House of the Dragon 3 finale – La buona conclusione di una stagione affaticata di Diego Castelli
Il terzo ciclo di House of The Dragon si chiude un episodio bello grosso e interessante, dopo qualche settimana troppo seduta
ATTENZIONE! SPOILER SU TUTTA LA TERZA STAGIONE!
Il fatto di tornare dalle vacanze nel giorno dell’uscita del finale stagionale di House of The Dragon (che trovate su HBO MAX, Sky e NOW) non è stata una cosa programmata, ma è comunque servita per essere qui con un bel contenuto fresco fresco su cui non c’era granché da decidere. Cioè, si fa e basta.
In compenso, questo ultimo episodio della terza stagione (in attesa della quarta, che sarà l’ultimissima della serie) è stato abbastanza potente e interessante da lasciarci con un buon sapore in bocca, senza però cancellare alcune criticità che dopo le prime due ottime puntate speravamo di non dover rilevare, e invece ci sono, come ci sono state in tutta la vita di questo pur spettacolare franchise.

Potremmo riassumerla così: la terza stagione di House of The Dragon ha messo sul piatto alcune buone idee (che fra poco vedremo) e qualche scena d’azione molto riuscita, ma che in termini quantitativi sono risultate un po’ poche. Per dirla in altro modo, e come già ci era capitato di dire qui e là ai tempi di Game of Thrones, a fronte di una struttura complessivamente efficace ci sono stati troppi momenti morti e ridondanze, buone solo ad allungare il brodo.
Pensiamo per esempio alla vicenda di Aemond a Harrenhal, che è sembrata una riproposizione della stessa trama di Daemon l’anno prima: insomma, se vai ad Harrenhal la tua trama rallenta, tipo buco spazio-temporale. Ma lo stesso vale per Rhaenyra, che percorre un arco narrativo tutto sommato affascinante, ma che si sarebbe potuto compiere con la stessa forza con tre episodi di meno. Se poi guardiamo a personaggi minori-che-una-volta-non-lo-erano, vediamo che la morte di Cole centra in pieno lo stile “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, cioè una morte poco nobile, ordinaria, senza nemmeno un bel discorso epico in bocca al povero sfigatone, ma allo stesso tempo rende abbastanza inutili tutte le sue scene precedenti, che non hanno portato praticamente a nulla.
La terza stagione di House of The Dragon appare dunque abbastanza lontana dalla prima, quando le vicende di palazzo dei Targaryen, incentrate sul perno della figura di Viserys, consentivano di tenere alta la tensione in maniera più costante, senza bisogno di chissà quanti draghi e battaglie, semplicemente perché funzionavano i rapporti fra i personaggi, e ogni storia sembrava densa di significato e di carica emotiva.
Questo però non ci impedisce di vedere come altre cose abbiano funzionato, molte delle quali racchiuse in un finale di più di un’ora, che però non ci ha annoiato mai.

Come detto, gran parte della trama gira intorno a Rhaenyra, ma anzi direi a una specie di ribaltamento dei ruoli fra lei e Daemon.
La regina, venuta a sapere della sopravvivenza di Aegon e del suo drago, sbrocca definitivamente: dopo una stagione passata a raccontare per filo e per segno le sue difficoltà amministrative e burocratiche, in un regno e una capitale sempre sull’orlo del collasso economico e del disfacimento sociale, Rhaenyra cade in una vera e propria crisi isterica dopo la quale decide di seguire la strada indicata da tempo dal consorte: quella della violenza e della spregiudicatezza.
Ecco allora l’ordine di usare la mano pesante con gli insorti di Tumbleton guidati da Ormund, ma anche la decisione di fare uccidere i sacerdoti del tempio, rimasti contrari alla richiesta di darle una legittimità religiosa oltre che politica. Il discorso che Rhaenyra fa al popolo, in tenuta militare e dopo aver sterminato il clero, è una richiesta di fedeltà su base mistica, un “io sono la prescelta” che non riesce ad essere epico e travolgente proprio perché sappiamo su quanta insicurezza e violenza si basa.
Rhaenyra chiuderà poi il cerchio del suo cambiamento, lei che per settimane aveva cercato di essere una sovrana giusta e in qualche misura compassionevole, sempre infastidita da chi la temeva come una potenziale dittatrice sanguinaria, con il totale menefreghismo nei confronti della morte di Helaena: la ragazza, incinta di Aegon, era diventata un’inevitabile pedina di scambio per future trattative col principale nemico di Rhaenyra, che quindi la voleva viva e in forze, a costo di alimentarla forzatamente. Sobillata da Mysaria, che dopo essere stata “licenziata” fa in tempo a mettere in guardia la giovane, Helaena finisce col gettarsi dalla finestra piuttosto che vivere una vita da prigioniera (poco prima aveva detto “essere vivi non significa solo non essere morti”). Alla vista del cadavere, però, Rhaenyra non fa una piega, e anzi si erge nell’inquadratura con volto granitico e insensibile. Sembra quasi essersi liberata di un peso, di una cosa a cui pensare, e per questo chiude la finestra come se niente fosse, dando il via ai titoli di cosa.

