The Other Bennet Sister – Un’adorabile delizia British di Diego Castelli
Come prendere un classico intramontabile e dargli nuova vita senza dare l’impressione di un tradimento
Da ormai diverso tempo, su Serial Minds si sono diradate le recensioni di serie che in quel momento non sono disponibili in Italia, una pratica invece comune nei primi anni del sito.
Questo per un motivo facilmente intuibile: con il proliferare delle piattaforme ufficiali di streaming (un sogno a occhi aperti per tutti noi ex giovani che nei primi anni Duemila cercavamo di recuperare le puntate di Lost in ogni modo), i prodotti a nostra disposizione e che arrivano in contemporanea con il paese d’origine sono molto aumentati, ed è diventato più normale concentrarsi su quelli.
E però le piattaforme non sono sempre e comunque la soluzione a ogni male e ogni desiderio. E non solo perché è difficile abbonarsi a tutte, ma anche perché, in effetti, in Italia non arriva proprio tutto-tutto, e quindi qualche volta bisogna fare qualche eccezione.
Come per esempio The Other Bennet Sister, serie di BBC al momento non prevista in Italia (ma nel prossimo futuro vedremo), e per la quale vale spendere già oggi qualche parola, limitando al minimo gli spoiler, per permettere la lettura anche a chi non l’ha vista e nemmeno la vedrà fino all’arrivo in Italia.

Ce l’avete presente Orgoglio e Pregiudizio, il famosissimo romanzo che la mitica Jane Austen scrisse quando aveva vent’anni, anche se venne pubblicato solo tempo dopo, nel 1813?
Ebbene, in Orgoglio e Pregiudizio, che nel corso dei decenni è stato trasposto, adattato, rimaneggiato e citato in mille salse, si racconta della famiglia Bennet, padre, madre e cinque figlie femmine, con la madre impegnata nella spasmodica ricerca di buoni partiti per le ragazze, per risolvere in qualche modo la mancanza di un erede maschio delle fortune di famiglia.
Orgoglio e Pregiudizio è un romanzo d’amore, ma anche una satira sociale e un’attenta disamina dei cortocircuiti fra sentimento, convenzioni sociali, obblighi patriarcali, speranze, desideri e disillusioni di giovani ragazze gestite come beni da scambiare. E il romanzo si concentra soprattutto su due delle cinque sorelle, lasciando le altre abbastanza sullo sfondo, in particolare Mary, che nel romanzo è un po’ la sfigata della famiglia, priva di grandi doti, impegnata nello studio e generalmente considerata un po’ pedante.
Ecco, più di duecento anni dopo l’uscita del libro originale, nel 2020, l’autrice inglese Janice Hadlow diede alle stampe il romanzo The Other Bennet Sister, incentrato proprio sulla figura di Mary, che diventa protagonista e si fa simbolo di una modernizzazione della storia che, sulla base di certe sensibilità più contemporanee, prova a raccontare una figura e un carattere che all’epoca finiva necessariamente ai margini, e che oggi invece può raccontare qualcosa in più del mondo in cui viviamo, dei rapporti fra uomini e donne, e in generale della nostra visione dell’amore.

La serie di BBC, scritta da Sarah Quintrell e Maddie Dai, segue l’impostazione del romanzo e vede l’italo-inglese (forse dovremmo dire l’anglo-italiana) Ella Bruccoleri nei panni di Mary, la ragazza più sfigata della famiglia Bennet, quella meno attraente, meno interessata alla vita mondana e ai bei vestiti, tutta presa dai suoi libri scientifici, ben felice di mettere gli occhiali per leggere meglio, anche se la madre vede quei due cerchietti di vetro come una specie di repellente anti-maschio che Mary dovrebbe rifiutare a costo di rovinarsi gli occhi.
E mentre la signora Bennet si dà da fare per trovare un marito alle altre figlie, sotto lo sguardo bonario ma anche distaccato e cinico del marito, Mary rischia di rimanere zitella, senza un futuro assicurato, potenzialmente costretta a lavorare (eresia!), o a restare una badante di sua madre.
Questa condizione, unita al sostegno ma anche all’inimicizia con altre persone della sua cerchia, costringe Mary a un riflessione più profonda su sé stessa e sul proprio ruolo in società, rimanendo però aperta anche a certe sorprese che potrebbero arrivare, e che vanno gestite con una saggezza che, forse, non si può trovare solo nei libri.

