18 Dicembre 2025

Fallout 2×01 – Un gradito ritorno, segnato da un’antica fatica di Diego Castelli

Torna su Prime Video una delle serie più apprezzate del 2024, ma proprio la distanza dall’esordio impone una riflessione più complessiva

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Tecnicamente, questa è una recensione della prima puntata della seconda stagione di Fallout. E in effetti lo sarà.
Allo stesso tempo, la mia esperienza di visione è stata segnata da un contesto psicofisico che mi porta a riflettere anche su un tema più strutturale relativo al modo in cui, al giorno d’oggi, guardiamo le serie tv.

Sperando che non vi faccia partire un attacco di “ma che sta dicendo questo”, e confidando di trovare qualcuno che abbia provato le mie stesse sensazioni, possiamo riassumere la faccenda con un serafico: “Che bello che sia tornata Fallout, e che ganzo il primo episodio, ma che fatica ho fatto a vederlo”.

Della prima stagione di Fallout, creata per Prime Video da Graham Wagner e Geneva Robertson-Dworet, avevamo parlato solo bene. Non solo si vedevano i soldi spesi in ambientazioni ricche ed effetti speciali pregevoli, non solo poteva contare su un gran cast (Ella Purnell, Walton Goggins, Kyle MacLachlan fra gli altri), e non solo c’era una storia molto densa e articolata, ma comunque comprensibile, per raccontare questo strano mondo che ci sembra sì un “futuro”, ma non esattamente il futuro del nostro presente, quanto più un retrofuturismo che ha come base gli anni Cinquanta del secolo scorso.

A contare molto, se non addirittura più di tutto, in questi tempi di sfruttamento commerciale di vecchi brand e di un certo purismo/tradizionalismo degli spettatori, il principale pregio di Fallout era proprio quello di… essere Fallout, di rappresentare per i fan della saga videoludica da cui la serie è tratta un porto sicuro in cui ritrovare ambientazioni, stile, tono (a metà fra dramma e commedia grottesca), e perfino singoli effetti sonori che già conoscevano per averli incontrati sulle loro console e i loro computer.

Tutto questo non è cambiato (ne riparliamo fra poco), ma intanto è successo qualcosa probabilmente fuori dal controllo di chi ha prodotto la serie, ma che per me ha costituito un problema non nuovo per i serialminder arrivati a un quarto del Ventunesimo Secolo: era passato troppo tempo dalla prima stagione.

Il primo ciclo di Fallout è datato aprile 2024, sono passati quasi due anni, e per una serie dalla trama così densa è un’enormità. Io non mi ricordavo più niente. O meglio, mi sembrava di ricordarmi tutto, ma poi alla prova dei fatti sono andato in grande difficoltà.
E allora giù di recap scritti da umani e riassunti prodotti dall’intelligenza artificiale (che è il mio principale motivo di impiego dell’IA, per la cronaca), al punto che, durante la visione dell’episodio, mi sono trovato a fermarmi più volte per chiedere a Gemini o a ChatGPT chi diavolo fosse la persona che stavo guardando.
Qualcuno di più giovane e fresco di me potrebbe accusarmi di senilità (legittimo), e qualcun altro potrebbe sottolineare che, volendo, c’era tutto il modo e il tempo per rivedersi la prima stagione in attesa della seconda. E invece no, scusate, ma io ho da fare nella vita e quindi non ho voglia di impiegare otto ore a rivedere una serie già vista, perché loro hanno fatto passare così tanto tempo che non mi ricordo più una cippa.

Questo mi sembra un problema più generale dell’odierno modo di distribuire e guardare le serie tv (pensate anche a Stranger Things, per dire), ma si pone con particolare forza con Fallout che fin dalla prima stagione mescolava diverse trame e parecchi personaggi, in un calderone all’epoca affascinante, ma oggi pure un po’ ingestibile.
Cosa avrebbero potuto fare per renderci la vita più comoda, oltre a proporci un doveroso “previously” di tipo 6 minuti, forse il più lungo che io abbia mai visto?
Beh, magari si poteva partire con un episodio un po’ più tranquillo, ordinato, magari perfino rarefatto (alla Vince Gilligan), per permetterci di riacclimatarci meglio con la storia.
Ma è pure l’unico appunto vero che faccio a una puntata che, per il resto, è proprio Fallout.

Avrete già capito che ora non faremo il recap dell’episodio, non c’è tempo e, appunto, ve lo fa meglio l’IA.
Diciamoci però che questa 2×01 riparte a tuono con tutte o quasi le storie lasciate in sospeso nella prima stagione (manca soprattutto Maximus, che vedremo nelle prossime settimane), e aggiungendo un ulteriore elemento narrativo e di cast.

