12 Ottobre 2018 6 commenti

Doctor Who 11 season premiere: nuovi dottori, vecchi predatori di Federico Guerri

Un ritorno che farà storia, ma che ha già una strada tutta sua

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ATTENZIONE! SPOILER SULLA 11×01 DI DOCTOR WHO

Tutti aspettavamo il suo ritorno.

In fondo, è uno degli alieni di cui siamo innamorati da quando eravamo ragazzini. Instancabile nella sua missione e con una tendenza ad atterrare sulla Terra per trovare ciò di cui ha bisogno, dotato di una tecnologia avanzatissima e apparentemente imbattibile, il Predator è membro di una cultura che pone al suo centro la caccia delle creature più pericolose dell’universo e non è un caso che scelga come bersaglio la razza umana.

Nella versione di Chris Chibnall, Predator si teletrasporta sul pianeta nella posizione accucciata del Terminator (un’altra citazione al fantascientifico Schwarzenegger) e indossa un’armatura nera manga-fetish che nasconde fattezze e cimeli orribili sulla pelle. Il suo obiettivo, stavolta, è dettato dal caso: un operaio di Sheffield, Inghilterra, deve morire affinché la caccia sia conclusa e lui possa conquistare il suo ruolo di capo-clan.

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Chibnall, che sappiamo capace di descrivere la provincia e dotare di umanità dolente e storie ben cesellate i suoi abitanti dai tempi di Broadchurch, sporca gli ambienti colorati e lucidi di Moffat regalandoci un treno e una città più sporchi, bui e pervasi di elettricità. Ci presenta una Modern Family multietnica inglese composta da un orfano con problemi di coordinazione motoria, sua nonna comprensiva e il nuovo compagno conducente notturno d’autobus e una poliziotta che vorrebbe di più dal suo ruolo. Li fa incrociare per caso su un treno e in un bosco che, non a caso, è l’unico ambiente veramente magico e alieno della puntata per poi farli unire da una minaccia aliena che ricorda un po’ il cult “Attack the block” (primo ruolo importante di John Boyega, che poi è passato a Star Wars, e con Jodie Witthaker che, beh, ci stiamo arrivando…).

Il gruppo dei quattro è, prima di tutto, una famiglia disfunzionale, il che è una novità rispetto alle ultime incarnazioni del franchise (Predator, giusto?) e potrebbe aprire, nelle prossime puntate, a interazioni interessanti anche considerando i precedenti dello showrunner in merito a rapporti familiari intricati e complessi. L’avventura e la meraviglia non sono immediatamente lanciate là come nella gestione Moffat e forse è un bene perché, in quello, Steven era insuperabile e si sarebbe rischiato un fastidioso effetto emulazione invece che un cambio di direzione che, se può risultare un po’ ostico a chi sguazzava nello stupore continuo, viene invitato a rilassarsi e concentrarsi su personaggi più importanti di una trama da pilot in fondo già vista e rivista.

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La cosa più interessante di questo primo episodio è che, in direzione opposta agli altri film, il Predator viene fatto confrontare non con eroi muscolosi e armati o gruppi paramilitari ma con un’altra creatura aliena dotata di spirito, un certo talento per il caos ingegneristico e la battuta e la tendenza a trovare soluzioni laterali e pacifiche alle situazioni. La creatura umanoide, conosciuta come il Dottore e intrepretata dalla brava Jodie Whittaker (che, nei primi dieci minuti, riproduce in maniera impressionante movimenti e vezzi del predecessore nel ruolo Peter Capaldi), nonostante si stia riavviando e, di fatto, non abbia memoria di sé, ha come primo istinto quello di occuparsi di chi ha intorno, prendersi cura e costruire soluzioni. Interessante come questo suo istinto innato alla protezione e alla parola come arma (“only idiots carry knives” dice, a un certo punto) la contrapponga immediatamente alla fantascienza mostruosa e caciarona del simil-Predator. Non a caso, nel loro scontro finale, il Dottore chiede al cacciatore galattico di andarsene dal pianeta per favore.

Se fossimo più intelligenti di quel che siamo sembrerebbe quasi che Chibnall stesse dichiarando che la sua fantascienza sarà diversissima da quella che ci si aspetta da altre serie chiassose e colme di esplosioni e avrà al suo centro umanità e intelligenza.
Ci è dato da pensare, alla fine dell’episodio, che proprio questo Dottore (e la famiglia che l’ha conosciuto e adottato) sarà il protagonista dei prossimi episodi perseguendo la missione, detto in parole sue, di “sorting out fair play throughout the universe”.

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