5 Gennaio 2012 8 commenti

Black Mirror – La serie che non è una serie di Marco Villa

Il grande ritorno dell’autore di Dead Set

Black Mirror è una serie atipica, nel senso che di seriale ha solo il fatto che è un progetto a puntate. Per il resto, nessun legame tra gli episodi. Cambia il cast, cambia il genere, cambia l’argomento. Tre film separati? No, due fili che li legano ci sono. Il primo è che sono fatti veramente bene, il secondo ve lo dico tra un po’.

Black Mirror è andata in onda su Channel 4 prima di Natale. Tre puntate da 43 minuti, create da Charlie Brooker, ovvero Mr. Dead Set. Piccola parentesi necessaria, che apro senza giri di parole: se non avete visto Dead Set dovete recuperarlo. Ma non subito, ieri. È una serie horror andata in onda nel 2005 e parla di zombie. In sostanza, in Inghilterra scoppia un’epidemia di zombie, che si diffonde a gran velocità. A restarne immuni sono le persone che non hanno contatti con il resto del mondo. Ovvero protagonisti e troupe del Grande Fratello. Immaginatevi quindi dei simpatici zombie che si avvicinano sempre di più agli studi televisivi e un pugno di persone, tra cui decerebrati con evidenti problemi, che cercano di preservare la propria oasi di salvezza. Dead Set è una serie cattiva e (parecchio) violenta, che nelle sue due ore e mezza scarse di durata, fa a pezzi praticamente ogni altra serie horror andata in onda in questi anni. Non esagero, sul serio. La guardate in una sera (un pomeriggio, se avete paura) e se non siete d’accordo tornate qui a insultarmi.

Ok, fatta la parentesi indispensabile, torniamo a Black Mirror. Di horror, qui, non ce n’è nemmeno un grammo, almeno nelle prime due puntate. La nuova serie di Charlie Brooker, infatti, è una serie di fantascienza, dove con questo termine non si intendono storielle di navicelle e sex symbol in divisa per nerd brufolosi, ma racconti e mondi legati più alla dimensione dell’assurdo e dell’impossibile.

Così, nella prima puntata si ha un ricatto surreale al primo ministro britannico: un ostaggio verrà ucciso se il premier dovesse rifiutarsi di fare sesso con un maiale in diretta televisiva. Segue thriller politico che ti inchioda al divano per 40 minuti. Storia allucinante, scritta alla perfezione, in cui la vicenda principale sembra a tratti solo una scusa per mostrare il funzionamento dei media contemporanei e in particolare di quelli online, capaci non solo di condizionare i mezzi di comunicazione tradizionali con la loro velocità (avrete fatto senz’altro caso che, negli ultimi mesi, anche i giornali italiani citano Twitter come fonte di metà dei loro pezzi, spesso semplicemente perché è arrivato prima sulla notizia), ma anche la politica e le sue decisioni attraverso pareri e posizioni che montano in pochi minuti e diventano punto di vista ineludibile.

Qui sta il secondo filo che collega le puntate, quello cui accennavo in apertura e che, miracolosamente, non mi sono dimenticato. Il secondo filo è quello della tecnologia. Per quanto riguarda il primo episodio ho già detto, nel secondo la cosa si spinge ancora più in là, fino a immaginare un mondo in cui l’impostazione da social network, con like, crediti maturati, connessioni, pubblicità e profonda conoscenza dei gusti da parte delle aziende, si trasferisce dall’online al mondo in quanto tale, cancellando le identità dei singoli e rendendole solo parte di un grande calderone di informazioni. Il black mirror del titolo, del resto, è quello degli schermi spenti di tv, smartphone e tennologie varie.

Come detto, la serie è scritta e diretta benissimo. Dialoghi essenziali, situazioni spiegate senza spiegoni, ma proponendo diversi punti di vista. Certo, è qualcosa di diverso da quello di cui di solito parliamo su Serial Minds. Ma ci aspetta l’ultimo weekend lungo prima di Pasqua. Meglio buttarsi su qualcosa che vale. Non vorrete mica sprecarlo all’aria aperta, vero?

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