3 Ottobre 2013 4 commenti

Homeland – La terza stagione inizia zoppicando di Marco Villa

Il mento ballerino di Claire Danes alla conquista del mondo

Copertina, On Air

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[SPOILER ALERT: LEGGETE SOLO SE AVETE VISTO LA 3X01]

Homeland è una bomba. L’abbiamo detto talmente tante volte che nemmeno ci sarebbe bisogno di ripeterlo, ma non sempre l’apertura di un pezzo ti viene al volo e allora dire che Homeland è una bomba è un inizio sicuro e tranquillo. Due stagioni tesissime, con una storia totalmente orizzontale, sviluppata alla grande e con tarli mentali continui per lo spettatore.

1378046_643839118969995_1797234085_nTutta questa manfrina per dire che Homeland non è attesa come una delle tante serie che ritornano dopo la pausa. No, le aspettative su Homeland sono altissime, perché fin qui non ha mai deluso. Ecco perché si resta un po’ delusi dalla prima puntata della terza stagione.

Fermi: non ho detto che è brutta, né lo dirò. Homeland inizia la sua terza stagione piazzando almeno una scena fatta da dio e con un rapporto tensione/drama altissimo. Sto parlando ovviamente della scena dell’azione organizzata dalla CIA, per eliminare contemporaneamente sei nemici in tre diversi continenti. E molto buono è anche il trattamento del personaggio di Saul Berenson, diventato direttore della CIA quando certo non se l’aspettava e costretto ad affrontare – tra dubbi e sensi di colpa – la ricostruzione dell’Agenzia, distrutta fisicamente e moralmente dalla bomba che ha chiuso la seconda stagione. Infine, funziona bene anche la storyline della figlia di Brody, unico membro di quella famiglia di cui ci sia mai importato qualcosa, caporale escluso, ovviamente.

L’elemento che davvero non funziona in questo pilot è Carrie. Pesante, isterica e petulante come non mai, Carrie soffre tantissimo la mancanza del personaggio di Brody, completamente assente in questo episodio. Una scelta forte da parte degli autori, che separano il nucleo vitale di tutta Homeland e portano in primo piano i problemi della protagonista femminile. Così Claire Danes inizia a far ballare il mento e a inumidire gli occhi dopo nemmeno cinque minuti e anche il più affezionato spettatore (io, per esempio) non può far altro che sbuffare.

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C’è ovviamente la possibilità che renderla così seccante sia una scelta degli autori, ma in caso non lo sia si sta andando verso uno dei maggiori rischi seriali: il personaggio principale che diventa insopportabile. Per questo, arrivati al momento cruciale della deposizione di Saul davanti alla commissione d’inchiesta, viene spontaneo fare un sì grande così con la testa alla scelta del direttore della CIA di scaricarla. Perché in questo primo episodio Carrie non è altro che una psicotica isterica e rompicoglioni, punto. Ripeto: speriamo sia una scelta degli autori, perché una così non la si regge, soprattutto se si pensa a come era uscita vincitrice dalla prima puntata della seconda stagione.

Questo inasprimento dei lati peggiori di Carrie fa il paio con alcuni scivoloni minori, ma eloquenti. Sto parlando di situazioni scritte con la mano sinistra, segno di una sciatteria mai vista prima in Homeland. In primis una scena minuscola: Carrie al supermercato che compra tipo quindici bottiglie di tequila, una cosa che non riesci a giustificare nemmeno se metti insieme un gruppo di adolescenti che fa festa perché la Manu ha la casa libera, figurarsi se la appiccichi addosso a una Carrie Mathison. Ok, starà pure attraversando un momento difficile, ma nelle scene precedenti nessuno l’ha vista barcollare o biascicare. Una roba minuscola, lo so, ma Homeland non le ha mai sbagliate queste cose. Seconda situazione che fa storcere il naso, questa volta in modo maggiore: il rischio che venga chiusa la CIA. Non credo serva approfondire questo punto: è evidente a tutti che questa cosa non accadrà mai (anche perché in caso sarebbe un salto dello squalo inaccettabile) e buttare dentro questo argomento più volte nella premiere, come se fosse un ulteriore motivo di tensione, è un altro inciampo che fa un po’ cadere la valutazione della puntata.

tumblr_mdee0xybrD1qb8ggwMi sono dilungato un po’ troppo sugli aspetti negativi, ma è forse la prima volta che ne troviamo in Homeland. Ci stava. La speranza è che il ritorno in scena di Brody rimetta a posto tutti gli equilibri, permettendo agli autori di dedicare meno tempo agli altri personaggi ed eliminando così il rischio di far compiere loro cazzate o cose inutili. Una cosa è certa: è purtroppo giunto il momento di iniziare a raccogliere firme per placare il mento ballerino di Claire Danes.



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