HBO MAX in Italia – Cosa guardare, cosa aspettare, cosa recuperare di Diego Castelli
HBO MAX è solo un’altra piattaforma da pagare? Tecnicamente sì, ma con quella library è difficile ignorarla
E alla fine, anche HBO MAX arrivò in Italia. Con tutto un corollario pazzeschissimo di acquisizioni incrociate e miliardi di dollari che viaggiano ovunque, con Netflix che dovrebbe comprare Warner (e quindi anche HBO MAX), ma non si sa se ce la fa, se glielo fanno fare, se il cugino di Trump si mette di mezzo (il livello è questo qui).
Ma a parte queste questioni finanziarie che viaggiano sopra le nostre teste, e che potrebbero avere conseguenze importanti solo fra qualche mese o anno, l’attualità ci porta a occuparci di quello che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare il semplice arrivo di una nuova piattaforma di streaming dove spendere soldi.
Badate bene, non ho intenzione di indorare la pillola o costruire chissà quale retorica agiografica. È ovviamente vero che HBO MAX è una nuova piattaforma che punta a drenare i nostri portafogli, e potete stare certi che, se non vi abbonate, non morirà nessuno e la vostra salute mentale non ne verrà danneggiata.
Detto questo, però, una piccola grande differenza c’è, perché il semplice motivo che HBO è… HBO.

Breve riassunto delle puntate precedenti.
Negli ultimi 10-15 anni abbiamo assistito a una grossa rivoluzione del modo in cui guardiamo le serie tv. Streaming e binge watching “dichiarato” (non solo quello fatto da chi recupera a posteriori un prodotto) hanno influenzato moltissimo le nostre abitudini di visione, ma stiamo parlando soprattutto di un cambiamento legato, per l’appunto, al “come” guardiamo, più che al “cosa”.
Poi certo, le varie piattaforme hanno i loro stili, il loro pubblico di riferimento, le loro strategie narrative e commerciali. Ci sono le serie di Netflix che sembrano dei film lunghi, c’è stata l’ondata nostalgia con il recupero di mille brand già esistenti, c’è una certa, pregevole volontà elitista di Apple TV, ecc ecc.
Però le serie degli ultimi anni, intese come narrazioni a episodi in cui vengono raccontate certe storie e in un certo modo, non sono “così” diverse da ciò che succedeva che ne so, nel 2009.
E questo perché il vero cambiamento della serialità americana, e quindi mondiale, era arrivato qualche anno prima, con una firma molto precisa: HBO.

Fino alla fine degli anni Novanta, la serialità americana più famosa era quella generalista, quella che andava in prima serata dentro reti gratuite e finanziate dalla pubblicità (NBC, ABC, CBS, FOX), come succede da noi con Rai e Mediaset. Ed era stata una serialità dall’impatto incredibile, che comprendeva MacGyver e Twin Peaks, La Signora in Giallo e Beverly Hills 90210, ER e Dawson’s Creek.
Ma era anche una serialità che rispondeva a certe logiche e rispettava determinati confini.
Finché a un certo punto, in questo contesto molto tradizionale, HBO – una rete via cavo a pagamento il cui acronimo significava “Home Box Office” e che trasmetteva soprattutto cinema e sport, con pochi esperimenti seriali fino a quel momento – decise che voleva cominciare a produrre una serialità originale che avesse un impatto vero. Il sottinteso era: “Una serialità che fosse abbastanza diversa da quella che si vede sulla generalista, da convincere le persone che valesse la pena pagare un abbonamento per vederla”.
A livello più superficiale, “di pancia”, HBO cominciò a produrre una serialità molto più violenta e sessualmente esplicita, che facesse parlare rapidamente di sé (tanto che il suo famoso claim, “It’s not TV, it’s HBO”, venne presto parodiato con “I’ts not porn, it’s HBO”). Ma a livello più profondo, la rete via cavo decide di costruire una serialità che toccasse temi mai toccati prima, con una scrittura di alto livello, con un approfondimento dei personaggi che si avvicinasse al cinema e che desse l’idea di qualcosa capace di stupire, coinvolgere, perfino stordire gli spettatori ben oltre la classica rassicurazione da tv generalista (eccezioni a parte, naturalmente).
Il risultato, in quei primissimi anni, furono serie come Oz (1997), Sex and The City (1998) e The Sopranos (1999), che cambiarono totalmente e per sempre il modo di fare, ma addirittura di pensare, le serie tv negli Stati Uniti.

