1 Settembre 2016 15 commenti

The Night Of Season Finale: avercene di serie così… di Diego Castelli

Vabbè ma che bellezza

Copertina, Olimpo, On Air

The Night Of (11)

ATTENZIONE SPOILER!

Quando un pilot ti convince sul serio, nel senso di “datemi subito il secondo episodio sennò faccio un macello”, raramente succede grazie alla trama. Va bene, ci sono anche serie che partono in quarta con situazioni e idee mai viste, ma sono eccezioni: se colpo di fulmine dev’essere, di solito è più legato a singoli personaggi, singole scene, sguardi e frasi, dettagli di atmosfera e stile che fungono da promesse più che da conferme: ti prometto che sarò una bella serie tv, torna a trovarmi.
Questo è il bello della narrazione seriale, nonché la maggior fonte di rischio per chi, come noi, decide di recensire fin dal pilot: basarsi su un singolo episodio redde ovviamente difficile dare un giudizio completo, tanto è vero che spesso ci siamo trovati nella condizione di riabilitare serie bocciate in prima battuta, o al contrario di mollare prodotti che all’inizio sembravano chissà che, salvo poi dissolversi dopo poche settimane.

Con The Night Of, fortunatamente, è andato tutto bene: il pilot mi era sembrato una figata totale, e gli altri sette episodi sono splendidi tanto quanto, il che dà anche una certa soddisfazione.
Questo però non toglie la necessità di un commento finale: rileggendo la recensione di qualche settimana fa mi sono reso conto che alcuni temi erano già lì pronti per essere colti, ma altri aspettavano maggior sviluppo per venire a galla, e alcune impressioni iniziali vanno ora corrette alla luce di una progressione spesso sorprendente.

The Night Of (14)

Malgrado uno stile subito riconoscibile e dissonante rispetto alla media dei prodotti appartenenti allo stesso genere, The Night Of iniziava il suo percorso su binari abbastanza tradizionali: un omicidio, un presunto colpevole, le indagini e il processo. Di sicuro il genere non è cambiato nel corso di queste settimane – non è diventata una serie sui vampiri o sulla menopausa – e il rigore narrativo legato alla vicenda processuale di Nasir non è mai venuto a mancare. Allo stesso tempo, però, più passava il tempo e più era evidente che The Night Of non era per nulla un “whodunit”, cioè un racconto il cui principale interesse è scoprire chi ha fatto cosa. Alla fine una risoluzione viene effettivamente fornita allo spettatore, che si convince dell’innocenza di Nasir e della probabile colpevolezza di Ray, consulente finanziario della vittima, ma l’impressione chiarissima è che agli autori non fregasse nulla di sapere (o far sapere) chi aveva ucciso Andrea, lasciando così un po’ amareggiati gli amanti del giallo puro, quello in cui devi scervellarti per capire chi è l’assassino prima che ci arrivino i protagonisti. Qui l’assassino manco si era visto prima della fine, quindi era un gran chissene.

No, The Night Of parla d’altro. Nella recensione del pilot si accennava al continuo tentativo di mostrare l’orrore dell’ordinarietà, l’inconsapevole strisciare di Nasir dentro una trappola fatta di poliziotti annoiati, avvocati svogliati, procedure complicate e incomprensibili per una semplice famiglia finita suo malgrado in un pasticcio.
Ebbene, questo tema si è allargato sempre di più, arrivando a diventare l’elemento più rilevante di tutta la costruzione. The Night Of è soprattutto la denuncia di un sistema, di un’impalcatura concettuale oltre che legislativa che in nome della propria sopravvivenza e del mantenimento dello status quo non guarda nient’altro, soprattutto non considera in alcun modo il vissuto delle persone concrete che in quel meccanismo devono entrare, volenti o nolenti.

The Night Of (1)

Quasi tutti i personaggi principali entrano in questo gioco, perfino l’avvocato di John Turturro che nella sua breve apparizione del pilot sembrava essere la cura alla malattia, il magico elisir con cui risolvere ogni problema.
Invece no, tutti i protagonisti giocano una parte nel meccanismo: c’è il poliziotto vicino alla pensione che crede di aver catturato il colpevole e lavora per raccogliere quante più prove possibili; c’è l’accusa che fiuta il colpo facile e comincia a tessere una tela in cui imbrigliare la giuria; c’è un avvocato d’ufficio che tira soprattutto a campare; c’è un’altra avvocato, di uno studio più importante, che forse può dare una mano ma che si tira indietro non appena le cose si fanno più difficili e costose, salvo lasciare lì una sbarbatella senza esperienza, giusto per non mollare il colpo. Tutti questi personaggi, indipentendemente dal loro supposto valore morale, agiscono all’interno di un meccanismo in cui Nasir, più che una persona, è un ingranaggio. Ognuno fa il suo, lo fa al meglio che può, ma in base a uno schema in qualche modo prefissato che funziona più o meno così: opportunità-lavoro-risultato-opportunità-lavoro-risultato. Tutti i professionisti che, a vario titolo, si muovono intorno a Nasir, sembrano diretti verso un obiettivo che sta oltre il ragazzo, che sia l’ennesima vittoria in tribunale, la chiusura rapida e felice di una lunga carriera, o le bollette da pagare.

