8 Settembre 2025

Wednesday 2 – Gli stessi pregi e gli stessi difetti di Diego Castelli

La serie spaccatutto di Netgflix offre il consueto intrattenimento fantasy-teen, ma continua a triggerare noi vecchi nostalgici

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SPOILER SU TUTTA LA SECONDA STAGIONE

Nella scorsa puntata del nostro podcast Salta intro, quella del 5 settembre 2025, è successa una cosa molto tenera: mi ha scritto una bambina di 11 anni, Livia, con l’intento di cazziarmi (con affetto, s’intende) per il trattamento che un paio di settimane prima avevo riservato alla prima parte della seconda stagione di Wednesday.

Che poi, non è che ne avessi parlato male, ma se ricordate la recensione della prima stagione, forse avete ancora in mente certe mie perplessità per così dire strutturali sulla serie, che prendeva il materiale originale (cioè la mitologia della Famiglia Addams) e la rimescolava in un modo che non mi sembrava particoralmente interessante.
Livia contestava il fatto che per lei, a 11 anni e senza alcuna conoscenza pregressa della Famiglia Addams, Wednesday era innanzitutto una serie molto divertente e immaginifica, diretta proprio a un pubblico molto giovane.

E Livia ha, ovviamente, ragione. Perché è vero che Wednesday è diretta a un pubblico di adolescenti o anche bambini, ed è vero che il gusto non si discute: quindi una serie che è diretta verso un pubblico e piace a quel pubblico, tendenzialmente ha vinto tutto.
Purtroppo, però, a scrivere su questo sito c’è un quarantatreenne calvo che, per quanto cerchi di sembrare giovane, evidentemente non lo è, e che quindi è costretto a scrivere ciò che gli suggerisce il cuore. Anche se la lezione di Livia non la dimentichiamo.

Sul perché non sono mai stato troppo convinto da Wednesday, che pure è la serie di maggior successo di sempre di Netflix (per lo meno in termini di visualizzazioni), consiglio di recuperare la prima recensione, che tanto la penso ancora allo stesso modo.

Cercando di riassumere molto brevemente, il mio problema è che prende un materiale originale che ha quasi cento anni ma che sarebbe ancora attualissimo e super originale (una famiglia di freak assurdi, di “diversi”, che sfida qualunque convenzione borghese con il sorriso sulle labbra, facendo passare i “normali” come banali poveretti privi di gioia e originalità), per trasformarlo in un teen drama soprannaturale abbastanza ordinario, che pesca da tante diverse fonti (da Sabrina a Harry Potter) per costruire una storia che della forza dirompente e provocatoria dell’originale conserva davvero poco.
Soprattutto un drama che, per sua natura, deve far evolvere i suoi personaggi in un modo che inevitabilmente ne annacqua la caratteristiche più memorabili.

E questo al netto della sua riuscita come serie tv in sé e per sé. Perché Wednesday, a partire da un’ottima protagonista, molto brava sulla scena ed esteticamente perfetta per la parte, è effettivamente una serie molto ricca, diretta da un maestro come Tim Burton (ormai un po’ invecchiato, ma sempre maestro), e nel complesso divertente e godibile.

Ebbene, la seconda stagione mi sembra che proponga gli stessi pregi e gli stessi difetti, acuiti dal fatto che non c’è più nemmeno l’effetto sorpresa del “come” sarebbero stati messi in scena questa storia e questi personaggi a decenni dall’ultima volta.
Mercoledì deve tornare alla Nevermore, il luogo dove la specificità della famiglia Addams si perde in mezzo a molti altri freak (scusate, ma andava detto), deve continuare a costruire il suo rapporto di amicizia con Enid, e deve esplorare le profondità della sua famiglia, all’interno della quale covano molti segreti.

Alcune novità, in questo senso, ci sono pure, con l’arrivo di Steve Buscemi nei panni del nuovo preside, il ritorno di Gwendoline Christie in versione fantasma, e l’apertura dell’albero genealogico degli Addams con l’arrivo di nonna Hester, interpretata da Joanna Lumley. Una nonna ricca e arrogante che serve pure a riempire la quota, per l’appunto, di vecchi ricchi e arroganti che di questi tempi rappresentano il bacino principale per la scelta di personaggi cattivi o comunque potenzialmente ostacolanti (il fatto che di cognome faccia “Frump” e che le venga proposto di costruire un grattacialo con il suo nome sopra, beh, diciamo che i riferimenti all’attualità si sprecano).

Sono attori e personaggi interessanti, e Wednesday si può seguire con il placido divertimento che già la prima stagione aveva garantito, episodio più, episodio meno.
E però il problema di non riuscire a essere davvero originale, e/o di non riuscire a cogliere il vero senso del materiale di partenza, mi sembra sempre piuttosto evidente.

