20 Luglio 2026

Ride or Die – Un’action-comedy col cuore di Diego Castelli

Ride or Die (in italiano Corri o Muori) è una serie frizzantona e generalista, ma capace di mostrare un’anima vera e due brave protagoniste

Pilot

Uno dei capisaldi della storia dell’audiovisivo (più al cinema che in tv, probabilmente) sono le coppie di amici/amiche che fanno cose insieme e fanno emozionare e divertire il pubblico.
Che si parli di comedy pura alla Stanlio e Ollio, di action tipo Arma Letale, o di drama ribelli alla Telma & Louise, la coppia non-romantica può sempre essere una buona soluzione per mettere insieme personaggi molto diversi, piazzarli di fronte a una sfida difficile, e vedere come le loro differenze riescono a diventare risorsa per la risoluzione del problema.

È un po’ il concetto alla base di Ride or Die, in italiano “Corri o Muori”, nuova serie creata per Prime Video da Tessa Coates, un’action-comedy le cui due protagoniste, in effetti, non potrebbero essere più diverse, a partire dalle attrici che le interpretano: Hannah Waddingham, la valchiria bionda e fisicata di un metro e 80 che ben conosciamo da Ted Lasso (ma pure da Game of Thrones, era la tizia con il campanellone che diceva “Shame, shame”, ricordate?), e Octavia Spencer, premio oscar nel 2012 per The Help, nera, paciosa, che non arriva al metro e 60.

La storia è abbastanza semplice: Judith (Waddingham) è un’assassina a pagamento, affiliata a una specifica agenzia di sicari che la manda in giro per il mondo a eliminare obiettivi di ogni tipo, tutti criminali; Debbie (Spencer) è la sua migliore amica, sposata a un deputato inglese che lei cerca di supportare nella corsa al premierato, di fatto organizzando interamente la sua vita pubblica, che lui non sembra in grado di gestire.

Debbie non sa che Judith è un’assassina, un segreto tenuto nascosto per più di vent’anni. E ovviamente la serie prende le mosse dal momento in cui, per una serie di imprevisti, la donna scopre la vera identità della sua amica. Da lì parte un’avventura che mette in pericolo la vita delle due donne, ma soprattutto la loro amicizia, tanto salda quanto basata su una menzogna che Debbie, già alle prese con un marito poco affidabile, si vede sbattere in faccia come un martello vibrato contro la sua tranquilla routine.

Fra un inseguimento e una scazzottata, una sparatoria e un po’ di enigmi da risolvere, la strana coppia deve trovare il modo di collaborare anche in un ambito diverso dal solito book club del mercoledì, magari trovando il modo di imparare qualcosa di sé.

Ride or Die è una serie di impianto abbastanza generalista, con personaggi molto riconoscibili, una storia tutto sommato dritta, una fotografia chiara e luminosa, senza troppi fronzoli autoriali, e una scrittura mai troppo dura o volgare.
In questo non ci sarebbe niente di male, e basterebbe un po’ di chimica fra le due protagoniste – che in effetti si vede – per giustificare la visione poco impegnativa di un’avventura che non pretende di cambiarci la vita o di cambiare la storia della serialità televisiva, ma che intanto può divertire per qualche sera.

Tuttavia, in Ride or Die c’è anche qualcosina in più, per il semplice fatto che la sua componente drama è un po’ più densa e matura rispetto alla pura azione commediosa che dominava nei trailer visti prima dell’uscita. Invece di scegliere una strada facile e poco dispendiosa, in cui l’attrito creato dai segreti fra Judith e Debbie viene risolto con qualche battuta di spirito e un paio di buffe litigate, Tessa Coates affonda le mani con più forza nel rapporto fra le due donne, tirando fuori veri rancori e reali fragilità, permettendo alle attrici di manifestare un range di emozioni più ampio e non per forza sempre rassicurante.
C’è pathos, insomma, per un’amicizia che conta davvero qualcosa per le protagoniste, e che proprio per questo, sotto il peso delle menzogne, genera dolore reale, palpabile.

Poi certo, le tecniche dell’action comedy tornano comunque fuori a garantire il divertimento: ecco allora un po’ di personaggi di contorno buffi e impacciati, ecco le amiche del club del libro che diventano presto il simbolo polveroso di una vita ormai passata, ecco le abilità di Debbie come moglie ma pure come stratega politica, che tornano buone nell’improvvisa svolta spionistica della sua esistenza.

Ed è proprio quella commedia che, in fondo, giustifica il fatto che Debbie possa effettivamente far parte di un mondo che dovrebbe mangiarla viva, e che invece reagisce stranito all’intraprendenza di questa cinquantenne tutto pepe e con la lingua lunga quel tanto che basta a raccogliere informazioni e segreti, prima che arrivi Judith a menare le mani.

Ride or Die rimane quindi una serie accessibile e tutto sommato “facile”, ma che prova a diventare anche un vero racconto di amicizia femminile, in cui la solidità del rapporto non è scontata e va puntellata con emozioni vere e veri sacrifici. E così alla fine si vuole bene a queste due protagoniste più di quanto ci si sarebbe aspettati.

Poi certo, non gira sempre tutto alla stessa altezza: quasi tutte le scene in cui non ci sia almeno una fra Debbie e Judith risultano inevitabilmente più mosce, c’è l’impressione (abbastanza usuale di questi tempi) che qualche risvolto della trama sia servito più che altro ad arrivare a otto episodi senza fermarsi a sei, e il finale, che prova a mettere qualche timida base per una seconda stagione, poteva anche essere più chiuso, lasciandoci con una piena idea di compiuto, per poi eventualmente riaprire i giochi in caso di rinnovo.

Ma detto questo, Ride or Die resta una simpatica serie estiva, piena di ritmo e buone trovate, che si regge in larga parte sulla bravura delle sue due protagoniste. Il fatto che brave lo siano per davvero, quindi, non guasta.

Perché seguire Ride or Die: è una serie divertente con due brave attrici, che quando serve sanno pure farci emozionare un po’.
Perché mollare Ride or Die: l’approccio è molto generalista, e non tutti i personaggi funzionano bene come le protagoniste.

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