16 Aprile 2020

Killing Eve 3 season premiere: quanto ci erano mancate! di Diego Castelli

Se avevate paura di rimanere delusi dal ritorno di Killing Eve, ecco, no

ATTENZIONE! SPOILER SULLA 3X01

Come certamente sapete o immaginate, e come penso succeda a molte/i di voi, io seguo tante serie a settimana. Un po’ meno rispetto a 4-5 anni fa, quando decisi di coltivare anche un po’ di vita extraseriale, però comunque tante. E tutte queste serie si possono dividere sostanzialmente in due gruppi: quelle che mi piacciono “sul serio”, di cui aspetto con ansia l’episodio successivo, e che dopo ogni puntata mi fanno dire “ammazza che roba gagliarda che sto guardando” (che ne so, Better Call Saul); e poi quelle che invece guardo più per abitudine, per blanda simpatia, per tenermi aggiornato per il sito o per affetto pregresso per i personaggi (mi vengono in mente The Conners e New Amsterdam, per dirne due).
E ormai vediamo e conosciamo talmente tanti telefilm, con novità continue, articoli e podcast, che alle volte, passati un po’ di mesi, inconsciamente scambi quelli del primo gruppo con quelli del secondo, quasi “dimenticandoti” che una serie ti piaceva proprio tanto, e che ogni volta che ne guardavi un episodio ti sentivi tutto felice e soddisfatto di te stesso.

Ecco, con Killing Eve mi era successo questo. Cioè, ricordavo benissimo che mi piaceva un sacco, ma era un ricordo quasi esclusivamente razionale: ah sì, settimana prossima riparte Killing Eve, ok, segniamocelo, è importante, ma ora sto finendo altre cose, non disturbate.
Poi però la puntata arriva, nello specifico la prima della terza stagione, e fra me e me dicevo “aspetta che cerco di ricordarmi perché mi piaceva così tanto”. Dopo averla vista la risposta è arrivata pulita e spontanea: “ah già, ecco perché”.
Killing Eve ha cambiato per la terza volta showrunner (Suzanne Heathcote ha sostituito Emerald Fennell, e nella quarta stagione verrà a sua volta sostituita da Suzanne Heathcote, secondo il progetto di avere ogni anno una nuova donna alla guida dello show), ma non ha perso un briciolo della sua forza e della sua spregiudicatezza, e l’episodio che abbiamo visto pochi giorni fa trasuda il consueto gusto per la sorpresa, il guizzo, la creatività, pure dopo un finale, quello della seconda stagione, che sembrava aver detto davvero molto, forse perfino troppo, su un rapporto complicato come quello fra Eve e Villanelle.

All’inizio della terza stagione, entrambe le protagoniste sono uscite dai rispettivi giri. Eve non lavora più per i servizi segreti e impasta ravioli in un mesto ristorante coreano, mentre il marito, dopo i traumi dell’anno scorso, è finito in una specie di casa di cura per combattere lo stress. Villanelle, dal canto suo, si sta sposando con una messicana di cui non sappiamo nulla (e infatti il matrimonio ci coglie un po’ alla sprovvista), ma è evidente che non ha dimenticato Eve, che crede morta per sua mano (scopriremo che è stata salvata da dei turisti di passaggio, nell’unica rivelazione un po’ moscia della puntata).

Durante il matrimonio di Villanelle, ecco la prima botta di freschezza: facciamo la conoscenza con la sua vecchia istruttrice, Dasha (interpretata da Harriet Walter) che è una specie di Villanelle più anziana: stesso gusto per la violenza, stessa abilità con le lingue e con vari strumenti di morte, stesso atteggiamento un po’ sopra le righe, per quanto Villanelle abbia anche la sua dote di follia pura, che forse (dico forse) Dasha non ha.
L’istruttrice, che in realtà aveva aperto l’episodio in un flashback che metteva in luce la sua vena sadica e vendicativa fin da ragazzina, è riapparsa per convincere Villanelle a tornare a lavorare per i Twelve, che sentono la mancanza delle sue abilità. Villanelle lì per lì nicchia un po’, ma poi accetterà un lavoretto facile facile dietro la promessa che per lei potrebbe essere in serbo una promozione non da poco nelle gerarchie dell’organizzazione.