Il motivo per cui parliamo di The Other Bennet Sister, incredibile a dirsi, è che è una bella serie. Divertente, pucciosa, leggera ma mai superficiale, con una protagonista perfetta per la parte. E quando dico che è perfetta per la parte, intendo anche che non è sta gran bellezza, una considerazione che può suonare poco gentile nei confronti di qualunque attrice, ma che in una serie del serie ha il suo peso già in fase di casting.
A Ella Bruccoleri non viene chiesto di essere bella, perché già lei non lo è canonicamente, e perché c’è bisogno che il suo personaggio non lo sia. Però la sua Mary deve comunque spiccare in qualche modo, non solo perché è la meno bella fra le persone presenti in una stanza. Ed è qui che l’attrice (ma anche il trucco e il parrucco) entra in gioco con una vasta espressività, con la capacità di essere spesso costretta sullo sfondo, ma diventando comunque un centro gravitazionale di emozione e sensazione.
La Mary di The Other Bennet Sister, con grande furbizia della regia, non è bella come le sue sorelle, ma è molto meno anonima, ha una personalità evidente, e rappresenta un “luogo” di interesse quasi automatico, anche prima che apra bocca e dica cose intelligenti. Sa essere annoiata, sprezzante, arrabbiata, ma anche fragile, inquieta, appassionata, in un modo che buca sempre lo schermo, ribaltando completamente la posizione del personaggio rispetto all’originale letterario.

In questo gioco la serie raccoglie, potenzia e attualizza le riflessioni dell’originale: c’è ancora ampio margine per parlare di temi come i diritti delle donne e la loro posizione nella scala sociale, senza che sembrino solo discorsi per un tempo che fu. E c’è ancora margine perché un personaggio maschile faccia a Mary una proposta che agli occhi di lui suona audace e progressista, senza rendersi conto che quella proposta audace e progressista è audace solo per Mary, perché le conseguenze negative di quell’azione, in termini di stigma sociale, saranno tutte a carico suo, in un modo che l’amico maschio nemmeno concepisce.
Allo stesso tempo, The Other Bennet Sister vive anche una strana tensione, che potrebbe pure sfiorare l’ipocrisia, in un equilibrio non facile fra le esigenze filosofiche e quelle televisive.
Cercando di spoilerare il meno possibile, possiamo dire che anche in The Other Bennet Sister è presente il romanticismo, e nemmeno poco. Anzi, è una serie che ci punta eccome a far batter il cuore, e però è anche una storia che ha bisogno di parlare di una protagonista sfigata in amore, che in quella sfigaggine cerca di trovare un percorso suo, una possibilità di serenità e gioia che rompa il dualismo riassunto da una frase che è forse la più pronunciata di tutta la miniserie: “Per una donna ci sono solo due strade, il matrimonio o la miseria”.
In questa riflessione femminista, in cui il riscatto della protagonista passa anche dall’essere una donna diversa dalle altre (specie quelle che, pur di rimanere legate alla tradizione, diventano gelide e sprezzanti), il fatto che poi all’amore si dia molta importanza, non è automaticamente un problema (ci mancherebbe pure che per essere brave femministe non ci si possa innamorare), ma la serie rischia comunque di cedere a un irrealismo da sogno che potrebbe minare la concretezza delle riflessioni precedenti.

Dico comunque “rischia”, perché è un problema che ci raccontiamo per dovere di cronaca e per completezza di analisi. Ma The Other Bennet Sister, per la bontà della sua scrittura e della sua recitazione, non si merita di avere contro un dito puntato.
È invece un prodotto che sa di riprendere un universo molto classico, non vuole tradirlo, e vuole dare ai suoi spettatori (forse soprattutto spettatrici) la possibilità di stare dentro quel mondo sentendolo vero, e cullandosi in una nostalgia che fa comunque bene all’anima.
Quella nostalgia però, deve anche diventare la cornice per qualche passo avanti, per qualche pensiero che permetta non di tradire il classico, ma di renderlo capace di parlare anche al presente.
E mi sembra che The Other Bennet Sister ce la faccia, quindi tanto amore per lei.
Perché seguire The Other Bennet Sister: per la freschezza e l’intelligenza con cui rilegge una materia molto classica.
Perché mollare The Other Bennet Sister: se vi piace l’iperbole tipo Bridgerton, qui è tutto più soft e inglese per davvero.