È un elemento che si ammorbidisce leggermente col passare degli episodi (poi vedremo come), ma che non viene mai davvero messo in discussione. Pensate alle vicissitudini di John con l’eczema o con il gatto: sono intermezzi comici, momenti di alleggerimento che ci permettono di maturare un certo affetto per il personaggio, ma hanno anche un significato più profondo. In pratica, ci fanno vedere che la vita di John non gira affatto intorno a Nasir. John ha altri problemi, pure grossi, e una buona quota della sua giornata è dedicata non-pensare a Nasir. Un atteggiamento che finisce col contagiare anche noi, che alla fine siamo quasi più interessati alla sorte del micio che non a quella protagonista. Questo perché, ancora una volta, non siamo nella classica serie in cui il lavoro dell’avvocato viene prima di qualunque altra cosa: siamo invece in un posto, probabilmente più realistico, in cui ognuno ha i suoi cazzi e un innocente in cella può non essere abbastanza per scombinare la vita di tutti.

The Night Of (6)

Nel frattempo, questo supposto innocente finisce in prigione. E la prigione è una specie di personaggio aggiuntivo, la chiave interpretativa principale per comprendere il senso complessivo del racconto. In carcere, Nasir diventa un criminale. All’inizio ho provato una specie di fastidio nell’assistere a questa evoluzione, perché una parte di me voleva vedere il classico racconto epico dell’innocente che viene salvato dall’eroe. Purtroppo, anzi per fortuna, The Night Of va da un’altra parte e trasforma Nasir non solo in un criminale, ma anche in una persona sgradevole, con cui proviamo sempre meno empatia. Col passare degli episodi ci sembra sempre più un traditore di se stesso (e di noi spettatori che avevano creduto in lui), e molte delle linee che supera potrebbero addirittura farci pensare che si meriti quanto gli sta accadendo.
In realtà, questo tipo di reazione è proprio quella che gli autori cercano: in prigione, una prigione che poteva anche non essere necessaria ma che il famoso sistema decide di affibbiargli comunque, Nasir deve arrangiarsi per sopravvivere, e non ha altra scelta che superare certi confini e certe linee. Nel corso del tempo veniamo a sapere che Nasir non era un totale santo neanche prima, ma non riusciamo a capire se la prigione gli insegni a essere un “cattivo” (fra molte virgolette) o se semplicemente tiri fuori da lui cose che già c’erano. Poco cambia, comunque, perché il concetto di fondo è che quando Nasir entra in prigione, la sua condanna è già scritta.

The Night Of (12)

Questo è un punto importante: la serie si chiude con una giuria incapace di decidere (sei contro sei, processo annullato) e con la salvezza di Nasir dovuta solo a un procuratore che, a fronte di nuove prove, decide di lasciar correre. Per il sistema, dunque, Nasir non è né colpevole né innocente, il processo salta e per lo Stato non è successo niente. Intanto però qualcosa è successo, perché la vita di Nasir è rovinata: alla fine, quando lo vediamo solo e senza amici, lui stesso indeciso sulla sua colpevolezza o meno, perfino più solo e senza scopo di quando stava in prigione, dove almeno c’era qualcuno che gli diceva cosa fare, Nasir si ritrova la vita stravolta senza che nessuno possa davvero rispondere di questo fatto, perché tutti, dai detective al procuratore, dal giudice a John Stone, stavano semplicemente facendo il loro lavoro. Lo facevano prima e lo faranno in futuro, quando ormai Nasir sarà solo un ricordo.

