1 Marzo 2018 2 commenti

Good Girls: la serie tv che aggiorna Desperate Housewives al 2018 di Diego Castelli

Il pilot di Good Girls ha buon cast e buon ritmo: niente male

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Non è certamente un caso che Jenna Bans, creatrice della nuova serie tv di NBC Good Girls, abbia iniziato la sua carriera di sceneggiatrice ed editor nella squadra di Desperate Housewives, il mitico show Marc Cherry che raccontava con brio e un pizzico di malizia la polvere nascosta sotto il tappeto dalle brave e belle casalinghe di provincia.
Nel corso degli anni la Bans è passata anche da Grey’s Anatomy e Scandal, arrivando poi a creare The Family, serie non troppo fortunata che era partita bene per poi deludere certe aspettative post-pilot.
Ma forse è proprio con Good Girls che l’autrice americana ha trovato una sua propria dimensione e una chiave realmente spendibile su un arco più lungo di episodi.

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Il motivo, ridotto all’osso, è che Good Girls sembra prendere ciò che piaceva di Desperate – l’impronta femminile e il miscuglio tutto particolare fra comedy e drama – virandolo in una sfumatura meno patinata e più oscura, ma più adatta a un’epoca diversa, dall’economia meno stabile e in cui il ruolo femminile nella società è tornato a diventare un tema centrale della discussione collettiva.
Protagoniste di Good Girls sono tre donne, due sorelle e un’amica, che vivono una vita più normale e meno agiata rispetto alle antenate di Wysteria Lane, ma che come loro a un certo punto condividono un importante segreto.
Beth, Ruby e Annie, ognuna bisognosa di denaro per motivi diversi e di cui non sono colpevoli (un marito fedifrago e sperperatore, una figlia malata, una costosa causa legale per l’affidamento della prole), decidono infatti di rapinare il supermercato dove lavora Annie. Un crimine apparentemente semplice e senza vere vittime, che oltretutto va in porto con successo, ma che naturalmente genera conseguenze impreviste e pure pericolose.

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Non so se sia per la bravura delle protagoniste – Christina Hendricks (Mad Men), Retta (Parks and Recreation), Mae Whitman – o per la scrittura semplice ma ricca di eventi e di ritmo, fatto sta che il pilot di Good Girls lascia in bocca un sapore pieno e corposo. Jenna Bans ha saputo costruire una storia accattivante, in cui tutti gli elementi si incastrano alla perfezione in maniera quasi scolastica ma non per questo meno efficace, ma soprattutto ha dato l’impressione di saper cogliere la proverbiale aria che tira: Beth, Ruby e Annie sono tre donne che, in modi diversi, hanno passato anni ad abbassare la testa di fronte alla vita, alle difficoltà, agli uomini, e ora trovano il coraggio di alzarla per cercare la propria rivincita.

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Certo, non funziona tutto alla perfezione, perché se fosse così sarebbe banale, poco più di un tv movie di quelli brutti, da mettere alla mattina di luglio. Ma è proprio lì, quando i piani vanno in malora, che la rinnovata e quasi isterica determinazione delle tre donne assume una dimensione quasi epica, che ci costringe fisicamente ad amarle subito, anche perché Good Girls ha la saggezza di stemperare costantemente il racconto, evitando quasi sempre la retorica troppo smaccata: certo, la ribellione al maschio molestatore è quasi d’obbligo di questi tempi, ma oltre a questo c’è spazio per ridere, per intenerirsi, per provare qualche brivido, per applaudire di fronte al coraggio e all’amicizia.
Per ora non siamo al capolavoro. Sembra mancargli, per esempio, l’ariosa eleganza di Big Little Lies, quell’inquietudine sotterranea ma palpitante che riconosciamo a prodotti dallo spessore nascosto ma non meno evidente. Ma questo pilot funziona, e quando un pilot funziona bisogna semplicemente rallegrarsene (e metterlo in una posizione dignitosa nella classifica dei migliori pilot del 2018)

Perché seguire Good Girls: soggetto accattivante, pilot svelto e divertente, protagoniste azzeccate.
Perché mollare Good Girls: al netto che non è una serie rivoluzionaria, qualcuno potrebbe trovare la vicenda un po’ tirata per i capelli.



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