16 Ottobre 2025

The Last Frontier – Serie tamarre e dove trovarle di Diego Castelli

Su Apple Tv+ uno show poco realistico ma molto divertente. Forse.

Pilot

Ci sono volte in cui, leggendo la trama di una serie o di un film, il primo istinto è dire “questa non può essere una cosa seria”.
Che non è necessariamente un male, è solo la constatazione che il concept di quel prodotto è così pazzerello, sfacciato, esagerato, che difficilmente può trasmetterci l’idea della grande serie d’autore, del racconto di elevato spessore filosofico, la True Detective degli anni Venti, ecc ecc.

È il caso di The Last Frontier, nuova serie di Apple Tv+ creata Jon Bokenkamp, già padre della fortunata The Blacklist, che passa dalla generalista alle piattaforme con una storia parecchio bizzarra che rientra pienamente nella casistica di cui sopra, e i cui due primi episodi lasciano un dubbio non indifferente: stiamo guardando una serie divertente e piena di ritmo, o una cagatona mostruosa che ci farà cadere le braccia?

The Last Frontier è ambientata in Alaska, per la precisione a Fairbanks, un paesino dove lo U.S. Marshal Frank Remnick (interpretato dal Matthew Perry incazzato, Jason Clarke) gestisce lavoro e famiglia con una certa placida efficienza, facendo progetti di fuga nella natura con la moglie.

Tutto va a scatafascio quando nei boschi a pochi chilometri di distanza cade un aereo che trasportava numerosi prigioneri federali durante un trasferimento. Dopo lo schianto, diversi di questi prigionieri si ritrovano liberi, impauriti e arrabbiati, e minacciano la quiete della cittadina.

Ma non basta, perché fra questi prigionieri ce n’è uno in particolare, soprannominato Havlock, che è il più pericoloso e intelligente di tutti, e che diventa il principale obiettivo della CIA, arrivata a Fairbanks nella persona dell’agente Sidney Scofield (Haley Bennett) e pronta a fare la voce grossa mentre il povero Frank cerca di gestire l’emergenza come meglio può.

L’avete sentito, il profumo di trashata? Oppure, se vogliamo essere più gentili, di concept iperbolico tipo anime o manga (perché se dovessimo trovare dei casi di prodotti che uniscono trame esageratissime a spessore cultura/filosofico, forse cercheremmo soprattutto a Oriente)?

Ecco, nel leggere la trama di The Last Frontier, ma soprattutto nel vedere come nel primo quarto d’ora del pilot succeda già un botto di roba, l’impressione è proprio quella di una serie che vuole farci tirare fuori i popcorn, godendoci un divertimento per il quale si possa tenere acceso anche solo metà cervello, senza paura di perdersi qualcosa.

E se fosse solo così, se The Last Frontier fosse una solida serie di intrattenimento caciarone, un po’ action e un po’ thriller, andrebbe benissimo. Non c’è scritto da nessuna parte che una serie tv non possa essere una “buona” serie tv a meno di cambiarci la vita o spingerci a sondare le più oscure profondità dell’animo. Alle volte vogliamo solo vedere i poliziotti che inseguono i criminali, e non c’è nulla di male.

Tocca però sottolineare che, già nei primi due episodi usciti su Apple Tv+, c’è pure qualcosa che scricchiola.
Per esempio nel tono: per una serie che, come abbiamo detto, parte da un concept abbastanza sopra le righe, i personaggi si prendono tutti fin troppo sul serio, creando una qualche distonia con il mood che io vorrei tenere mentre guardo questa storia.

Ma c’è poi un elemento di scrittura nudo e crudo: è evidente, già dopo il primo episodio, l’intenzione di trasformare The Last Frontier in una caccia all’uomo in cui Havlock è l’obiettivo principale, nonché quello più sfuggente, circondato da un contorno di altri cattivi che possono tornare buoni per fare un po’ di macello.
In questo senso, Havlock ha un ruolo un po’ alla Moriarty di Sherlock, un super cattivo estremamente scaltro che da solo può tenere in scacco un’intera squadra di tutori dell’ordine.

Ecco, da questo punto di vista il meccanismo è fin troppo sfacciato. È talmente evidente l’importanza della dinamica “avvicinarsi ad Havlock – essere fregati da Havlock – avvicinarsi di nuovo ad Havlock”, che la paura è quella di avere già visto buona parte di ciò che The Last Frontier ha da offrire, con i prossimi episodi che saranno la ripezione di un canovaccio che fin da subito risulta fin troppo scritto, costruito, strutturato.

Dopo i primi due episodi, ci troviamo quindi di fronte a un bivio. Sono effettivamente due episodi capaci di divertire, pieni di eventi, di personaggi con un loro preciso carisma (nel cast ci sono anche altre facce note come Dominic Cooper e Johnny Knoxville), all’interno di una cornice chiara e che fa venire voglia di vedere come finisce la vicenda.

Allo stesso tempo, i meccanismi usati per divertire il pubblico sono così espliciti, che uno spettatore/spettatrice appena più smaliziato/a potrebbe vedere soprattutto forzature gratuite e trucchi da prestigiatore di paese.
In questo senso, un segnale personalmente non bellissimo è il cliffhanger del secondo episodio, che non descriverò nel dettaglio: diciamo che è un gancio emotivamente forte verso la puntata successiva, ma che non è riuscito a scuotermi particolarmente perché, nel contesto della serie, non l’ho trovato particolarmente credibile.

Ma il fatto che The Last Frontier si trovi sul filo del rasoio si deve proprio a questo: è contemporaneamente possibile che diventi una serie troppo semplice e ripetitiva per essere davvero ingaggiante, ma pure che, già a partire dal terzo episodio, ci stupisca in modo inaspettato, magari proprio giocando su certe aspettative da puzza sotto il naso che ci siamo fatti preventivamente.
Naturalmente spero in questa seconda ipotesi.

Perché seguire The Last Frontier: punta a essere una serie divertente e svelta, e ha i numeri per esserlo.
Perché mollare The Last Frontier: gioca sul confine sottile fra divertimento caciarone e totale trashata, e non è scontato prevedere da che parte starà alla fine.



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