Quando si dice che l’arrivo di HBO MAX in Italia è un po’ diverso dal debutto di una qualunque altra piattaforma, è perché ad arrivare nei nostri computer, tablet e televisori smart è anche e soprattutto quella storia lì.
Poi certo, HBO MAX si presenta al pubblico italiano mettendo in mostra la mercanzia più nuova e luccicante.
Già ora trovate la seconda stagione di The Pitt, dopo che la prima ha trionfato a Emmy e Golden Globes. Il prossimo 18 gennaio uscirà A Knight of the Seven Kingdoms, nuovo spin-off prequel di Game of Thrones. A febbraio arriverà Heated Rivalry, che non è una produzione originale HBO ma è una serie di cui si sta parlando moltissimo e per la quale non mancherò di farmi odiare. E naturalmente si attende Harry Potter.
In più, sono state annunciate diverse serie italiane che per la prima volta saranno pienamente targate HBO (che finora con l’Italia aveva solo collaborato, vedi L’Amica Geniale).
Già sapevamo di Portobello, la serie di Marco Bellocchio sulla vicenda di Enzo Tortora, e di Melania Rea – Oltre il Caso, diretta da Stefano Mordini. Si sono aggiunte in questi giorni 500 Battiti, medical drama ambientato in un reparto trapianti della sanità pubblica italiana; Peccato, mockumentary comedy con Emanuela Fanelli diretta da Valerio Vestoso; e In Utero, con Sergio Castellitto, creata da Margaret Mazzantini e diretta da Maria Sole Tognazzi.
Ma questo è, appunto, ciò che MAX offre e offrirà di nuovo. Che ci potrà piacere o no, ma che tutto sommato segue logiche già comuni ad altre piattaforme, che nascono con l’intento di proporci titoli mai sentiti, con cui competere con gli altri soggetti di questo mercato.
Il tema vero, però, è la library di HBO.

