4 Giugno 2014 8 commenti

Mad Men 7 – La miglior stagione di sempre di Chiara Grizzaffi

Don Draper e compagni non tradiscono, e questa prima metà di ultima stagione chiama proprio l’applauso

moon
Sì, c’è perfino il momento musical e no, non è neanche lontanamente pacchiano (Shonda, dico a te).

Adesso posso ammetterlo, togliermi un peso. Quando è ricominciato Mad Men avevo l’ansia: ce lo siamo detti, quante stagioni possono poggiare su tendenze autodistruttive e insoddisfazioni esistenziali senza farci sperare che a un certo punto un’anima pia stacchi la spina? E per quante stagioni si può andare avanti senza mai un calo della qualità complessiva? Ecco, io ero terrorizzata che la settima fosse la stagione fuffa, e anche un po’ sollevata che fosse l’ultima. Non potevo sbagliarmi di più: dopo le prime due puntate, in cui sostanzialmente Weiner ha preso le misure, Mad Men è decollato e ci ha regalato una delle stagioni più belle in assoluto.

Pensate al terzo episodio, quello del rientro di Don in ufficio: puntata capolavoro. Se gli alti e bassi del suo protagonista hanno da sempre distinto l’andamento narrativo di Mad Men, questa volta vediamo Don definitivamente deposto dal suo piedistallo: metà dei suoi ex colleghi di lavoro lo odia, l’altra metà in fondo se la cava senza di lui. Quando si ripresenta in ufficio viene lasciato in attesa per ore mentre il suo sostituto Lou, insipido all’inverosimile con i suoi cardigan pastello, le tenta tutte per levarselo di torno e Peggy e Joan trattengono a stento la voglia di strangolarlo. E se l’esito della proposta di Roger di farlo rientrare è positivo, è soltanto per ragioni economiche e non per i meriti professionali.
Mad Men Megan

Nella settima stagione a Don non vengono risparmiate le peggiori umiliazioni: perfino nella cosa che di solito gli riesce meglio (e no, non sto parlando della capacità di mandare giù old fashioned come fossero succhi di frutta, dico quell’altra) lo avevamo visto piuttosto impacciato, complice il fatto che ormai Megan è sempre più distante e meno coinvolta. Certo, recupera in corner con un threesome superato solo dalle ammucchiate di Roger, ma per entrambi si tratta, in fondo, del tentativo di prendere parte a una fase di cambiamento sociale e di costume che sa tanto di crisi di mezza età. Non so voi, ma io non ho mai empatizzato tanto con Don Draper in otto anni.

Era difficile solidarizzare del tutto con uno che fa il suo lavoro a occhi chiusi ed è ubriaco o in posizione orizzontale per metà del tempo; nonostante fosse chiara la profonda solitudine di un uomo senza identità, mai come in questa stagione il protagonista è apparso fragile e umano. Basti pensare a quanto confessa a Sally nel secondo episodio: il momento in cui si è aperto sul suo passato – la riunione con la Hershel – è anche quello in cui tutti lo hanno respinto. E se il rapporto con la figlia viene, faticosamente, riallacciato, altrettanto non si può dire del suo legame con Joan. Per almeno due donne, Peggy e Joan, Don ha rappresentato una sorta di cavaliere senza macchia, sentendosi in dovere di proteggerle in diverse occasioni. Ma il suo crollo alla fine della sesta stagione è coinciso con la rottura, pare insanabile, del legame con Joan. Più complessa, invece, la situazione con Peggy: il loro è un rapporto che è allo stesso tempo quello tra un padre e una figlia e quello tra un maestro e l’allieva. Peggy sembra credere che l’allontanamento di Don rappresenti per lei l’occasione di brillare davvero, ma in realtà continua a essere discriminata in quanto donna, e le rinunce fatte nella sua vita privata iniziano a pesarle come macigni (se anche voi a trent’anni non avete né brillocco né prole unitevi al #teampeggy). Per questo la loro riconciliazione è uno dei momenti più belli di sempre: non solo perché la scena del lento in ufficio mi ha fatto piangere da matti, ma perché si tratta, di fatto, di un passaggio di testimone, che culmina con l’ultimo episodio, in cui Peggy può finalmente conquistarsi i gradi sul campo.
Mad Men Episode 6

L’impressione è che no, forse non siamo di fronte semplicemente a uno dei momenti no di Don, ma a una profonda trasformazione del personaggio, che ha iniziato un cammino di redenzione culminato con il suo mettersi da parte a favore di Peggy. Mostrando le proprie debolezze, sopportando a testa bassa le umiliazioni, Don è forse pronto a diventare una persona diversa. Sempre che il colpo di scena finale, il salvataggio in extremis di Roger e l’acquisizione da parte della McCann, non vanifichino tutto il percorso: Mad Men non è un film di Frank Capra, e il lieto fine è probabile come una vittoria schiacciante del PD. Vale a dire quasi impossibile, fino a che la vita non ti dimostra il contrario.

Mi rendo conto che vi ho parlato pochissimo del season finale, e che ho trascurato tantissimi momenti che avrebbero meritato almeno una menzione: Betty too cool for school che si fa uno shot di latte appena munto e poi umilia il figlio Bobby, buono come il pane ma non certo altrettanto sveglio; il computer più grosso di HAL9000, e agli occhi di Ginsberg così minaccioso da spingerlo ad amputarsi un capezzolo; il piccolo Julio; il ritorno di Bob Benson e la sua dichiarazione a Joan; praticamente ogni apparizione di Pete Campbell con la sua pettinatura, la polo e il golfino sulle spalle… un catalogo di chicche che mi ha fatto pensare che uno dei punti deboli di Mad Men, se proprio ne dobbiamo trovare uno, è l’impossibilità di tenere assieme le singole storie dei personaggi minori, che appaiono per poi scomparire dai radar abbastanza in fretta, lasciandoci spesso con la frustrazione per i loro archi narrativi incompiuti, per quanto si tratti in fondo di amputazioni necessarie.
Robert-Morse-as-Bert-Cooper-in-Mad-Men-Season-7-Episode-7

Come   l’addio di Bert Cooper e le ultime immagini di questa prima metà di stagione: mai nella storia di una serie tv un numero musicale è stato inserito con maggiore delicatezza, finendo per bilanciare gli equilibri di una puntata altrimenti senza tantissimi picchi emotivi. Alzate la mano se per metà puntata avete pensato “ma come, Bert Cooper se ne va così?” fino a quei pochi secondi finali, in cui invece vi siete detti “sì, è così che doveva finire”. Ecco, con Mad Men ci possiamo provare a fare gli scettici, ma tanto siamo come quei clienti che poi alla fine della presentazione, irrimediabilmente, finiscono coi lucciconi.
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