E se Villanelle è chiamata a rientrare in servizio, perché altrimenti la serie finisce, Eve non può essere da meno. Qui la questione è un po’ più complicata, perché Eve, che non è matta come l’acerrima nemica-amica (per lo meno, non tanto quanto), sembra davvero intenzionata a lasciarsi alle spalle la vita da spia, per abbandonarsi a un’esistenza completamente anonima o addirittura nascosta, rimpallata fra gli angoli della cucina coreana e un appartamentino solitario dove si addormenta quotidianamente guardando la tv.
A spingere per il suo rientro sarà Kenny, il figlio di Carolyn, che ha a sua volta abbandonato i servizi, ma non ha smesso di indagare sui Twelve, non visto dalla madre che nel frattempo ha altre gatte da pelare, tipo un tizio che detesta e che viene chiamato a valutare e supervisionare il suo operato all’MI6.

Arrivando verso fine episodio, saremmo già soddisfatti: abbiamo visto un matrimonio folle finito in rissa; abbiamo conosciuto un personaggio nuovo, divertente e affascinante come Dasha; abbiamo visto Villanelle tornare al lavoro e soffocare una povera crista con lo zafferano, giusto per scimmiottare ironicamente un vecchio omicidio di Dasha; abbiamo riso, ma con una punta di compassione, per la nuova vita di Eve, che al ristorante sembrava più la Cristina Yang di Grey’s Anatomy a cui qualcuno avesse tolto la possibilità di operare. Avevamo visto, insomma, come entrambe le protagoniste si sentissero svuotate una senza l’altra, e come sotto sotto sapessero di avere bisogno di una nuova sferzata di energia per poter tornare a vivere una vita piena.
Un’ottima preparazione alla nuova stagione, insomma, e ci sentivamo già a posto così, placidamente consci dell’antica regola non scritta secondo cui i finali sono sempre più impattanti delle premiere.

E invece no. A pochi minuti dalla fine, Eve sbotta con un suo collega del ristorante che ormai da giorni cercava di capire se una tizia era interessata a lui o meno. La pochezza di quei dialoghi e della situazione che descrivevano, causa una reazione infastidita nella ex spia che, evidentemente, è troppo intelligente e arguta per poter stare così tanto tempo in mezzo a gente di così basso livello. Decide così di accettare l’invito di Kenny, che già aveva provato (senza successo) a farla tornare al lavoro sui Twelve, ma che le aveva offerto anche la semplice possibilità di bere qualcosa insieme per svagarsi un po’.
Eve chiama il ragazzo, si danno appuntamento, e quando è il momento la donna si reca all’ufficio di lui, dove noi l’avevamo visto lavorare da solo e insospettirsi per qualche strano rumore nella stanza accanto.
Eve arriva alla postazione di Kenny, non lo trova, trova il suo telefono, e mentre si chiede dove sia finito, attraverso la finestra dietro di lei vediamo cadere dal palazzo un (non troppo) misterioso corpo.
Sentendo il rumore dello schianto, Eve fa due più due e corre di sotto, solo per trovare il povero Kenny spiaccicato sull’asfalto.

Inutile dire che, se già eravamo contenti di ritrovare le nostre care, vecchie e folli amiche, questo twist ci inchioda alla poltrona. No, non è un rientro soft, non è un placido riacclimatarsi nelle vecchie atmosfere un po’ borderline. Killing Eve prende la necessaria quiete dopo la tempesta della seconda stagione, e la riduce al minimo, dando alle protagoniste giusto il tempo di rifiatare un attimo, per poi costringerle (soprattutto Eve) a tornare in pista più agguerrite di prima.
E se la non-morte di Eve, per quanto ovvia, è stata liquidata un po’ troppo semplicemente, il decesso di Kenny spariglia le carte (non solo per Eve, ma anche e soprattutto per Carolyn) e ci rigetta in un gustosissimo caos dalle conseguenze imprevedibili.
Ci siamo divertiti, incuriositi, preoccupati, sorpresi, e non abbiamo alcuna idea di cosa succederà, a parte il fatto che Eve e Villanelle dovranno tornare a incrociare le spade e, probabilmente, i cuori.

Bentornata Killing Eve, ci mancavi più di quanto fossimo disposti ad ammettere.



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