3 Agosto 2012 2 commenti

True Love – Tristezza e qualit di Marco Villa

La serie meno estiva dell’anno

True Love è una di quelle serie anomale, in cui di fatto si trova poco o niente di ciò che ci piace nelle serie e – solitamente – le rende tali. È corta (5 puntate, ma siamo in Inghilterra, su BBC, si sa che le cose vanno così), gli episodi sono autoconclusivi e i personaggi cambiano di puntata in puntata. In sostanza, cinque mediometraggi di mezz’ora l’uno.

Il tema è ovvio fin dal titolo, anche se l’aggettivo True non va inteso come vero nel senso di quellochetifabattereforteforteilcuore, quanto di reale, nel senso di realistico. Dal pilot e dall’inizio del secondo episodio (chiedo scusa, ma avevo del gran sonno l’altra sera e non sono riuscito a finirlo), la sensazione è infatti quella del racconto di storie d’amore concrete, non idealizzate. Leggi: storie d’amore che inciampano.



Il primo episodio di True Love è perfetto per spiegare il mondo della serie. Protagonisti David Doctor Who Tennant e Joanne Downton Abbey Froggatt, ovvero marito e moglie felici e tranquilli, con prole garrula e sorridente. Tutto si rompe quando torna all’improvviso una storica ex del marito, scappata dall’altra parte del mondo quasi vent’anni prima. Tutto si rimette in discussione e non sto a entrare nei dettagli. La forza dell’episodio è tutto nell’uccisione sistematica e spietata di ogni briciolo di felicità che marito&moglie emanavano nell’incipit dell’episodio. Il momento più drammatico si ha quando la moglie si rende conto che quella stessa felicità è comunque per il marito una felicità di serie b, un ripiego che patisce un paragone sempre perdente contro un’alternativa imbattibile, ovvero l’alternativa di qualcosa che non c’è e non ci sarà.

Capito il livello e il tono? Roba seria, raccontata in modo molto asciutto e realizzata – leggo su Wiki – lasciando ampio spazio all’improvvisazione. Nel complesso, il risultato è vicino a certo cinema indipendente inglese, con l’aggiunta di scene che sembrano prese pari pari da uno di quei duecentofilm francesi che vedevo su Sky quando stavo dai miei e di cui ora non ricordo né un titolo, né un regista (coppia che si sfiora e si allontana sulla spiaggia, in primavera, con il vento e la luce fredda, lei con il maglione di lana di lui… ci siamo capiti, dai che siete gente sveglia). E la sensazione finale è proprio quella di un film beccato per caso in televisione e – data la durata – visto non per intero.

Stesso discorso per il secondo episodio, su una coppia più o meno in crisi e incentrato sul lui della situazione, che prova ad aggrapparsi disperatamente alla possibilità di qualcosa di nuovo, offerto da una sconosciuta incontrata ogni giorno alla fermata del bus. Ed è già francesità, ed è già tristezza.

Ma va bene così. True Love è l’esatto contrario della serie estiva, è qualcosa da piumone e da domenica. Se giustamente credete nelle capacità omeopatiche di musica e cinema per curare stadi depressivi, tenetela lì. Non si sa mai.

Perché seguirlo: qualità assoluta. Punto e a capo. E tristezza et angoscia a palate. Ma in modo giusto.

Perché mollarlo: perché a meno che non siate conciati piuttosto male a livello emotivo, è estate. E buttarsi giù con questa serie non è la ricetta migliore per celebrare la bella stagione.

 



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