Il sistema giudiziario in cui Nasir è transitato viene dunque completamente svuotato di valore effettivo: abituati come siamo a guardare film e serie tv in cui la sentenza di una giuria è il punto culminante dopo il quale c’è un lieto fine (condanna dei colpevoli e assoluzione degli innocenti), The Night Of ci rivela che il punto fondamentale della vita di Nasir non è la fine del processo, ma l’inizio: nell’attimo stesso in cui Nasir entra nella macchina giudiziaria, la vita come la conosceva è finita e non potrà mai tornare come prima, nemmeno quando il processo si sarà concluso a suo favore.
La cosa bella, la cosa elegante, è che questo ragionamento non viene mai realmente esplicitato. Siamo noi spettatori che, osservando una storia che altrove avrebbe avuto i toni del bianco e del nero, scopriamo qui essere completamente grigia, una sfumatura di toni smorti in cui la vita intera di un ragazzo viene masticata e restituita ormai distrutta, ma nell’indifferenza (e nell’indecisione) generale. Ma al sistema non interessa: il caso è chiuso, il prossimo grazie.

The Night Of (5)

Qualche barlume di speranza comunque c’è: la sorte giudiziaria di Nasir viene decisa dalle stesse persone che avevano dato inizio alla sua odissea, un detective e un procuratore che, accortisi di nuove prove, cambiano il corso della vicenda facendo entrare nell’aula giudiziaria uno spiraglio di umanità che permette alla Weiss di autoazzoppare la sua arringa finale e, poi, di rinunciare a rifare il processo.
Ancora una volta, però, non si tratta di buon cuore, di personaggi “cattivi” che ora sono diventati “buoni”. Box e Weiss non si fanno impietosire da Nasir, non cominciano a provare simpatia per lui. Non è insomma una questione di empatia o di pentimento, bensì, ancora una volta, di semplice lavoro: non soddisfatto dei suoi risultati, Box porta avanti le sue indagini e scopre nuove prove. Weiss le valuta e decide di conseguenza.
Alla fine i due si ripropongono di andare dietro al vero colpevole, e noi spettatori applaudiamo felici di questo dinamico duo non più di due settimane dopo averne detto peste e corna, ma se guardiamo bene in loro non c’è alcun pensiero per Nasir in quanto persona, in quanto essere umano. A loro interessa rimediare agli errori e svolgere bene il loro compito, ma sono preoccupazioni incentrate sempre e solo sul loro lavoro, non sul rapporto con altre persone. Uno scenario realistico e anche comprensibile, ma che ci restituisce comunque il terribile senso di freddezza che il sistema cala su chiunque ci entri dentro.

The Night Of (2)

In questo grande affresco, in questa costruzione visiva e narrativa che gioca con le nostre aspettative e le ribalta quasi costantemente, costruendo la suspense sul realismo di una situazione terribilmente frustrante, trovare dei difetti può essere molto difficile. Ogni volta che ci provo rivedo Turturro che si scarnifica con le bacchette e non posso che sorridere. In realtà però qualche incrinatura c’è: in particolare non mi è piaciuta la rapidità con cui Chandra passa da potenziale salvatrice della patria a scema totale che non ne azzecca una. Intendiamoci, ancora una volta sono aspettative ribaltate: abbiamo visto mille racconti in cui il ragazzino alle prime armi si rivela il più figo di tutti, e quindi niente di più coerente, per The Night Of, di mostrarci una giovane avvocato che invece è proprio incapace e inanella una lunga serie di decisioni sbagliate. Allo stesso tempo, la scelta di farla limonare con Nasir, in maniera totalmente improvvisa, mi è parsa comunque una forzatura, quasi una scusa per arrivare all’arringa finale di John, che altrimenti non avrebbe potuto intervenire: quella di Chandra è probabilmente l’unica vicenda in cui, pur comprendendone le ragioni di fondo, ho visto scricchiolare un equilibrio altrimenti perfetto.

The Night Of (10)

Per il resto, come detto all’inizio, si va via di immagini e atmosfere: per quanto in queste settimane abbia sentito l’opinione di diverse persone infastidite dalla lentezza della serie, io mi sono bevuto ogni singola inquadratura, ogni sguardo perso di Nasir, ogni dubbio strisciante negli occhi di Box, il labbro tremolante di Chandra quando scopre di aver fatto la cazzata a chiamare Nasir alla sbarra. E poi i gatti e l’eczema; l’insistita sobrietà dei genitori di Nasir, mai sopra le righe; il dottor Katz su cui vorremmo uno spinoff; il carisma di Freddy, interpretato dal sempre gagliardo Michael Kenneth Williams.

È una questione di stile e sapore, odore e colore: guardare otto lunghi episodi con l’idea di stare guardando una certa serie, scoprire che in realtà stai guardando tutt’altro, e renderti conto che ti piace molto di più di quello che credevi di volere.
Solo le grandi serie sanno catturarti così tanto, e poi costringerti a domandarti il perché di quella passione immediata. E The Night Of è definitivamente una grande serie.

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