Il ritorno di Scrubs – Nostalgia, ma con giudizio di Diego Castelli
JD, Turk e gli altri tornano a 15 anni di distanza, con un revival che non ha perso la sua anima, ma non finge di essere ciò che non è più
Lo scorso 25 marzo sono successe due cose seriali importanti, la cui concomitanza trasmette sensazioni tutte particolari. Da una parte è uscito il primo trailer della prossima, attesissima serie di Harry Potter, che arriverà su HBO MAX a Natale 2026. Dall’altra, è arrivata anche in Italia (su Disney+) la prima puntata del revival di Scrubs.
Considerando che la prima stagione della mitica serie di Bill Lawrcence uscì negli Stati Uniti a ottobre 2021, e il primo film di Harry Potter arrivò nelle sale americane poco più di un mese dopo, ecco che la catapulta temporale è completa, venticinque anni vengono cancellati in un pomeriggio, e torniamo tutti ragazzi che guardavano MTV (che fu la rete italiana di Scrubs, anche se solo due anni più tardi).
La nostalgia, si sa, è canaglia, e impone anche qualche salto mortale: le prime immagini di Harry Potter ci mostrano “proprio quei posti lì”, ma con facce che al primo colpo ci suonano strane, perché non sono quelle dei film che sono ancora ben piantati nell’immaginario collettivo; Scrubs, dal canto suo, ci presenta personaggi invecchiati che non possono mettere in scena esattamente la stessa serie di un quarto di secolo fa, anche se ci va comunque vicino.
Con Scrubs esiste perfino un problema di nomenclatura: questo sequel, che si chiama solo e semplicemente “Scrubs”, va trattato come una decima stagione, dopo che la nona era terminata nel marzo del 2010? Oppure è da considerarsi come una serie tutta nuova?
In giro per l’internet, anche su siti professionali e ufficiali come imdb, la nuova Scrubs fa storia a sé, e anche noi la tratteremo così, anche se è il classico dettaglio che non mi fa dormire la notte.

Bill Lawrence, lo sappiamo, è in un periodo d’oro, avendo almeno quattro serie attualmente in produzione: ovviamente Scrubs, di cui parliamo oggi, ma anche Ted Lasso, Shrinking e Rooster.
Il ritorno di Scrubs, dunque, non sembra il tentativo di un autore alla frutta di recuperare una gloria del passato (non ne ha bisogno), quanto piuttosto l’atto d’amore di un’intera truppa di persone, perché se c’è una cosa che tutti sanno, è che in Scrubs sono tutti amiconi, a partire naturalmente dal protagonista Zach Braff, che da quelle primissime puntate ha costruito una solida carriera di attore e di regista, e che da anni coltiva la vera amicizia con il suo collega di set Donald Faison.
E se ritorno dev’essere, che ritorno sia. Per certi versi, Scrubs è ancora la stessa: la medesima comicità pulita e surreale, la stessa caratterizzazione buffa di personaggi che lavorano tanto sulla mimica, e naturalmente la capacità di Bill Lawrence di danzare sul filo sottile che divide commedia e dramma, con le storie medicali pronte a diventare agrodolci nel giro di pochi istanti, così da essere metabolizzate da un protagonista-narratore che è sì cresciuto e maturato, ma che ha ancora qualcosa da imparare dalla vita.

E qui arriviamo a un punto importante. Perché se Scrubs è ancora Scrubs, e la sua riconoscibilità in termini di stile, dialoghi, messa in scena, è più che immediata, allo stesso tempo non poteva essere proprio “la stessa Scrubs di allora”.
In parte per motivi anagrafici che diventano motivi narrativi: nata come una serie su un gruppo di giovani medici alle prime armi (anzi, il sottotitolo italiano dell’epoca era “Medici ai primi ferri”), ora Scrubs ha per protagonisti dei cinquantenni che, se fossero ancora all’inizio della loro carriera medica, sarebbe un tantino triste.
E poi ci sono anche motivi extraseriali un po’ amari: Ken Jenkins, interprete del mitico Bob Kelso, è ormai un ottantacinquenne in pensione, e possiamo sperare solo in un cameo a un certo punto della serie. E Sam Lloyd, che interpretava l’adorabile e sfigatissimo avvocato Ted, è purtroppo scomparso nel 2020 a soli cinquantasei anni.
C’era insomma bisogno di un qualche scatto in avanti, che puntualmente arriva, con almeno due decisioni importanti che rappresentano due piccoli spoiler comunque relativi al solo primo episodio.
In primo luogo l’uscita di scena del dottor Cox, interpretato da John C. McGinley, che lascia il suo posto di primario a J.D., nell’esplicita consapevolezza che ora l’allievo può davvero fare il maestro, anche se sarà certamente un maestro diverso (e forse più al passo coi tempi), rispetto al cinico e scorbutico Cox, personaggio indimenticabile della serie originale.
In secondo luogo, la scelta di separare la coppia J.D. – Elliot, che sembrava essere arrivata al lieto fine tre lustri fa, e che ora invece troviamo scoppiata e divorziata, forse perché non può esserci una Scrubs in cui quei due stanno davvero insieme, come non potrebbe esserci una Scrubs in cui Carla e Turk, invece, sono separati (e infatti non lo sono).

