5 Febbraio 2019 7 commenti

I Am The Night – Una storia incredibile (e vera) di Marco Villa

I Am The Night è la storia vera di Fauna Hodel, adolescente degli anni ’60 che finisce nello stesso mondo oscuro della Dalia Nera di Ellroy

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40 minuti per costruire il contesto, dieci minuti per fare esplodere il dramma, 5 minuti per creare il cliffhanger. Dovessimo scomporre il pilot di I Am The Night, i pesi sarebbero da ripartire in questo modo e già da questo calcolo grossolano si può intuire quali siano le caratteristiche principali della serie.

I Am The Night è una nuova serie tv di TNT, in onda dal 27 gennaio. La storia è incredibile ed è ancora più incredibile perché è vera. Trattandosi di qualcosa di realmente accaduto (e quindi rintracciabile online), mi permetto di raccontare un pezzo abbondante di trama, anche quella non compresa nel pilot. Si parte da Sparks, paese del Nevada in pieno deserto: è il 1965 e Pat (India Eisley, già Ashley in The Secret Life of the American Teenager) è una ragazza mulatta-quasi-bianca che vive con la madre afroamericana e si sente sospesa tra un mondo bianco che non la vuole e un mondo nero da cui la madre vorrebbe farla allontanare.



Il contesto è quello di uno stato del Sud degli USA che gronda odio razziale, in cui la polizia non si fa problemi a riempire di botte chiunque non abbassi lo sguardo e si riserva un paio di cazzotti in più se il colore della pelle non è quello giusto. Questo mondo viene descritto per buona parte del primo episodio di I Am The Night, incrociandolo con la storia di Jay (Chris Pine), giornalista di Los Angeles caduto in disgrazia, costretto a sopravvivere scattando foto ad attricette che se la fanno con i produttori e a cadaveri più o meno celebri. I due universi iniziano ad avvicinarsi quando Pat scopre di non essere Pat, ma Fauna Hodel, figlia illegittima di una relazione tra una ragazza dell’alta società di Los Angeles e un uomo di colore. Per evitare scandali, Fauna viene “regalata” a una coppia di neri e vive per quindici anni con quella convinzione. Una volta scoperto il fattaccio, Fauna cerca subito di mettersi in contatto con il nonno, tale George Hodel, ricco medico che la invita subito da lui. Peccato che non sia esattamente il caro nonnino delle fiabe, ma un tizio che se va bene è un sadico manipolatore, se va male è una specie di serial killer, che nel corso degli anni verrà sospettato di essere l’assassino della celebre Dalia nera raccontata anche da James Ellroy.

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Come detto, la storia di I Am The Night è incredibile e super affascinante e la pezzatura sui sei episodi sembra adatta a evitare sbrodolamenti. La qualità del primo episodio è innegabile, ma innegabile è anche un certo rimirarsi allo specchio, compiacendosi dell’accuratezza della ricostruzione storica e sociale messa in scena. I primi 40 minuti raccontano bene il mondo da cui proviene Pat/Fauna, ma sono anche infinitamente lunghi, appesantiti dalla teatralità eccessiva delle scene in cui la ragazza si impegna in confronti ad alto tasso di pathos con la madre. Le cose cambiano verso la fine, in particolare con la sequenza finale, un minuto in cui sono condensate le migliori riprese e la migliore costruzione drammatica: la regia di Patty Jenkins (Wonder Woman e il pilot di The Killing) apre benissimo e chiude benissimo, riuscendo con due movimenti di macchina a raccontare in modo puntuale il mondo di provenienza e quello di approdo di Fauna. In particolare, la resa dell’abitazione di George Hodel è potentissima, allo stesso tempo glamour e spaventosa, come se non ci fosse soluzione di continuità tra dissolutezza e terrore.

Da qui deve ripartire I Am The Night, dalla sua capacità di mettere in scena situazioni morbose, dimenticandosi magari per un attimo della volontà di creare il Grande Affresco Americano. Ne guadagnerebbero tutti.

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