19 Luglio 2019 4 commenti

Deep Streaming: Paquita Salas su Netflix di Gianluca Bortolotto

Cominciamo a parlare di serie che sono lì, ma di cui non vi eravate accorti

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Ciao sono il Castelli. Niente, è successo questo: un mio collega, Gianluca, viene da me e mi fa “io guardo un sacco di serie non anglofone che nessuno in Italia guarda mai, a volte sono chicche clamorose e altre volte sono boiate inarrivabili, posso scriverne a caso sul vostro sito?”
E chi siamo noi per dire di no a una richiesta così bene argomentata? Per cui inauguriamo la rubrica Deep Streaming, su tutto quanto c’è di oscuro e nascosto su Netflix, Prime Video ecc ecc.
Cadenza: a cazzo di cane.

 

Se pensate che la Spagna delle serie tv sia solo La Casa de Papel allora siete completamente fuori strada e se non avete mai sentito parlare di Paquita Salas, beh, allora mi spiace comunicarvi che il vostro volo per Madrid è stato appena cancellato. Avete perso la possibilità di godere, oltre che di una generosa porzione di “pulpo a la gallega”, anche di una delle più esilaranti comedy series prodotte negli ultimi anni.

Nata nel 2016 come web series pubblicata sulla piattaforma FLOOXER, Paquita Salas raggiunge in pochissimo tempo un record di visualizzazioni tali da attirare prima l’attenzione di Neox e poi del gigante Netflix che rilascia tutte e tre le stagioni fino ad ora prodotte.

La miniserie (tre stagioni di 5 episodi ciascuna della durata di circa 30 minuti) scritta e diretta dai talentuosissimi LOS JAVIS (Javier Calvo e Javier Ambrossi) racconta la storia di Paquita, famosa negli anni novanta per essere una delle migliori agenti per attori di cinema e tv di Spagna ma ora in rovinoso declino: gordita, egoriferita, sempre “al borde de un ataque de niervos”, Paquita è politicamente scorrettissima, e affronta le sue giornate alla ricerca della star perfetta da lanciare nel firmamento cinematografico e televisivo internazionale rimediando però soltanto brutte figure e porte sbattute in faccia.

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Puntata dopo puntata vengono risucchiati dal suo campo gravitazionale una scia di personaggi che non sono semplicemente delle “spalle” ma che rappresentano ognuno un perno su cui si avvita uno spunto di riflessione: la fragile assistente Magui in cerca di un’occasione per incominciare a brillare davvero in un modo di squali; la popolare e meravigliosa attrice Macarena Garcia (che interpreta se stessa) fagocitata dallo star system che la vuole sempre perfetta e omologata a qualche stupido schema hollywoodiano; e poi Clara, la prima attrice lanciata da Paquita, ormai scomparsa dalle scene e nascosta in un piccolo villaggio di provincia nel tentativo di nascondere un segreto che le tormenta l’anima.

Ma Paquita Salas non è soltanto commedia; sotto la superficie della sua comicità trash scorre il fiume carsico della denuncia al lato più gretto e ignorante del mondo contemporaneo dove la diversità è ancora considerata come un’infezione da rimuovere.

Le tematiche dei diritti LGBT, del bullismo, delle disabilità vengono trattati senza mai fare sconti a niente e a nessuno, con un linguaggio chiaro, esplicito e diretto senza nessuna concessione al buonismo e al facile sentimentalismo tanto caro a certe atmosfere televisive e cinematografiche d’oltreoceano.

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La serie ha un impatto estetico volutamente “sporco” e discontinuo: brevi piani sequenza realizzati con un’unica camera a spalla (a volte smartphone?), il montaggio veloce, i dialoghi in camera effetto reality e le immagini rubate “effetto spy” lasciano il posto quando meno te lo aspetti a panoramiche di largo respiro, a sofisticati rallenty con una color correction perfetta e ad emozionanti primi piani capaci di raccontare in pochi secondi la carica emotiva dei protagonisti.

Con tanto Almodovar nel suo DNA, una scintillante sfilata di ruoli cameo (da Paz Vega ad Ana Obregon), incursioni continue negli altri mondi televisivi conosciuti (mitica è la puntata dove Paquita va a far danni sul set della telenovela Il Segreto) e una colonna sonora degna della serata finale dell’eurovison song contest, Paquita Salas  vince nel 2016 il premio Cosmopolitan, nel  2017 il premio FEROZ come miglior serie televisiva e vede incoronato anche come miglior  attore Braye Efe nella ruolo “en travesti” di Paquita.



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