Fin dalla prima scena, infatti, facciamo la conoscenza con Robert House, padrone della RobCo e di mezza Las Vegas, che nel tempo pre-bellico è interpretato da quel bell’omino di Justin Theroux. Nella prima sequenza, House ci presenta un dispositivo di controllo mentale, impiantabile sulla nuca, con il quale prima controlla un rozzo muratore incazzato per poi fargli esplodere la testa, e che evidentemente sarà un oggetto/tema centrale della seconda stagione. Viene infatti ripreso a fine puntata dal fuggitivo Hank, che raggiunge i sotterranei di Las Vegas (che come da videogioco dovrebbe chiamarsi “New Vegas”, ma il cui nome aggiornato mi sembra non venga ancora nominato nell’episodio) per lasciare un messaggio a un qualche capo misterioso, probabilmente lo stesso House, per progetti e complottoni di cui ancora dobbiamo conoscere i dettagli.

L’idea, evidentemente, è quella di dare alla seconda stagione di Fallout un nuovo intrigo e un nuovo mistero, dopo che la prima aveva in effetti svelato molto sull’origine della guerra, il sistema dei Vault, il passato di alcuni personaggi chiave, e la vera natura del padre di Lucy, che non è esattamente uno stinco di santo e che ora viene inseguito dalla figlia non per salvezza, ma per vendetta o giù di lì.

Quindi un nuovo impianto narrativo, che giudicheremo meglio fra un po’, e una nuova trama “grossa” intorno a cui far ruotare buona parte dei personaggi.
E però Fallout non sarebbe Fallout se non ci fosse modo di ridere e divertirsi nel senso più goliardico e pazzerello del termine.

Ecco allora che il ritorno di Liucy e Cooper (il ghoul interpretato da Walton Goggins) li vede impegnati a fregare dei predoni in una scena che strizza moltissimi occhi ai fan della saga, dal passaggio nella famigerata Novac all’appostamento di Lucy nella bocca del T-Rex Dinky, passando per il semplice fatto che la protagonista, prima di mettersi a sparare, provi a convincere i cattivi con quella che a un videogiocatore sembra proprio una prova di carisma, subito fallita e quindi bisognosa di un aiutino da parte del piombo.

Sono finezze che coccolano i fan, ma che (giustamente) non sono fondamentali al divertimento di una scena che ben presto diventa una girandola di pallottole, arti mozzati e corpi esplosi, in uno stile da wester iperbolico che era già tipico della prima stagione e che sembra poterci dare diverse soddisfazioni anche in questa.

Da questo punto di vista, e come già in passato, Fallout ci fa ridere con una vecchia che vende una zuppa di pulci (che Lucy assaggia pure!), e ci intriga con i misteri legati a Robert House. Ci inquieta con quella povera cavia lobotomizzata e lasciata in vita quanto basta a consegnare un messaggio a Lucy, e stuzzica la mente dei fan con mille riferimenti ai videogiochi.

Per quanto mi riguarda, le parti più deboli sono sempre quelle dentro i vault (avevo questa impressione anche nella prima stagione), non fosse altro perché, da videogiocatore, ho sempre in mente il fatto che giocare a Fallout significa uscire dal vault e affrontare il terribile mondo esterno. Tanto più che ormai di cose su questi antichi bunker ne sappiamo parecchie, e insistere troppo con quell’ambientazione mi sembrerebbe un errore. Ma naturalmente lasciamo il beneficio del dubbio, è troppo presto per fare i maestrini sulla seconda stagione.

In conclusione, un ritorno molto gradito, che mi fa venire voglia di riprendere in mano i vecchi gioci, e che trovo azzeccato per un’uscita natalizia dove si ha sempre voglia di buttarsi nel fantastico, nella fantascienza, insomma in mondi lontani che ci trasportano in un “altrove” in cui ci piace pensare di vivere almeno fino alla Befana, prima che il freddo inverno e le giornate tutte uguali ci riportino alla nostra monotona vita borghese.

Poi ecco, se fossi riuscito a godermi questo episodio senza provare un terribile senso di inadeguatezza dato dalla mia scarsa memoria, sarebbe stato molto meglio. Ma ormai è un problema che ci portiamo dietro da qualche anno, da che le serie tv sono diventate eventi che assomigliano più a film lunghi sia nella durata sia nelle modalità distributive.
Va così, facciamoci sta fatica, e poi divertiamoci.



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