14 Febbraio 2018 3 commenti

LA to Vegas: pendolari da ridere di Antonio Firmani

Un sitcom quasi tutta ambientata su un aereo, ma non è Piloti con Bertolino

Copertina, Pilot

LA to Vegas (1)

Il 2 gennaio su Fox ha debuttato L.A. to Vegas, sit-com ideata da Lon Zimmet e prodotta, tra gli altri, dalla stessa 20th Century Fox Television.

Lon Zimmet non è proprio famosissimo in Italia, ma nei cari e vecchi States è un volto noto tra i produttori di sit-com e non solo: The Michael J. Fox Show, I’m Sorry, Happy Endings, Unbreakble Kimmy Schmidt e soprattutto Men At Work, non male per uno ampiamente sotto i 40. Nel cast attori noti e meno noti, da Kim Matula, la Hope Logan di Beautiful (sì, proprio lei), al primo vero regular role in una sit-com; a Dylan McDermott di American Horror Story; passando per Peter Stormare di American Gods e soprattutto di Prison Break in cui interpretava il ruolo di John Abruzzi, uno dei personaggi più amati dai fan.

LA TO VEGAS: L-R: Kim Matula and Nathan Lee Graham in the "Pilot" premiere episode of LA TO VEGAS airing TUESDAY, Jan. 2 (9:00-9:30 PM ET/PT) on FOX. CR: FOX

“There are people who fly every weekend from L.A. to Vegas, this is their story”, questa la log line che appare all’inizio di ogni episodio, che letta così sembrerebbe Fincher che incontra This is us, e invece no. 435,2 km separano l’aeroporto di L.A., il LAX, da quello di Las Vegas, e la serie racconta dei pendolari che durante il weekend questi 400 e rotti chilometri li fanno per davvero partendo da Los Angeles per arrivare in Nevada, alla volta della città del vizio e della perdizione.
Protagonista dello show è Ronnie, una hostess strampalata, con una vita sentimentale completamente disastrosa. A farle da spalla Bernard, suo collega gay, estremamente stereotipato ma in fin dei conti gradevole, e l’egocentrissimo capitano Dave, uno che solo perché fa il pilota si crede Dio in Terra e non manca di fartelo sapere ogni volta che può. Lo schema seguito è quello abbastanza classico delle sit, siamo quasi sempre in interni, e addirittura siamo quasi sempre nel corridoio dell’aereo in volo. È una buona idea questa, perché dà il là a una serie di dinamiche prettamente comiche molto carine, e permette di entrare nel cuore della serie, schierando in campo appunto i passeggeri e le loro storie (di cui sopra), forti del fatto che le ragioni di questo “pendolarismo” possono essere tra le più disparate. E allora c’è Colin, un giovane anche più strampalato di Ronnie (con la quale traccia la linea rosa di questa serie), da poco divorziato da una che per vivere si fa tagliare in due da un mago per poi riapparire tutta intera da un’altra parte, che tutti i weekend va a Las Vegas a trovare suo figlio. Artem e Nichole, rispettivamente allibratore e spogliarellista, che nel fine settimana vanno in Nevada a far lievitare i loro business. Ci sono i ragazzini che scappano per andare a farsi sposare da un celebrante vestito da Elvis (Elvis lo sentiamo sempre a inizio di ogni puntata) ecc. ecc…

LA to Vegas (1)

Di queste prime cinque puntate che Fox ha mandato in onda resta una buona impressione. Gli episodi scorrono via, venti minuti alla volta, e le gag sono spesso divertenti. Nessuno s’inventa niente, sia chiaro, però due risate e un bel po’ di leggerezza questo show te le offre.
I casi di puntata sono sempre gradevoli, in uno spunta pure l’onnipresente Dermot Mulroney (New Girl, Shameless e mille altre ancora) nel ruolo di capitano Steve, nemesi del capitano Dave, che fa il villain per tutto l’episodio prima di essere rimandato al mittente. E per quanto la dinamica del face to face tra i due capitani si sia vista un milione di volte, qui risulta comunque efficace, tanto è vero che (almeno stando a quello che leggo in rete) Mulroney sarà uno dei personaggi ricorrenti dello show. Stando a questi primi episodi dunque, le basi sembrano buone, anche se la natura stessa del concept potrebbe essere un’arma a doppio taglio sulla lunga distanza. Location come il corridoio di un aereo o la cabina di pilotaggio, se non supportate da una scrittura non propriamente eccelsa potrebbero generare “l’effetto Piloti” (non so se ricordate l’esperimento di una decina di anni fa fatto proprio da mamma Rai, con Max Tortora ed Enrico Bertolino), ma siamo fiduciosi e crediamo non sia questo il caso.

LA TO VEGASL-R: Guest star Dermot Mulroney and Dylan McDermott

Perché seguire L.A. to Vegas: Fresca, leggera, e per le liti fra il capitano Dave e il capitano Steve.
Perché mollare L.A. to Vegas: Sulla lunga distanza, se non supportata da una scrittura adeguata potrebbe diventare claustrofobica.



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