Dall’altra parte, invece, Daemon fa i conti con le vere conseguenze della sua foga guerresca. Arrivato a Tumbleton con l’idea di usare soldati e draghi per un’operazione pulita (anche se sappiamo che sarà dura, comandando gli esagitati uomini di Roderick, interpretato dall’ex Chibs di Sons of Anarchy Tommy Flanagan), Daemon si trova di fronte bambini usati come scudi umani, e una serie di provocazioni che lo portano a sua volta a perdere la bussola.
In realtà, la sua operazione militare potrebbe anche funzionare, se non fosse per Ulf, recente cavaliere di draghi diventato scheggia impazzita perché alcolista e ormai corpo estraneo sia alle file di Rhaenyra, sia a quelle di Ormund, che aveva creduto di averlo fatto passare dalla sua parte. Il risultato è un drago che sputa fuoco su tutti, dentro e fuori le mura, regalandoci una splendida fine per Ormund e Roderick (bruciati vivi con Roderick che esulta per la morte da vero guerriero), ma finendo con il creare un caos che Daemon e Corlys non possono chiamare esattamente “vittoria”.
Nota mentale per il futuro: mai guidare ubriachi, pure se è un drago. Forse soprattutto se è un drago.
La fatica fisica e mentale di Daemon, che si rende conto della violenza truce e sbagliata che ha riversato su tante persone innocenti, chiude quel ribaltamento di cui si diceva più sopra: a fronte di una regina diventata spietata (non la prima che vediamo in questa saga…), lui capisce che il pugno di ferro che ha sempre caldeggiato, in nome dei diritti ancestrali della sua casata, può facilmente risolversi in fumo, sangue e morte, che alla fine tolgono dalle sue azioni tutta l’epica che invece sperava di costruire.
Come questo impatterà sul rapporto fra lui e Rhaenyra, è tutto da scoprire.

Ma non sono gli unici momenti efficaci di questo finale. Per esempio, assistiamo finalmente al ricongiungimento fra Aegon e Aemond. Le loro due storie singole, come accennato sopra, sono state fin troppo lunghe e ridondanti nel corso della stagione (con l’eccezione della resurrezione del drago di Aegon, scena entusiasmante!), ma il finale funziona: i due fratelli si ritrovano in condizioni fisiche e mentali molto diverse da quando si erano lasciati, e stringono un nuovo patto che, in nome di un possibile perdono di Aemond, passa dal comune desiderio di far fuori Rhaenyra.
In attesa di una quarta stagione che sarà anche l’ultima, vedere queste due fazioni ben divise e pronte a una lotta senza quartiere ci fa ben sperare, anche perché, nel frattempo, l’esercito di Rhaenyra non è più così saldo come all’inizio: dei draghi che aveva, dobbiamo considerare perso quello di Ulf, Hugh sarà parecchio incazzato per il fatto che la moglie è morta e Tumbleton, e Baela, maltrattata e sfiduciata dalla regina, non è detto che sarà un’alleata esattamente fedele.
Insomma, è un finale che mette in scena una battaglia importante e molto ben girata, ma che riesce a rivestire quel momento e tutti gli altri atti di violenza di un’importanza vera per i personaggi, rimescolando le pedine su una scacchiera che, nel corso delle settimane, era rimasta fin troppo statica.

Poi certo, anche l’ultimo episodio ha i suoi difetti. Per esempio, il licenziamento di Mysaria, che pure simboleggia il desiderio di Rhaenyra di fare terra bruciata intorno a sé, appare un po’ repentino, considerando che le due erano appena finite a letto insieme, in una scena che sembrava promettere ben altro nel loro rapporto.
Ugualmente, il finale lascia da parte Alicent, e si poteva forse concederle qualche spazio in più, non fosse altro che per registrare quella che per lei è una sconfitta ormai su tutti i fronti: padre morto, Helaena morta, figli deturpati e incazzati, con Aemond che in più occasioni ci ha fatto cringiare parecchio con l’attrazione morbosa per la madre.
Alicent è un bel personaggio, perfettamente interpretato da una Olivia Cooke che usa benissimo la sua innata eleganza per far muovere passioni laceranti sotto il visino da principessa.

Insomma, in otto settimane abbiamo visto un buon inizio e un buon finale di una stagione che ha rallentato molto nel mezzo, facendosi apprezzare perché, in generale, parliamo di una produzione di alto livello che non cala mai sotto una certa soglia, ma non riuscendo a rimanere all’altezza della prima stagione, o anche di quel gioiellino inaspettato che è stato A Knight of the Seven Kingdoms.
Detto questo, House of The Dragon resta una “roba grossa” che amiamo seguire e commentare, anche quando la quantità di nomi tutti uguali ci impone di fermarci per consultare qualche appunto. Il finale, furbescamente forte e pieno, ci ripaga almeno in parte di qualche rallentamento di troppo, e ci lascia con l’idea che l’ultima stagione potrebbe essere piena di gusto, dove con gusto intendiamo che muoiono tutti nella maniera più atroce, sadica, non-epica possibile.
Perché alla fine questa saga fa questo, ci rende tutte personcine migliori.

PS Io vi ricordo sempre che se vi piace il fantasy, ma in realtà pure la fantascienza, non dovreste farvi scappare il mio romanzello, Void, che chiamo romanzello solo come vezzeggiativo simpatico, per non dare l’impressione che sia un mattone gigante (gigante lo è, mattone no dai).
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