11 Agosto 2021

Mr. Corman: Con Joseph Gordon-Levitt verso nuove (gustose) frontiere del disagio di Diego Castelli

Joseph Gordon-levitt è una di quelle star hollywoodiane per le quali capita spesso di pensare: “Quanto mi piacerebbe essere Joseph Gordon-Levitt”.
Questo perché è un attore bello, ma non troppo bello che poi è ingestibile. Ed è famoso, ma non così famoso che ti riconoscono pure se vai in Guatemala con lo zaino.
Insomma, dà sempre l’idea di essere tutto sommato una persona normale che ce l’ha fatta, finendo a lavorare con profitto dentro gli Inception o i Looper.
Se poi ci spostiamo dalla sua prolifica carriera di attore (ha cominciato presto e ha appena quarant’anni) a quella di autore, notiamo che forse questo tema della normalità, delle cose che accadono alle persone comuni, non è solo un’impressione nostra, da spettatori.

Tralasciando una discreta quantità di cortometraggi nonché due Emmy Awards vinti per produzioni televisive e interattive nell’ambito della sperimentazione audiovisiva (non per sminuire, semplicemente non sono cose di cui ci occupiamo noi), sono due i titoli più importanti della carriera del buon Joseph dietro la macchina da presa.
Il primo è Don Jon, film del 2013 diretto e interpretato da Levitt con Scarlett Johansson. Raccontando in maniera rocambolesca, tamarra e stupidona la vita di un ragazzo in cerca del vero amore ma traviato da anni di porno su internet, Levitt raccoglieva sincere risate mostrando però anche una particolare sensibilità: il tema del porno è “stretto” e parziale, ma riusciva a trasmettere il senso di un disordine emotivo proprio delle ultimissime generazioni, così quotidianamente bombardate da quantità impressionanti di stimoli, da faticare sempre di più a trovare non tanto una strada “giusta”, ma pure una strada che sia per l’appunto “una”.

Quasi dieci anni dopo Gordon-Levitt rilancia con Mr. Corman, serie di Apple TV+ da lui scritta, diretta e interpretata, che per certi versi è il seguito morale, anche se non narrativo, di Don Jon. Non tanto nello stile, anche se pure qui c’è qualche guizzo di puro divertimento, ma proprio nei temi: il ragazzo agitato e pornomane del 2013 è diventato un quarantenne più posato, e il porno non c’entra più. Ma è rimasta la ricerca di qualcosa, di una chiave dell’esistenza che ancora non si riesce a trovare.
Il signor Corman del titolo è un insegnante di quinta elementare che fin dai primi minuti del pilot, notando un po’ di inaspettato cinismo nei suoi giovani studenti, dichiara con un certo orgoglio di sentirsi una persona fortunata. Perché diciamolo, se hai un lavoro, una casa, la salute e un po’ di tempo per lo svago, stai già messo meglio della grande maggioranza della popolazione del pianeta.
Proprio qui, però, iniziano i problemi.



Nei due episodi finora usciti, vediamo Corman andare incontro a una crescente crisi d’ansia e di panico, di cui nemmeno lui riesce a comprendere bene i contorni. Saranno le speranze da musicista coltivate in gioventù e poi disattese, sarà l’irritante facilità con cui alcuni suoi amici accettano una vita modesta e mansueta, o forse saranno quelli che, nei locali di Los Angeles, hanno come missione nella vita quella di raccontarti i cento progetti in cui sono coinvolti e le mille occasioni che hanno di sfondare.
Com’è, come non è, Corman non si sente a posto da nessuna parte. Non abbastanza ambizioso, ma non abbastanza rilassato, soddisfatto solo a metà, insofferente per l’altra metà.
E forse non è un caso che il protagonista, come raccontato esplicitamente in un dialogo con una ragazza bella ma ordinaria conosciuta in un bar, siano nato e cresciuto a Los Angeles: se per molti la patria di Hollywood è un sogno, o un rito di passaggio, comunque una sorta di traguardo a cui tendere, Corman è già lì, è sempre stato lì, e quindi non ha a disposizione un immediato posto dove andare, che sia unanimemente riconosciuto come un viaggio che vale la pena intraprendere.

Ora io non so se voi vivete la vostra vita in modo completamente diverso, tanto che il povero signor Corman vi sembrerà solo un cretino. Resta però il fatto che Gordon-Levitt, ancora una volta, si mostra in sintonia con un certo spirito del tempo, un’era in cui usando un cellulare vediamo costantemente le vite di tutti, e in cui c’è sempre dietro l’angolo un’ansia da prestazione che non sai nemmeno bene dove sia diretta, sai solo che se non fai qualcosa che gli altri ti riconoscano, significa che non vali niente e non puoi essere soddisfatto di te.
Vedremo dove condurrà il viaggio di Mr. Corman, se sarà un percorso salvifico, come alcuni attimi finali del secondo episodio farebbero pensare, o se sarà un viaggio negli inferi più profondi.
Intanto, però, con il suo stile semplice e diretto, ma anche capace di sprazzi di creatività pura, Joseph Gordon-Levitt mi ha convinto a stargli dietro fino in fondo. Il che non è mai una brutta cosa.

Perché seguire Mr. Corman: per la capacità di cogliere con arguzia certi mali del nostro tempo, pur rimanendo una serie “leggera”.
Perché mollare Mr. Corman: resta comunque uno show che racconta un disagio, e il disagio può anche stare indigesto.



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