Maximum Pleasure Guaranteed – Perché Tatiana è Tatiana di Diego Castelli
Su Apple TV un thriller multigenere con una protagonista così brava da poterle chiedere praticamente qualunque cosa
Nel mondo del cinema e delle serie tv, un concetto molto semplice è la divisione fra attori/attrici bravi/e, e quelli scarsi. Una distinzione più sottile, invece, riguarda attori/attrici che possono reggere il peso di una storia quasi tutta sulle loro spalle, e altri che invece no.
È una distinzione più sottile perché sceneggiatura e regia mica vanno in vacanza, pure se un protagonista è molto capace, ma anche perché saper diventare perno unico di un racconto dipende solo in parte dalla bravura in senso stretto. Colombo non sarebbe nulla senza Peter Falk, che era certamente un ottimo attore, ma non necessariamente Marlon Brando. Di recente potremmo pensare a Reacher, una serie facile facile, in cui la figura imponente di Alan Ritchson vale di più della sua abilità attoriale in senso stretto.
Ecco, una che da sempre è capace di farsi carico di una grossa percentuale del successo di una serie è Tatiana Maslany. Lo sapevamo ai tempi di Orphan Black, dove interpretava n personaggi tutti da sola, e lo confermiamo anche con Maximum Pleasure Guaranteed, la serie di Apple TV creata da David J. Rosen che è sì un thrillerino multigenere con qualche idea interessante, ma è soprattutto la nuova serie con (assoluta) protagonista Tatiana Maslany.

Paula Saunders (Maslany) è madre single di una bambina, giornalista fact checker, e divorziata da Karl, interpretato dall’ex Nick di New Girl, Jake Johnson.
Incasinata con il lavoro, con gli impegni da madre, e con una disputa sempre meno amichevole per l’affidamento della bambina, Paula spende parte del suo tempo libero in compagnia di Trevor, un sex worker con cui Paula chatta e fa sesso online, e a cui racconta a ruota libera un sacco di problemi della sua vita.
La trama vera e propria inizia quando Paula assiste a quello che sembra il pestaggio e il rapimento di Trevor, avvenuto in diretta durante una videochiamata. Dopo aver ricevuto una richiesta di riscatto, Paula corre alla polizia, ma qui la detective Gonzalez (Dolly de Leon) la rassicura, dicendole che probabilmente è tutta una truffa.
Se non fosse che di lì a poco Trevor viene trovato morto, e per Paula inizia un’odissea fatta di segreti, minacce, pericoli, in cui emergono certi angoli oscuri del suo passato, e in cui le battaglie personali devono trovare spazio nell’ansia da thriller criminale.

Maximum Pleasure Guaranteed è una serie dall’approccio abbastanza particolare, perché pur essendo sostanzialmente un thriller, di cui tratta gli argomenti e di cui usa spesso il passo rapido e pieno di tensione, è anche uno show in cui viene lasciato un certo spazio alla comedy, ma anche al drama puramente familiare legato all’affidamento della figlia di Paula.
Non è quindi una serie “angosciosa”, quanto piuttosto il tentativo di raccontare la vicenda stra-ordinaria di una persona complessivamente normale, che ha un sacco di suoi problemi personali, e che improvvisamente si trova pure buttata in un calderone fatto di criminali e richieste di riscatto.
L’elemento più commedioso o drammatico, dunque, serve soprattutto a mantenere la vicenda ancorata a terra, generando tensione non soltanto dal pericolo in sé, quanto dalla rappresentazione di come quel pericolo arriva effettivamente a rosicchiare centimetro per centimetro quel minimo di stabilità che la vita di Paula pure avrebbe. È l’ansia per la paura che la propria vita possa andare a ramengo a solleticare il nostro interesse, più che lo svolgimento in sé della trama gialla, che in quanto tale non è nemmeno così originale.

