23 Ottobre 2025

Chad Powers su Disney+ – Non sarà Ted Lasso, ma tocca amarla di Diego Castelli

Se c’è una cosa che non smetterà mai di funzionare, sono le storie (americane) di riscatto umano che passa attraverso lo sport

Pilot

Nell’agosto del 2020, quando uscì la prima stagione di Ted Lasso, c’era proprio bisogno di… Ted Lasso. Una serie statunitense ma anche un po’ europea (nell’ambientazione). Una serie sportiva americana, con tutti i suoi elementi di riscatto, allenamento, vittoria ecc, ma con un protagonista molto contemporaneo, a cui era concesso essere fragile. Una serie comica, ma anche dolce e accogliente.
Insomma, una serie di cui avevamo bisogno, che adattava un canovaccio ben noto a esigenze nuove, nel mezzo di un mondo caotico, pandemico, egoista, pericoloso.

Per certi versi, e pur considerando che ci sarà una quarta stagione, non abbiamo mai smesso di cercare Ted Lasso. Ha settato un paradigma, ha aperto una via. Ma soprattutto, sentiamo di averne ancora necessità, perché la pandemia (quella pandemia) sarà anche finita, ma il mondo continua a fare abbastanza schifo.
E allora oggi ci aggrappiamo a Chad Powers, che di Ted Lasso è una specie di figlia o cugina, che va in onda su Disney+, e che si porta dietro un concetto simile: raccontare lo sport per infilarci la fragilità, la paura, la testa incasinata, ma pure per lasciare un margine di speranza.

Chad Powers non esiste. È un personaggio fittizio creato da uno sportivo in crisi. Quello sportivo è Russ Holliday (interpretato da Glenn Powell, co-creatore della serie insieme a Michael Waldron, a sua volta creatore di Loki), che sembrava avere un luminoso futuro come quarterback, salvo incappare in una serata storta che dire storta è dire poco. Così storta che Russ finisce sul libro nero di tutti gli appassionati di football e di tutti i coach e gli scout di quel mondo.

Apparentemente destinato all’oblio e, forse, a un lavoro con il padre che per mestiere crea trucchi prostetici per il cinema, Russ non ci sta, perché gli interessa solo il football e sente di non saper fare altro. Allora non trova altra soluzione che fare il provino per una squadra di college, a cui però non può partecipare come Russ Holliday, che tutti conoscono e tutti disprezzano.

L’unica possibilità è rubare una delle maschere del padre, farsi aiutare da una mascotte in cerca di riscatto, e creare Chad Powers, un ragazzo di provincia con il naso grosso e le guance prominenti, un po’ scemotto e svampito ma con un braccio che sul campo può fare cose sorprendenti.
Inizia così una seconda vita, una vita di gloria ma anche di menzogna, in attesa di svelare al propria vera identità.

Che Chad Powers sia una comedy è di fatto inevitabile: serve la sospensione di incredulità tipica del genere per accettare che nessuno riconosca Russ, abbastanza famoso nel giro, ma anche solo che nessuno si chieda se quel naso e quelle guance siano finte. Anche se, va detto, la maschera resta abbastanza credibile, e allora forse la vera sospensione di incredulità non riguarda il fatto in sé che il protagonista non venga riconosciuto, quanto l’abilità con cui lui e il neo-amico Danny (Frankie Rodriguez) riescono a mettere insieme un trucco secondo solo a quello di Mrs Doubtfire.

Ma è una comedy anche perché il meccanismo della bugia, della furbata, dell’inganno a fin di bene (almeno dal punto di vista di Russ), garantisce la fornitura di un gran numero di gag che riguardano sia l’ingenuità infantile del personaggio di Chad, sempre pronto a rendersi ridicolo o a fornire di sé le storie più assurde, sia il costante pericolo che Russ venga scoperto e si trovi nel più totale imbarazzo, eventualità che ci fa sorridere ma anche stare dentro un certo livello di suspense.

