4 Novembre 2025

Down Cemetery Road – Una gustosa sorpresa, dall’autore di Slow Horses di Diego Castelli

Un complotto malvagio, due investigatrici improbabili, e almeno tre generi in uno

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Chi fra voi segue il podcast Salta Intro sa bene che, nell’annunciare le serie in partenza nella settimana che seguirà la pubblicazione di ogni episodio del podcast, sono solito piazzare uno o più “chippini” sui titoli che, a sensazione e sulla base delle informazioni che si hanno in quel momento, mi sembrano più promettenti.
Naturalmente, a volte ci prendo e a volte no, sia perché mi faccio venire l’acquolina in bocca per prodotti che saranno mediocri, sia perché snobbo serie che poi mi piaceranno (un esempio di quest’ultimo caso, Robin Hood di MGM+, ma ne riparleremo).

Oggi però parliamo di una volta in cui è andata bene. Perché era inevitabile mettere il chip su Down Cemetery Road, serie di Apple Tv+ (anzi no, è diventata Apple Tv e basta, senza il plus) con Ruth Wilson ed Emma Thompson, tratta da una serie di romanzi dello stesso autore di Slow Horses (Mick Herron).
Come vedete, di carne al fuoco ce n’era parecchia, ed era facile farsi prendere dall’entusiasmo. Entusiasmo che, per fortuna, non è andato sprecato.

Down Cemetery Road racconta di una donna, Sarah (Ruth Wilson, che ricordiamo con gioia dai tempi di The Affair), che si ritrova suo malgrado all’interno di un mistero: durante una cena insieme a un antipaticissimo riccone con cui il suo fidanzato vorrebbe lavorare, Sarah assiste alle conseguenze di un’esplosione avvenuta in una casa del vicinato. Una bambina viene portata all’ospedale e, per vari motivi che non stiamo a specificare, Sarah vorrebbe andarla a trovare, se non fosse che della bambina non c’è traccia e nessuno ne parla.
Disturbata da questi strani segreti, Sarah arriva a rivolgersi a una buffa agenzia investigativa in cui operano Zoë (Emma Thompson) e il marito, che prendono in mano il caso appena prima che succedano altri macelli.
(Fra parentesi, Zoë è tecnicamente la protagonista della serie di romanzi da cui la serie è tratta, come il Jackson Lamb di Gary Oldman è il protagonista dei romanzi di Slow Horses)

Nel frattempo, per noi spettatori, una parte del mistero effettivamente non esiste: l’esplosione è dovuta a una qualche operazione segreta del governo e dei servizi segreti inglesi (perché siamo in Inghilterra e, come Slow Horses, Down Cemeterey Road è una serie profondamente british), che ora cercano di insabbiare tutto e identificano subito Sarah come un possibile e inaspettato pericolo/fastidio.
Quindi insomma, il nocciolo dell’intrattenimento non sta nello scoprire se una cospirazione c’è (perché c’è), bensì nel vedere come se la caveranno Sarah e Zoë contro i cattivoni in giacca e cravata (fra cui c’è anche il goffo Hamza, interpretato dal Adeel Akhtar che avevamo molto apprezzato in Utopia).

Senza voler fare un paragone troppo grosso, che sarebbe probabilmente forzato, Down Cemetery Road ha però in comune con Slow Horses una caratteristica precisa che questa nuova serie sembra addirittura potenziare, ovvero il miscuglio di generi.

Down Cemetery Road è un thriller/giallo capace di costruire ottima suspense con pochi mezzi, giocando sulla classica disparità fra la singola persona bisognosa di verità, e un’organizzazione malvagia e tentacolare che vuole metterle i bastoni fra le ruote, costruendo nel frattempo sorprese sanguinose e momenti di grande pathos.
E però Down Cemetery Road è anche una mezza comedy, in cui la stravaganza di Zoë e del marito garantisce diversi momenti surreali, cinici, pucciosamente sciocchi, a partire da un personaggio che affronta il tema investigativo come il dottor House poteva affrontare la medicina: con un generico disprezzo verso l’umanità e una sostanziale sfiducia nella gente.
Infine, ma le singole sfumature sarebbero anche di più, Down Cemetery Road è un drama vero, in cui Sarah è prima di tutto un personaggio capace di emozioni potenti e viscerali, e in cui la stessa Zoë è chiamata a “testare” il proprio cinismo e la propria impassibilità con eventi di grande portata emotiva.

Certo non è una novità, per le serie inglesi in particolare, il tentativo di tenere insieme più anime diverse in una sola storia, e in fondo funziona anche per Slow Horses, che è una serie che ci fa sganasciare, ma che quando deve diventare un thriller e/o un action, lo sa fare benissimo.

Ma in questo intento della mescolanza di sapori diversi, Down Cemetery Road sembra avere anche qualcosa in più, e il risultato è una serie dalla profonda umanità, in cui i personaggi ci appaiono veri e concreti proprio perché non sono mossi e identificati da una sola caratteristica, o un solo modo di sentire, ma abbracciano stati d’animo molto diversi a seconda della situazione in cui si trovano, pur all’interno di una cornice cospiratoria che sembrerebbe, in effetti, più adatta a protagonisti macchiettistici.

Non a caso, a essere molto più macchiette sono i cattivi: l’impressione dei primi due episodi (gli unici disponibili al momento di scrivere questa recensione) è quella della costruzione di una sfida fra una non meglio precisata entità statale gelida, spietata, sorda, ma per certi versi ridicola, e due donne sole contro il mondo, dotate di un’umanità che è la prima arma con cui combattere il freddo grigiore degli intrighi di palazzo.

Per tenere in piedi questo equilibrio molto difficile, in cui si ride appena prima di piangere e un attimo dopo essere saltati sul divano per la sorpresa, molto lavoro deve essere svolto da una sceneggiatura frizzante e consapevole, molto abile nel gestire i diversi pesi compositivi.

Ma un grande merito va dato alle due protagoniste, estremamente diverse per tipo di personaggio e stile recitativo, ma entrambe capaci di gestire alle perfezione tutti i registri che sono chiamate a governare. Emma Thompson ha il personaggio più gigione e pazzerello, cosa che forse rende un po’ più “facile” (fra molte virgolette) la costruzione di un carattere che si fa subito notare.
Ma Ruth Wilson ha il compito più difficile, perché il suo è il personaggio più vero, più umano, anche più ordinario (di una ordinarietà che diventa rilevante nel suo scontrarsi contro forze di cui nemmeno sapeva l’esistenza). Ed è qui che la sua bravura viene a galla, facendoci stringere il cuore ogni volta che la situazione la mette di fronte a sfide inaspettate e apparentemente insormontabili, per le quali serve un costante sforzo per tirarsi su e proseguire.

Se non si fosse capito, i primi due episodi di Down Cemetery Road mi hanno soddisfatto pienamente. Originali, divertenti, appassionanti, a tratti sorprendenti, ben scritti e ben recitati.
Naturalmente, quell’equilibrio fra i generi è insieme il primo pregio e il primo pericolo per la serie: se Morwenna Banks (creatrice dello show) lo terrà saldo fino alla fine, avremo per le mani una sonora bombetta. Se lo perderà, scivolando troppo in una dimensione o nell’altra, potremmo comunque avere un prodotto divertente, ma dall’impatto più contenuto.
Ne riparleremo.

Perché seguire Down Cemetery Road: per le ottime protagoniste e una frizzante sceneggiatura multigenere.
Perché mollare Down Cemetery Road: se non vi piace la classica esuberanza delle serie british. E anche perché di Jackson Lamb ce n’è uno solo.



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