24 Settembre 2026

Brothers – Il ritorno di Matthew MacConaughey e Woody Harrelson di Diego Castelli

I protagonisti di True Detective tornano in una bizzarra versione di sé stessi, forse fratelli, sicuramente divertenti

Pilot

La scena che dovete immaginare è questa: avete un amico di lunga data, uno con cui avete anche lavorato con profitto, e con cui condividete un rapporto sincero che la gente vi invidia. A un certo punto, la madre del vostro amico, che conoscete da un quarto di secolo, vi dice come se niente fosse che molti anni prima, più o meno al tempo della vostra nascita, era “più che un’amica” con il padre del vostro suddetto amico.

Ebbene, questa cosa è successa a Woddy Harrelson, icona stramba di Hollywood, candidato a tre premi Oscar, che si è visto rivelare questa bizzarra verità dalla madre di Matthew MacConaughey, amicone di lunga data nonché co-star della prima, indimenticabile stagione di True Detective.

A quanto risulta, a nessuno dei due è venuto in mente di fare un test del DNA per dirimere qualunque dubbio, ma la possibilità (probabilmente molto remota) che i due attori siano fratellastri è stata sufficiente per la produzione di una serie di Apple TV, in cui MacConaughey e Harrelson figurano come creatori insieme a David West Read e Lee Eisenberg.
Oggi quindi parliamo di Brothers.

Nella serie, che ovviamente è una comedy con episodi da mezz’ora, Matthew MacConaughey e Woody Harrelson interpretano versioni finzionali di loro stessi, con famiglie che assomigliano vagamente a quelle reali, e in cui la loro amicizia è sincera, salda e frizzante esattamente come vorremmo che fosse per cullarci in un puccioso sogno hollywoodiano.

All’inizio del pilot, Harrelson decide di prendere moglie e figlie (una delle quali è in crisi nera dopo la rottura col fidanzato) e portarle nella tenuta di Matthew per una specie di minivacanza. Dal canto suo, MacConaughey è sempre felice di vedere l’amico, ma sarebbe molto impegnato nella scrittura di un discorso per il padre defunto, omaggiato dal liceo locale in cui giocava a football.

Il dettaglio non è casuale: MacConaughey, texano, repubblicano, tradizionalista (nel senso buono ma anche satirico del termine), ha una venerazione per il padre ormai scomparso, ed è qui che il caotico, progressista, caciarone Harrelson viene a sapere una potenziale, dirompente verità: che quel padre potrebbe non essere il genitore biologico di Matthew, perché c’è la possibilità che quello vero sia… il padre di Woody.

Questo è il concept attorno al quale gira la serie, ma bisogna anche notare che i primi due episodi non sono completamente incentrati su questo. È invece un doppio pilot che punta a settare un mood, un’atmosfera e delle dinamiche fra personaggi che ricalcano certi stereotipi che il pubblico ama coltivare su di loro (MacConaughey filosofo e verboso, Harrelson mattacchione e un po’ basic), ma che hanno bisogno di essere modellati e definiti da una sceneggiatura che restituisca il senso di un rapporto che deve sostenersi di per sé, a prescindere da quello che sappiamo sui protagonisti.

Da questo punto di vista, Brothers ha anche tratti da commedia tradizionalissima, in cui due amici di vecchia data restano tali anche quando i diversi caratteri e valori li portano a scontrarsi, a bisticciare, a sostenersi e aiutarsi tanto quanto si incasinano e si ostacolano a vicenda.
È qui che Matthew viene distratto dal suo discorso per il padre in un modo che diventa frustrante ma anche proficuo per lui, così come il desiderio di MacConaughey di portare il figlio sedicenne a caccia di cervi si trasforma in una lunga baruffa con un Woody del tutto contrario alla pratica, ma che in qualche modo riesce a diventare motivo di ulteriore avvicinamento fra le famiglie.

Da qui deriva un effetto abbastanza curioso. Da una parte, nei suoi primi due episodi Brothers è una commedia divertente, simpatica, con alcune buone trovate comiche e, ovviamente, impreziosita dal carisma debordante di due attori che, per il pubblico seriale, sono diventati una specie di eccellenza memorabile anche solo grazie a una serie di una manciata di episodi, datata 2014 (madonna come passa il tempo).
Sono due puntate che scorrono piacevolmente, che rinfrancano lo spirito, che danno un certo senso di pace e leggerezza come solo la classica commedia all’americana riesce a fare. E questo senza nemmeno aver affondato davvero le mani nella faccenda dei fratellastri, che immaginiamo acquisterà peso nel corso dei prossimi episodi (otto in tutto per la prima stagione).

Dall’altra parte, ci si poteva aspettare qualcosa di più dirompente. Non perché la serie stessa, in fase di promozione, si sia posta come la nuova pietra di paragone per la comedy televisiva, ma semplicemente perché abbiamo innalzato quei due protagonisti a un tale livello di figaggine percepita, che il solo vederli insieme ci ha fatto sperare, se non addirittura pretendere, che Brothers dovesse essere la True Detective della commedia, con quell’impatto lì (come se True Detective, peraltro, fosse frutto della mente dei suoi protagonisti, che invece ne erano solo gli interpreti).

Al netto del fatto che Brothers ha ancora parecchio tempo e spazio per migliorare o pure per peggiorare, questo è un tema importante, che rischia di trasformarsi in un equivoco.
A fronte dei primi due episodi, avvicinare questa serie con l’idea che debba sconvolgere la nostra vita (ma anche solo arrivare al livello che ne so, di Ted Lasso), sembra essere una strategia perdente. E non perché non sia lecito avere alte aspettative, ci mancherebbe, ma perché non sembra che l’intenzione di Brothers sia quella di essere un prodotto che cambia chissà quali carte in tavola della commedia seriale americana.

Se invece si riesce a prendere la serie per quello che effettivamente è, o sembra voler essere, cioè una buddy comedy con due amici molto famosi che gigioneggiano per regalarci qualche ora di divertimento frizzante, allora Brothers può effettivamente funzionare benissimo. Non fosse altro perché la comicità di questa serie si basa tanto sull’autoironia dei suoi protagonisti, che prendono consapevolmente alcune delle loro caratteristiche più note e amate, e le trasformano in iperboli narrative buone per far ridere e per costruire un concetto di amicizia al maschile che strizza l’occhio a commedie molto più classiche di quello che si potrebbe pensare.

Insomma, questi due attori da oscar (o quasi, nel caso di Woody) ci hanno invitato a divertirsi con loro in una bizzarra storiella che si sono inventati. Se decidiamo di partecipare alla festa, ci sarà da divertirsi. Se invece decidiamo di fare i difficili e di pretendere di più, come resta sempre nostro diritto, dobbiamo sapere che potremmo essere capitati nella festa sbagliata, pure se c’è della gran bella gente.

Perché seguire Brothers: per il concept delizioso e il carisma debordante dei protagonisti.
Perché mollare Brothers: per la paura che rimanga “solo” una serie simpatica.

Non si paral molto di fratelli e fratellastri, ma in Void, il mio romanzo science-fantasy che trovate su Amazon in ebook e cartaceo, c’è comunque un sacco di altra roba. E in fondo Matthew MacConaughey sarebbe contento, visto che si viaggi apure fra le stelle…



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