Sono scelte, unite a una scrittura che prevede l’arrivo di qualche nuova leva e un bel po’ di battute sull’età che passa, che a una prima impressione possono sembrare “troppo”, ma che in qualche modo servivano, perché giocare sulla nostalgia va bene, ma costruire una serie revival in cui non sia cambiato niente rispetto all’originale rischiava di sfociare nel patetico tentativo di non invecchiare mai.
Non ci serviva una Scrubs con il parrucchino (con tutto il rispetto per chi porta il parrucchino, o patch cutanea come si dice oggi, e ci posso scherzare perché sono calvo), ma una Scrubs che avesse ancora quell’anima lì, senza negare il tempo che passa.
L’operazione, nel complesso, è riuscita. Ci sono alcuni momenti a rischio cringe, quando ci si rende conto che il ritmo di Scrubs può risultare oggi un po’ lento e strascicato. Allo stesso tempo, la forza dei personaggi è ancora la stessa, e la comicità sognante e pazzerella di Bill Lawrence è tuttora fresca, perché in fondo non è mai stata granché copiata altrove, nemmeno dallo stesso Lawrence, che nelle altre sue serie ha lavorato con strumenti diversi rispetto ai sogni a occhi aperti di J.D. o alle battute super maschie del Todd (che c’è ancora).
Il problema, semmai, è che in termini di facce e personaggi s’è perso parecchio, e i ricambi non sono necessariamente all’altezza. Di Kelso, Ted e del dottor Cox abbiamo già detto, ma manca anche l’inserviente (interpretato da Neil Flynn), la moglie di Cox (che aveva il volto della moglie di Bill Lawrence, Christa Miller), e qualche altro personaggio secondario.
Alcuni di questi nomi erano vere colonne comiche della serie, meme viventi quando ancora non c’erano i meme, e l’impressione è che i personaggi chiamati a sostituirli, come la giovane specializzanda con la testa sempre nel cellulare o la responsabile delle risorse umane con la fissa per i posti di lavoro super-sereni (anche se non è serena lei per prima), non siano ancora prontissimi a raccogliere un’eredità così pesante.

È comunque ancora presto per trarre giudizi definitivi, anche se con i revival non si sa mai, potrebbe essere un nuovo inizio, o essere già vicino alla fine.
Per questo, e al netto di tanti dettagli comunque importanti, l’unica domanda che abbia davvero senso farsi è: Scrubs è ancora Scrubs?
In questo senso, la risposta è sì. Poi che sia buona tanto quanto l’originale, o meglio, o peggio, può essere un ragionamento successivo, uno sul quale ha senso arrovellarsi solo fino a un certo punto, per non rovinarsi l’esperienza. Intanto, è ancora Scrubs, e non una Scrubs posticcia o finta-giovane, che nasconda la malinconia dietro risate fittizie.
È una Scrubs consapevole, aggiornata, non spaventata dalle proprie rughe. Una Scrubs onesta, insomma, che è tornata sapendo che il mondo è cambiato (la sigla di apertura è quasi uguale, ma JD invia una radiografia dal tablet allo schermo, senza appenderla fisicamente alla lavagna luminosa), ma sapendo anche che di ridere c’è sempre bisogno, meglio se con qualche vecchio amico.
Perché seguire Scrubs: l’anima e lo stile sono ancora quelli di una volta, ma con aggiornamenti necessari.
Perché mollare Scrubs: mancano un tot di personaggi mitici, i cui sostituti non sono immediatamente all’altezza.