E poi però Chad Powers, come Ted Lasso, non è solo una comedy. Nell’ansia di Russ c’è un sentimento vero, un bisogno di validazione che fa a pugni con la vergogna di aver fallito, senza che si riesca a capire quale dei due sia più tossico per il protagonista.
Parteggiamo per lui nell’ottica della rivincita, ma sappiamo anche che il metodo che sta usando per tornare sulla cresta dell’onda dovrà presto presentare un qualche tipo di prezzo. Il percorso di Russ, in questo meno comico e molto più umano, comprensibile da chiunque, è quello di una persona disposta a tutto per il successo e, più in profondità, per il riconoscimento dei suoi pari, ma che dovrà capire prima o poi quanto sia pericoloso il giocarsi tutto, ma proprio tutto, per quell’obiettivo.

Un obiettivo che è condiviso anche da altri personaggi, a partire da Ricky (Perry Mattfeld), assistente del coach nonché sua figlia, che nutre una grande passione per il football e vorrebbe essere riconosciuta nelle sue capacità di allenatrice.
Russ e Ricky condividono lo stesso bisogno di essere “visti”, da un pubblico o da un padre poco importa, e tutti e due vivono questo bisogno in modo poco sano: Ricky perché non riesce a godersi il suo lavoro, schiacciata dall’ansia da prestazione, Russ perché addirittura non può usare la sua vera identità, giocando sul filo di un’alienazione che, in nome della vittoria, rischia di farlo diventare una specie di cattivo di Batman con la personalità multipla.

Sto scrivendo questa recensione quando manca un solo episodio alla fine della prima stagione (potevo anche aspettare una settimana a sto punto, vabbè…) perché volevo capire quanto fiato avesse la serie e dove volesse andare a parare. Avevo paura che il concept del mascheramento, in sé e per sé, avesse poco respiro in una storia che, per sua natura, puntava al momento della rivelazione, dovendo però posticiparlo il più possibile.

Dopo cinque episodi, quel tema non è sparito (e forse non è un caso che la prima stagione di Chad Powers abbia solo sei puntate), ma gli autori se la sono comunque cavata: se nella prima parte Chad Powers è soprattutto una storia di riscatto umano e sportivo, pur con tutte quelle ombre psicologiche di cui ci siamo detti, la quinta puntata inserisce nuovi elementi, più da commedia degli equivoci, che mettono ulteriore carne al fuoco e complicano la situazione dei protagonisti.

Per dirla in altro modo, e senza voler spoilerare, se prima il tema era solo quello della maschera e della finta identità, nel pre-finale l’inganno si arricchisce di nuove sfumature, nuovi “rischi”, che rendono lo svelamento ancora più complicato e tolgono a Russ almeno una parte del suo potere decisionale, come se la scelta di uscire dall’inganno gli scivolasse via dalle mani, rendendo la sua posizione sempre più pericolosa e sempre meno governabile.

È anche il momento in cui Chad Powers si allontana da Ted Lasso, pur rimanendo sua parente.
Nella storia di Russ c’è molto della voglia di rivincita, ma anche del bisogno di affetto, di connessione umana, di riconoscimento reciproco, che avevamo visto nella serie con Jason Sudeikis (e che abbiamo visto di recente anche in Stick, per rimanere nell’ambito della comedy sportiva americana).

E però c’è anche la consapevolezza di non poter arrivare a quelle vette di pucciosità e di decostruzione del mito del macho americano, e ci si sporca volentieri le mani con certi intrighi da soap opera, che però funzionano bene nella dinamica di inganno (per quanto commedioso) su cui si fonda la vicenda di Russ/Chad.

Il risultato, a mio giudizio, è quello di una serie che funziona da più punti di vista, che diverte e appassiona, e in cui c’è spazio per voler bene a personaggi con cui è facile empatizzare, perché a tutti noi è capitato di sentirsi emarginati e poco considerati, bisognosi di una pacca sulla spalla o un abbraccio sentito, anche se magari non siamo arrivati a impersonare personaggi inesistenti.
E ora voglio proprio vedere come decidono di concludere la stagione.

Perché seguire Chad Powers: è una comedy divertente ma non sciocca, con personaggi densi e scelte narrative furbe.
Perché mollare Chad Powers: nella galassia dello sportivo “de core” che comprende anche Ted Lasso, Chad Powers sta un gradino sotto il capolavoro di Apple Tv+.



CORRELATI