, omicidio compreso – tradotto in un thrillerino facile facile, con un protagonista come Ethan Hawke, e una suspense sempliciotta ma godibile che fa subito “filmetto con gli amici”.

Paradossalmente, proprio questa facilità di accesso, che ha garantito al film il successo necessario alla produzione di due sequel e un prequel, è anche la base principale delle critiche, perché l’impressione è che l’idea alla base del franchise fosse bella “sul serio”, salvo poi essere ridotta a film di scarso spessore artistico.
Il tocco di classe, nella storia originale, stava nel mostrare che l’epurazione funzionava: quell’unica notte di follia, certificata e concessa dai sedicenti Nuovi Padri Fondatori, aveva sì tutte le caratteristiche dell’incubo a occhi aperti, per il quale provare istintiva repulsione, ma il film ci diceva continuamente che effettivamente i suoi risultati li portava a casa, con l’azzeramento dei crimini per tutto il resto dell’anno, e una sostanziale diminuzione delle violenze (in valori assoluti, diciamo).
Lì in mezzo, da qualche parte, c’è un nocciolo filosofico non banale, che ragiona sulla natura dell’uomo, sulle sue pulsioni e i suoi istinti, e che mette sul piatto temi politici ed etici di una certa rilevanza: quand’è che una società “funziona”? In base a quali parametri? E cosa siamo disposti a sacrificare, in termini morali, affinché quel funzionamento venga ottimizzato? Sacrificare pochi per il bene di molti ha senso? O non è invece una forma di nazismo consolatorio?



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Insomma, il sugo c’era. Il problema, come detto, era che rimaneva sullo sfondo, e quello che poteva essere un filmone epocale aveva scelto di restare un filmetto da accompagnare a una pizza.
Per questo diventa ancora più interessante vedere cosa ne sarà di The Purge in versione serie tv. Perché l’ovvia speranza è che, nel formato dilatato della serialità televisiva, quello stesso concept possa sviluppare meglio le sue potenzialità, senza per questo rinunciare in toto al ritmo, alla suspense, e alla messa in scena di una violenza “creativa” che comunque, dal punto di vista del puro spettacolo, ha il suo perché.

In tutta onestà, il pilot è ancora guardingo. Di fatto un reboot, o semplicemente un’altra versione della stessa storia, la The Purge televisiva in onda su USA Network e firmata dallo stesso creatore della saga (James DeMonaco), punta a raccontare con la prima stagione una e una sola notte di epurazione, che di fatto inizia con la fine del pilot, utilizzato in gran parte per presentare i personaggi che poi se la vedranno brutta nelle prossime settimane.
Fra questi c’è un marine che torna a casa proprio nella notte fatidica dopo aver ricevuto un messaggio inquietante della sorella minore; la stessa sorella, che si è unita a un culto settario i cui membri puntano a offrirsi come sacrifici umani durante il “purge”; una coppia che non approva il metodo dell’epurazione ma si trova incastrata con un gruppo di facoltosi pro-purge in nome di certi affari che devono costruire (e che metteranno a dura prova la loro bussola morale); una donna in carriera che progetta di passare la notte in ufficio, protetta da guardie del corpo, mentre un’assassina da lei assoldata fa un lavoro sporco in sua vece, ecc ecc.

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Tante storie, insomma, lì dove i film tendevano a concentrarsi su singole famiglie o nuclei. Scelta forse inevitabile, vista la mole di ore da riempire, che però al momento non permette alla serie di fare quel salto di qualità di cui si diceva: sono tutti personaggi che, presi singolarmente, sarebbero stati presentati nello stesso modo in un film, e quindi le loro eventuali potenzialità seriali vanno ancora esplorate.
Tempo ce n’è, perché dieci episodi sono l’equivalente di circa cinque film, quindi gli autori hanno tutto lo spazio che vogliono per rendere il franchise qualcosa di più di un semplice thriller distopico. Cosa che di per sé non sarebbe nemmeno disprezzabile, e il pilot è messo in scena con un generale, onesto livello di dignità, da lasciar pensare in primo luogo a un intrattenimento efficace e probabilmente divertente. Però certo, se all’inizio The Purge era un film di neanche 90 minuti, per il quale valeva la pena spendere una sera in leggerezza, per concedere dieci ore della nostra vita vogliamo sperare in qualcosa che abbia uno spessore maggiore.
Vediamo se ci riescono.
Perché seguire The Purge: se i film vi sono piaciuti, la serie parte dalle stesse premesse, e grazie alla sua maggiore durata ha la possibilità di sviluppare meglio un concept le cui vere potenzialità ad oggi si sono solo intraviste.
Perché mollare The Purge: il pilot da solo non sembra aspirare a una complessità maggiore rispetto ai film, che a conti fatti restano dignitosi thrillerini e non molto di più.

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