Tutta quella storia della tv di cui parlavamo prima è ora disponibile a portata di clic. Ed è una storia che sulle piattaforme di cui parliamo tutti i giorni non c’è mai stata, e che sulla tv italiana è passata poco o “per poco”: HBO ha sempre avuto un accordo con Sky, che ha avuto il merito di portare molti di quei titoli nel nostro paese nel corso degli anni, senza però poterli fornire con la totale libertà garantita dallo streaming.
A questo punto, sperando di essere riuscito a far passare il concetto che la storia di HBO è, almeno in parte, la Storia della buona serialità televisiva americana, non mi resta che sparare un elencone di titoli che io mi sento di consigliare, senza se e senza ma, per recuperoni che potrebbero durare mesi. Non sono tutte le serie disponibili sulla piattaforma, sono miei consigli personali, e pure io in realtà devo recuperare qualcosa, in tutto in parte. Ma è giusto per darci l’idea del tesoretto che ci è capitato fra le mani.
Drama più vecchi
The Sopranos – Le regina indiscussa, 21 Emmy, libri e tesi di laurea per analizzarla e omaggiarla, una rivoluzione.
The Wire – Poliziesco incredibilmente realistico, stratificato, memorabile.
Band of Brothers + The Pacific – Gli amanti di film e serie militari se le ricordano ancora con la lacrimuccia.
Six Feet Under – Molti sostengono che quello di Six Feet Under sia ancora il miglior finale di sempre di una serie tv.
True Blood – Il vampirismo rivisitato mescolando capitalismo, Stati Uniti del Sud e un sacco di comico-grottesco che fa ancora la sua porca figura.
Drama più recenti
The Newsroom – Il primo vero capolavoro di Aaron Sorkin dopo The West Wing. Si indebolisce nel finale ma la prima stagione è un gioiello ancora attualissimo considerando lo stato in cui versa il giornalismo mondiale.
Boardwalk Empire – Firmata da Martin Scorsese, un viaggio poderoso nel Proibizionismo anni Venti. Come The Newsroom cala alla distanza, ma resta una pietra miliare.
The Leftovers – Serie potentissima e spesso sottovalutata, creata da un Damon Lindelof in stato di grazia.
The Night Of – Una miniserie notturna e dolorosa, con un John Turturro monumentale e commovente.
Game of Thrones – Nel caso ci fosse ancora qualcuno che non l’ha vista.
Succession – Nel caso ci fosse ancora qualcuno che non l’ha vista, parte seconda.
Euphoria – il teen drama da super-autore che ha lanciato Zendaya e che tornerà ad aprile con la terza, attesissima stagione.
Primal – Serie animata del maestro Genndy Tartakovsky (di cui però, curiosamente, ci sono solo la stagione 1 e la 3, forse la 2 è ancora incastrata in qualche diritto in scadenza altrove)
Comedy
Sex and the City – Forse la più nota in Italia fra le serie “seminali” di HBO, ma comunque un recuperone obbligatorio per chi fosse rimasto/a indietro o fosse troppo giovane.
Girls – Il seguito spirituale di Sex and The City (anche se più votato al disagio che al glamour) per il quale su Serial Minds spendemmo mille elogi più di dieci anni fa.
Curb your Enthusiasm – Larry David, già co-creatore di Seinfeld, nei panni di un sé stesso che satireggia a tutto spiano sui tempi moderni e le loro idiosincrasie. Ormai utile anche come memoria storica delle cose per cui valeva la pena ridere vent’anni fa.
Veep – Una straordinaria Julia Louis-Dreyfus in un dietro le quinte della Casa Bianca capace di vincere 17 Emmy Awards.
Silicon Valley – Una commedia che poteva invecchiare in fretta, ma che in realtà mantiene tutta la forza della satira su un mondo di nerd intelligenti, disadattati e potenzialmente ricchissimi, che segnerà ancora un bel pezzo del nostro futuro.
Peacemaker – Arriva finalmente anche in Italia la deliziosa commedia supereroistica con John Cena, piena di invenzioni buffissime e personaggi adorabili.
Al netto di prodotti che non ho citato (e sono un bel po’), o che ho lasciato fuori perché già presenti su altre piattaforme (come Rick & Morty o Friends), c’è anche qualche mancanza: fra queste la versione originale di In Treatment (c’è solo il remake più recente), la succitata Oz, Deadwood (c’è solo il film del 2019), Watchmen.
La speranza è che si tratti di un problema solo temporaneo, legato a finestre di diritti attualmente a favore di altre reti e piattaforme. In linea di principio, nei prossimi mesi HBO MAX dovrebbe riuscire a raccogliere nuovamente tutta la sua library al completo, ma vi confesso che io, alla vigilia, temevo di trovare meno di quello che effettivamente già c’è al lancio.

Naturalmente, su questo sito dedicato alle serie tv non abbiamo parlato di cinema. HBO MAX ci punta parecchio, accostando titoli di Warner Bros. che bene o male abbiamo visto girare anche altrove (da Harry Potter a Matrix), ad altri ben più recenti ed esclusivi, come Una Battaglia dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson, molto favorito agli oscar e recente vincitore di Goldel Globes di peso, e il Superman di James Gunn, che guida la banda dei DC Comics.
Ma questi sono dettagli per altri siti. Quello che a noi interessa è che con HBO MAX abbiamo quasi l’impressione di aver colmato un buco, un vuoto seriale che affliggeva le piattaforme più note, a che ora ci sembra riempito da un’offerta chiara, forte, pienamente identitaria.
Ognuno si gestisce come vuole le proprie piattaforme, e anche HBO MAX, nei suoi vari pacchetti che non sto neanche a riassumere, consente di abbonarsi e poi staccarsi come meglio si crede. Ma secondo me, anche solo per recuperare qualche capolavoro rimasto indietro, due conti in tasca bisogna farseli, e magari rinunciare a un paio di spritz.