Tutta questa architettura, e la sua intrinseca e consapevole varietà, paiono create apposta per essere affidate a Tatiana Maslany e dirle “tieni, fanne ciò che vuoi”.
Perché se c’è un cosa che ormai apprezziamo da anni dell’attrice canadese, è il suo straordinario istrionismo, la sua capacità di prendere ogni emozione dei suoi personaggi, caricarla a pallettoni e spararcela in faccia attraverso lo schermo.
È così che Maslany riesce a essere divertente, spaventata, incazzata, eccitata, triste e malinconica tutto con la stessa forza e immediatezza, che viene debitamente applicata alle varie porzioni di trama per rendercele vive e presenti, senza indecisioni.
La buona Tatiana funziona bene sia quando deve fare la madre incasinata e vagamente buffa, sia quando deve calarsi nel ruolo della giornalista investigativa ficcanaso, passando per la giovane donna piena di casini che teme di vedersi sbriciolare la vita davanti.
In un discorso che in queste settimane potremmo fare almeno in parte per la Emmy Rossum di Furious (che però è una serie un più corale), Tatiana Maslany prende un thrillerino abbastanza solido ma non per forza memorabile, e lo trasforma in un one woman show in cui l’impressione è che, quando c’è lei sullo schermo, possa succedere di tutto e possa passare qualunque emozione.

Qualche problema comunque c’è, qualcuno strutturale, altri dovuti forse a un piccola mancanza di coraggio.
In termini di costruzione, Maximum Pleasure Guaranteed è composta da dieci episodi abbastanza brevi che riescono a essere sempre piuttosto agili, ma in cui servono tanti eventi e tanti colpi di scena per sostenere un ritmo che si è deciso essere molto sostenuto. Questo porta a qualche forzatura di troppo, al far fare cose alla protagonista che sembrano un filino azzardate pure per un personaggio di Tatiana Maslany, e a una parte centrale della stagione in cui sembra proprio di vedere il tentativo di aggiungere due-tre episodi non necessari, con qualche twist ulteriore messo lì tanto per.
Cioè, Maslany è brava, ma non è che può giustificare proprio tutto-tutto.
In secondo luogo, e questo è un problema un po’ più di approccio, Maximum Pleasure Guaranteed sfiora temi piuttosto grossi (l’isolamento internettiamo, il sesso online, certe difficoltà delle madri single) che però non riescono a essere tutti approfonditi nella stessa maniera. Qualcosa resta sullo sfondo, e malgrado questo sia legittimo per una serie che vuole soprattutto essere svelta e divertente, resta però un piccolo rimpianto per aver inserito temi così interessanti, che però sono serviti più che altro come innesco narrativo e non molto di più (la questione dell’affidamento resta ovviamente più importante di altre, perché è proprio una sottotrama).
Magari si poteva rinunciare a uno o due ghirigori della trama crime, per concedere qualche spazio di riflessione in più e allargare il respiro anche filosofico dello show.

Nel complesso, comunque, Maximum Pleasure Guaranteed è una buona serie. Non gira tutto in assoluta perfezione, e certi elementi sembrano più efficaci di altri (poi va pure a gusto, io Jake Johnson in un ruolo serio faccio proprio fatica a vederlo), però è una prima stagione agile e fresca, con una grande protagonista, e una storia che, pur con qualche sbrodolatura, riesce a chiudersi e rilanciarsi in maniera sensata e soddisfacente.
Al momento di scrivere questa recensione, Maximum Pleasure Guaranteed non è ancora stata rinnovata per una seconda stagione. Sarebbe un peccato se quel cliffhanger finale rimanesse appeso così, ma va detto che la sceneggiatura ha avuto comunque la gentilezza di chiudere i misteri principali, aprendo sì la porta a qualcos’altro, ma senza darci per forza l’impressione che ci manchi un pezzo.
Se proseguisse, comunque, ci farebbe piacere.
Perché seguire Maximum Pleasure Guaranteed: per la bravura con cui Tatiana Maslany si tiene sulle spalle una serie agile e appassionante.
Perché mollare Maximum Pleasure Guaranteed: in mezzo c’è qualche forzatura per allungare il brodo, e più in generale vengono toccati alcuni temi interessanti, che però rimangono più che altro un pretesto.

È iniziato settembre, arriva l’autunno, e non c’è niente di meglio che immaginarsi con una tazza fumante e una copertina a leggere un buon libro davanti alla finestra.
Ok, in realtà fa ancora un caldo maiale, ma sappiamo pure che il libro che vi propongo è lungo, quindi ce ne vuole.
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