Possiamo fare tre esempi. Il primo è lo scambio di corpi fra Wednesday e Enid. Di per sé è un episodio frizzante, e vedere Jenna Ortega dimenarsi come una pazza colorata è stato piuttosto divertente. Però lo scambio di corpi è una formula che abbiamo già visto cento volte, e che arriva in un momento in cui al cinema c’è un film (Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo) che è il seguito di un vecchio film a sua volta terzo adattamento cinematografico di un romanzo del 1972, che al mercato mio padre comprò, e che propone lo stesso schema.
Come dire, non è che ci si sia spremuti più di tanto.

Secondo esempio, che varrebbe anche per la prima stagione, è l’insistenza sulla trasformazione di certi personaggi in “Hyde”. Anche qui, il riferimento letterario più che evidente maschera il fatto che Wednesday, molto più che come la Famiglia Addams, si comporta come Harry Potter, rimasticando elementi di mitologie diverse e preesistenti.
E intendiamoci, adoro Harry Potter, il meccanismo è legittimo, e nemmeno la Famiglia Addams originale si inventava “tutto” (perché nessuno lo fa). Però diverse porzioni di Wednesday sembrano già viste molto più di quanto la Famiglia Addams sembrerebbe perfino oggi.

Ma il terzo esempio è per me il simbolo più evidente di un approccio molto preciso e pure legittimo, ma che io non riesco a digerire fino in fondo.
Parlo del fatto che veniamo a scoprire l’origine di Mano, il corpo da cui si è staccato, la storia che c’è dietro.

Vorrei essere molto chiaro su questo punto: non solo è una scelta narrativa ammissibile, ma immagino che molte persone abbiano pure apprezzato. È un meccanismo classico delle serie tv, una delle cose che le distingue dal cinema: nelle serie tv c’è tempo per approfondire, per sviscerare, ed è quasi “naturale” che una delle scelte di Wednesday sia stata inventare una backstory per uno dei personaggi più enigmatici di questa famiglia di stramboidi.
E però c’è il solito problema: il fatto che molti elementi della Famiglia Addams non fossero spiegati, a maggior ragione quelli più tendenti al soprannaturale (come il fatto di avere per amica una mano senziente e senza corpo), era proprio il bello di quel mondo lì. Era una sfida per lettori e spettatori: la Famiglia Addams è così e basta, è diversa da tutte le altre, e non c’è bisogno che qualcuno ti spieghi perché è diversa da te. È diversa punto, e tu la devi accettare così, le devi volere bene così, perché lei vuole bene a te.

Capite la profondità e la dirompenza di un messaggio del genere, infilato in strisce comiche di cento anni fa? Ecco, a me può stare bene che gli sceneggiatori di Wednesday decidano di dare una storia a Mano, ma non solo non ne sentivo il bisogno, ma credo anzi che sia un ulteriore modo per distanziare questa serie dagli elementi migliori dell’originale.
Se Mercoledì diventa capace di sentimenti veri, se i drammi fra nonne, madri e figlie trasformano gli Addams in una famiglia da vero teen drama, se agli elementi più immaginifici di questo mondo non viene permesso di conservare la propria aura di buffo mistero, beh allora chiamiamola in un altro modo, ma non è più la famiglia Addams, anche se continua a usare quel nome per bullarsi con gli amici.

Poi che la serie, di per sé, funzioni, per me si può nuovamente dire. Non so se è stata una mossa vincente quella di insistere di fatto sugli stessi cattivi, e come detto ci potevamo aspettare un po’ più originalità nelle pure scelte narrative. Però il ritmo è buono (soprattutto nella seconda parte), un po’ di invenzioni ci sono (la vera Famiglia Addams resta viva in piccole cose come Pugsley che sfama piante carnivore come fossero cangolini o Gomez che si gusta un bel sandwich al topo), e Jenna Ortega continua a trasmettere un carisma superiore ad altre giovani eroine degli stessi generi (compresa la citata Sabrina).

È che per me continua a essere un’occasione mancata. La diluizione di una storia e di un mondo ancora fortissimi, in una versione magari più scintillante e stilosa di qualcosa che però abbiamo già visto. Un assedio di forze esterne (la necessità di un’evoluzione dei personaggi, il bisogno di trovare evidenti riferimenti all’attualità, il bisogno di spiegare tutto) a un quadro che trovava la sua forza proprio nell’essere cristallizzato.

Detto tutto questo, e per tornare all’inizio, Livia ha ragione: è un prodotto per lei, e la fa divertire. Ma che gli vuoi dire, a Wednesday, se raggiunge esattamente i risultati che si era prefissa?
Forse le possiamo dire che i risultati che erano stati raggiunti dalla storia che lei avrebbe dovuto aggiornare e superare, restano migliori dei suoi. Ma tanto quella storia la conoscono sempre meno persone, e quindi le nostre rimostranze vanno bene giusto per un articolo su un sito, in un grigio lunedì di settembre, per persone che ancora ricordano quando Mano usciva da una scatola, e non se ne andava in giro ovunque.
Lasciateci qui, nella nostalgia…



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