11 Gennaio 2021

Serial Moments 460 – Dal 3 al 9 gennaio 2021 di Diego Castelli

Commossi addii, suspense sui giornali e badilate di metatestualità

5.The Stand 1×04 – Buona fortuna
Di episodio in episodio, mi pare sempre più evidente che The Stand abbia le carte in regola per essere al massimo una serie discreta, ma difficilmente potrà avvicinarsi al capolavoro letterario da cui è tratta. In questo episodio, però, l’arrivederci al grosso e buono Tom Cullen, spedito a fare la spia nel territorio di Randall Flagg proprio perché, in quanto disabile, sarà pressoché insospettabile, un po’ mi ha smosso, anche perché una delle cose migliori create finora dalla serie è proprio il rapporto di amicizia fra Tom, che non sa leggere, e Nick, che in quanto sordomuto sa solo scrivere. Probabilmente l’altra cosa migliore è la costruzione del personaggio di Harold, particolarmente efficace perché spezza l’illusione che tutti ci facciamo quando immaginiamo noi stessi in un futuro post-apocalittico: ci viene facile pensare che saremo degli eroi, adorati da tutti e bramati dalle femmine (o viceversa). Purtroppo, però, non c’è nulla che garantisca che non diventeremo invece post-adolescenti piagnoni e rancorosi pronti a compiere il male.

4.Your Honor 1×05 – Suspense
Solita, impeccabile suspense nel momento in cui i cattivi vengono a scoprire che il giudice Desiato, che fino a quel momento conoscevano di sfuggita, potrebbe essere un protagonista non da poco di tutta la vicenda. E come lo scoprono? Andando a interrogare il gestore della pompa di benzina dove si era fermato il giovane Adam, per mostrargli la foto di Kofi Jones, sulla cui colpevolezza cominciano a dubitare. Caso vuole, però, che accanto alla foto di Kofi ci sia proprio la foto del giudice, che l’uomo subito riconosce, anche se ai cattivi pare che abbia riconosciuto l’altra. Un piccolo equivoco, insomma, un classico caso di suspense in cui siamo noi quelli che sanno tutto, e trepidiamo fino al momento in cui anche i personaggi arriveranno al nostro livello. Cosa succederà dopo, però, non lo sappiamo né noi né loro.

3.This is Us 5×05 – Ma vedi che non c’era da preoccuparsi, cucciolino?
Il ritorno di This is Us dopo la pausa natalizia è come di consueto denso di zucchero e tenerezze, ma anche di buona scrittura e buona recitazione. Se la storia di Kate inizia in modo molto intenso (con il racconto dell’aborto) e finisce in maniera forse un po’ telefonata (il confronto-scontro con Mark, “ovviamente” rimasto cretino nonostante il passare degli anni), non si può non partecipare alla commozione di Randall quando viene a sapere che il padre non gli aveva mentito sulla morte della madre, semplicemente perché nemmeno lui conosceva tutta la verità. Una verità di cui noi invece eravamo parzialmente al corrente, e non vedevamo l’ora che Randall potesse togliersi questo peso.



2.Star Trek Discovery 3×13 – Amicizie
La terza stagione di Discovery termina con un grosso e puccioso lieto fine in cui tutti i problemi raccontati fino a quel momento si risolvono e si apre una nuova fase di prosperità e pace. Tutto talmente risolto, che parrebbe quasi un finale di serie, se non fosse che il rinnovo per la quarta stagione è già ufficiale da mesi.
Detto questo, nei serial moments non metto niente che riguardi Michael perché raga, io non so che dire, ma a me sta sulle balle. Sempre lì che spinge e spinge e spinge, e piange quasi ogni episodio, e alla fine c’è pure la retorica del “hai rotto i coglioni a tuono, ma avevi ragione tu, quindi ci prostriamo ai tuoi piedi”. Cioè, Michael ne ha passate di brutte, intendiamoci, ma l’alone di completa infallibilità che ormai la circonda comincia a sembrarmi eccessivamente pomposo, specie perché non è praticamente mai stemperato da alcuna autoironia.
Preferisco allora la storia di Saru, che riesce a entrare in connessione con il povero Su’Kal (chissà come l’han preso in giro alle elementari con quel nome lì), concludendo un arco narrativo molto travagliato ma anche tenero, che ha permesso a due esponenti di una specie ormai distrutta di ritrovarsi dopo decenni di attesa.

1.Staged 2×01 – Il meta del meta del meta
La seconda stagione di Staged è arrivata a pochissimi mesi di distanza dalla prima, per l’ovvio motivo che una serie incentrata sul lockdown non può andare avanti con una stagione all’anno per sette anni, a meno di un lockdown che duri sette anni (cioè, madonna, speriamo di no). Allo stesso tempo, però, la qualità del primo ciclo di episodi andava di pari passo con la sua capacità di essere assolutamente “sul pezzo”, tanto che mi chiedevo se una seconda stagione non sarebbe stata inevitabilmente fuori tempo massimo. Qualcuno magari la penserà effettivamente così, ma a conti fatti io no: il primo episodio della seconda stagione di Staged vede i nostri protagonisti nell’atto di essere intervistati a proposito della prima stagione (?!?!), per poi venire a sapere da Whoopi Goldberg (?!?!?!?) che Hollywood è interessata a una versione americana dello show che però modifichi il cast, ingaggiando Colin Firth e Hugh Grant (?!?!???!??!).
Siamo quindi passati da una serie che racconta le versioni finzionali di due attori famosi nell’atto di preparare uno spettacolo teatrale, a una serie che racconta il tentativo di quegli stessi attori di partecipare al reboot di quella stessa serie. Siccome da queste parti siamo da sempre amanti della metatestualità, una roba del genere non può che mandarci fuori di testa, specie se, come al solito, a reggere la baracca ci sono due interpreti di talento così straordinario come Michael Sheen e David Tennant.

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